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Perché i bombardieri Usa sono il primo obiettivo dei coreani del Nord

Le parole “bombardiere americano” non suscitano in un nordcoreano l’immagine dei B1-B Lancer supersonici. Che si tratti del leader Kim Jong-un o di un qualsiasi scolaretto di campagna, rievocano invece lo spettro dei vecchi quadrimotore a elica B-29. Quelli che sganciarono sulla penisola, nella Guerra di Corea, più bombe di quante mai arrivarono sulla Germania nazista o sul Giappone imperiale.

Le minacce di Pyongyang a Washington sull’abbattimento dei bombardieri americani vengono, insomma, da un’epoca lontana ma le cui memorie non sono affatto svanite. Torniamo a più di sessant’anni fa, e alla paura antica delle armi convenzionali ma tremende. A ogni nordcoreano è insegnato, erroneamente, che furono gli Stati Uniti a cominciare la guerra: Ma hanno anche imparato, correttamente, che nel corso del conflitto – dal 1950 al 1953 – decine di città grandi e piccole furono arate dai bombardamenti americani .“Un fatto – si rileva in un articolo di Justin McCurry da Tokyo per ‘The Guardian’ – raramente riferito dai media statunitensi in quell’epoca”.

Due Paesi “tecnicamente” in guerra da 64 anni

“I bombardamenti a tappeto della Corea del Nord sono stati tutti dimenticati negli Stati Uniti, ma non in Corea del Nord, dove il regime sfrutta ogni occasione per ricordare alla popolazione – in scuole e musei e attraverso i media statali – che gli Usa sono ancora l’aggressore”.

“Donald Trump ha corroborato questa narrazione in settimana, quando, avendo ascoltato il ministro degli Esteri nordcoreano, Ri Yong-ho, tenere un discorso assai provocatorio all’assemblea generale delle Nazioni Unite, ha twittato: ‘Se (il ministro) riecheggia i pensieri del Piccolo Uomo Razzo (l’ironico nomignolo affibbiato al leader Kim Jong-un), queste persone sappiano che non resteranno a lungo!’”. E il ministro Ri ha replicato che le parole di Trump equivalgono a una “dichiarazione di guerra”, per cui “avendo gli Stati Uniti dichiarato guerra al nostro Paese, avremo tutti i diritti di attuare contromisure, incluso il diritto di abbattere i bombardieri strategici degli Stati Uniti anche quando non siano all’interno dello spazio aereo del nostro Paese”.

“Non è la prima volta – ricorda il ‘Guardian’ – che la Corea del Nord ha accusato gli Stati Uniti e i suoi alleati di dichiarare guerra. In effetti, considerato che la guerra di Corea terminò con un armistizio, ma non con un trattato di pace, i due Paesi sono stati tecnicamente in guerra per i passati 64 anni”.

L’esplicita minaccia del ministro Ri di colpire gli aerei americani certamente “non ha aperto solo a nuove spaventose possibilità dovute a qualche errore di valutazione che conduca ad ampliare il conflitto; manifesta pure la paura viscerale di un bombardamento aereo Usa – maggiore, forse, del timore di un annientamento nucleare”. Nell’esibizione di forza dell’ultimo fine settimana, i bombardieri americani B1-B Lancer si sono alzati in volo dalla base aerea di Guam, con una scorta di caccia F-15C Eagle dall’isola di Okinawa e hanno bordeggiato la costa orientale della Corea del Nord, e per la prima volta in questo secolo attraversato la zona demilitarizzata che divide le due Coree. La risposta di Pyongyang non è tardata: secondo l’agenzia di informazioni sudcoreana Yonhap, il regime ha cominciato a muovere forze e ad accrescere le difese sulla costa orientale. Anche se quei bombardieri Usa non sono dotati di armi nucleari, possono essere caricati con molte armi convenzionali. Rappresentano, insomma, lo spettro rinnovellato degli aerei che martellarono il Paese nella vecchia guerra cominciata il 25 giugno 1950, quando i nordcoreani mandarono circa 250 mila soldati a Sud, varcando il 38esimo parallelo.

“Andammo là e buttammo giù tutto”

“Ma, come osserva Bruce Cumings nel suo libro ‘The Korean War: A History’: ‘Ciò che difficilmente qualunque americano sa o ricorda, è che comunque bombardammo a tappeto il Nord per tre anni con quasi totale assenza di preoccupazione per le perdite civili’”, si ricorda nell’articolo di ‘The Guardian’. Vi si cita anche Blaine Harden, autore di ‘The Great Leader and the Fighter Pilot’, secondo cui gli obiettivi nordcoreani erano assai facili per i B-29 americani, perché non incontravano quasi alcuna resistenza da terra. Harden richiama le parole di Dean Rusk, che sarebbe diventato segretario di Stato negli anni Sessanta, il quale disse che gli Usa bombardarono “qualunque cosa si muovesse in Nord Corea, e ogni mattone che poggiava su un altro”.

Curtis LeMay, capo della forza aerea strategica Usa durante il conflitto, avrebbe più tardi dichiarato che la campagna di bombardamento americana uccise circa il 20% della popolazione. “Andammo laggiù e combattemmo la guerra e alla fine bruciammo completamente ogni città nella Corea del Nord”.

‘The Guardian’ aggiunge che “secondo stime americane, i bombardamenti causarono più danni ai centri urbani della Corea del Nord di quelli provocati in Germania o in Giappone durante la seconda guerra mondiale, con gli Usa che rovesciarono 635 mila tonnellate di bombe sulla Corea rispetto alle 503 mila tonnellate di tutta la guerra del Pacifico”.

“È evidente che per il regime nordcoreano e per la sua ideologia essenzialmente militare, la devastazione provocata dalla guerra coreana incombe in tutta la sua vastità nella loro memoria e mitologia” ha dichiarato al ‘Guardian’ Daryl Kimball, direttore della Arms Control Association di Washington.

     

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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