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Perché i russi hanno dato a Putin il più forte mandato di sempre

I dati ufficiali, con un quarto delle schede scrutinate, danno oltre il 72% la percentuale di voti con la quale Vladimir Putin viene rieletto per la quarta volta presidente della Russia, che guiderà fino al 2024 grazie alla modifica della Costituzione che ha esteso a sei anni il mandato. Un plebiscito che era sì scontato nell’esito ma non nelle proporzioni. Mai Putin era stato eletto con numeri simili. Unica nota amara per lo ‘zar’ è l’affluenza, fermatasi al 63,7%, contro un minimo auspicato pari al 70%.

Staccatissimi gli sfidanti. Il candidato comunista Pavel Grudinin è al 15.44%, l’ultranazionalista Vladimir Zhirinovsky al 6,84%, la giornalista Ksenia Sobchak all’1,39%. Al quinto posto il candidato del partito Yabloko, Grigory Yvlinsky, con lo 0,79%. Con il prosieguo dello spoglio, le percentuali potrebbero cambiare ma non di certo la situazione. Le operazioni di voto non hanno registrato gravi violazioni, riferisce il capo della Commissione elettorale centrale Ella Pamfilova, che pure aveva denunciato in mattinata un attacco hacker

Un trionfo nel segno del patriottismo

Con il quarto mandato, Putin si avvia ad essere il leader russo più longevo, dopo il dittatore sovietico Stalin. I russi gli riconoscono di aver sempre difeso gli interessi nazionali, di fronte a un Occidente che sentono sempre più ostile. Non a caso, Putin – che non ha praticamente fatto campagna elettorale – ha puntato molto sull’orgoglio patriottico, in questa giornata: le presidenziali sono state appositamente spostate il 18 marzo, per farle coincidere con l’anniversario della ratifica dell’annessione della Crimea alla Russia. Questa operazione – costata poi a Mosca alle sanzioni internazionali – la guerra in Siria, a fianco del regime di Damasco, le presunte interferenze nelle elezioni Usa, sono state tutte azioni condannate dai paesi occidentali, ma che in patria hanno solo fatto crescere la reputazione di Putin come leader forte. L’istituto demoscopico indipendente Levada Center ha fatto notare che i russi approvano l’operato del presidente principalmente in politica estera, mentre si lamentano della situazione nel paese. Ma tanto basta.

Palloncini e scacchiere davanti ai seggi

La crisi diplomatica con la Gran Bretagna per il caso della ex spia russa Skripal​ – avvelenata con un agente nervino a Salisbury e di cui Londra accusa direttamente il Cremlino – non ha neppure scalfito lo status di Putin. “Ho votato Putin, noi lo amiamo, ditelo in Italia, qui in Russia siamo contenti”, ha raccontato ad Agi Marina, mamma di due figli piccoli, con cui è venuta a votare in uno dei seggi del centro di Mosca, nel quartiere Khamovniki. Mentre dentro si vota, fuori si vendono dolci e bibite a prezzi ridotti, si regalano palloncini, alcuni animatori fanno giocare i bambini e una grande scacchiera all’ingresso è a disposizione di chiunque voglia mettere insieme il dovere di cittadino con il divertimento. “Mi ricorda gli anni ’80 dell’Unione sovietica, quando andare a votare era una festa: il partito comunista distribuiva cibo e bevande, c’era la musica, tutti andavano a votare, ma per fare provviste”, ricorda Evgheni Tuytkov, pensionato. 

L’astensionismo unico avversario

Si tratta solo di uno dei modi con cui la macchina statale si è mobilitata per portare il più possibile i russi alle urne, sullo sfondo di una diffusa apatia dovuta alla coscienza che il risultato del voto fosse già scritto. L’affluenza è stata fin dall’inizio il dato su cui si è concentrata l’attenzione sia del Cremlino, che dell’opposizione. I manifesti elettorali che più si vedevano per le strade russe sono stati quelli voluti dalla Commissione elettorale centrale (Cec) che invitavano i russi a “scegliere il presidente”.

Si è trattato di una campagna massiccia, sia per le strade che in tv. Poi si sono utilizzati, a quanto pare, metodi già rodati: come le pressioni e le minacce sugli impiegati statali, perché si recassero a votare con tanto di prove da mandare ai ai datori di lavoro. Nei seggi, in centro a Mosca, si sono visti spesso gruppi di persone arrivare in massa e fotografarsi col telefonino davanti alle urne o dietro i manifesti elettorali all’entrata. Alcuni, come hanno riportato le agenzie internazionali, sono arrivati ai seggi a bordo di autobus privati affittati. In generale, però, non sembra si siano verificate violazioni su vasta scala, come avevano denunciato gli osservatori indipendenti nelle ultime presidenziali del 2012. 

E ora che farà lo zar?

Ora Putin dovrà capire se preparare una successione o emendare la costituzione, aggirando così il limite dei due mandati consecutivi. L’astensionismo era l’arma, con cui quello che doveva essere l’unico vero candidato di opposizione, Aleksei Navalny – escluso dalla corsa presidenziale per problemi con la giustizia, a suo dire creati appositamente per tenerlo lontano dalla politica – aveva sfidato Putin. Navalny aveva chiesto ai russi di boicottare le urne, per protestare contro “elezioni farsa” e la mancanza di reale competizione politica nel paese. Numerosi giovani del suo movimento si sono arruolati nelle fila degli osservatori, che in tutta la Russia stanno lavorando per arginare brogli e tentativi di gonfiare i risultati a favore di Putin. 

La realtà è che dopo 18 anni a capo del Paese, i russi vogliono ancora lo stesso presidente, perché non vedono alternative valide. Questo è dovuto sia alla puntuale repressione delle voci sgradite, all’onnipresenza di Putin sulle tv nazionali, dove la gran parte dei russi si informa, e dalla radicata condizione che solo lui possa difendere la Russia, ormai accerchiata da nemici che vogliono indebolirla. Il capo della Commissione elettorale centrale, Ella Pamfilova, ha denunciato che chi già dichiara il voto truccato è fazioso o russofobo, un termine con cui il Cremlino da anni ormai descrive chi critica la Russia in Occidente.

Putin potrebbe festeggiare la sua vittoria già stasera. Nel 2012, era sceso in piazza davanti al Cremlino, versando anche una lacrima, ancora non si sa se per il vento freddo che tirava quella notte o per la commozione. Oggi, dopo aver votato a Mosca, ha detto di essere sicuro che il programma che propone per il Paese è quello giusto e ha assicurato che sarà soddisfatto di qualsiasi risultato uscirà dalle urne, basta che gli dia il “diritto di svolgere ancora l’incarico di presidente”.

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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