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Perché il destino di Atac è in mano ai creditori, ma soprattuto ai dipendenti

Sarà la salvezza di Atac, la municipalizzata romana dei trasporti, il nodo principale attorno a cui verterà il lavoro del Campidoglio per i prossimi sei mesi. Tanto servirà per capire se l’ipotesi di concordato preventivo, di cui l’azienda ha parlato formalmente per la prima volta dopo il cda di venerdì scorso, verrà valutata praticabile o meno dalla sezione fallimentare del Tribunale.

La prima tappa: l’assemblea e il voto della Raggi

Giovedì 7 settembre è in programma un’assemblea capitolina straordinaria proprio per discutere del futuro della società, detenuta al 100% dal Campidoglio. Il giorno dopo, probabilmente, la giunta M5s di Virginia Raggi voterà una delibera per recepire la scelta del concordato fatta dal Consiglio di amministrazione guidato da Paolo Simioni.

Entro settembre l’istanza in Tribunale

Dopo questo passaggio formale, la deliberà dovrà essere approvata dall’aula e solo in seguito, presumibilmente entro il mese di settembre, l’azienda potrà portare l’istanza di concordato preventivo in Tribunale. Da quel momento in poi scatteranno i 60 o i 120 giorni, a seconda della reazione dei creditori, per presentare un piano di rilancio aziendale da abbinare al concordato.

Cosa succede con il concordato preventivo

Se ottenuto il concordato concede di congelare i propri debiti – quello di Atac ammonta a 1,3 miliardi di euro – e spalmarne il pagamento nell’arco di cinque anni. Prima però l’azienda dovrà ottenere il via libera dai creditori, chiamati a votare sulla proposta di concordato. Al momento la società è esposta per 350 milioni di euro solo con i suoi fornitori.

L’Atac spende più per i dipendenti che per il servizio che offre

Il principale limite strutturale di Atac è quello di essere un’azienda che spende più per pagare le buste paga dei dipendenti – 530 milioni di euro a fonte di un valore della produzione di un miliardo – che per offrire il servizio. Uno squilibrio non compensato dagli introiti della bigliettazione che vedono una fascia di evasione tariffaria attorno al 10%.

“Chiediamo ai dipendenti e ai cittadini di seguirci in questo percorso di rinascita e aiutarci a rilanciare la azienda di tutti noi”. Virginia Raggi, sindaca di Roma

I due enormi problemi che dovrà affrontare Atac

Due le criticità da affrontare: la reazione degli 11.700 lavoratori aziendali e quella dei creditori. Nelle scorse settimane sono circolate ipotesi di un taglio del salario accessori a carico dei lavoratori di Atac (fino a 250 euro al mese per gli autisti) associato al concordato. Una prospettiva che i sindacati già hanno respinto con forza minacciando agitazioni e scioperi. Uno sciopero è già stato proclamato da alcune sigle autonome per il 12 settembre. Un altro, dei sindacati confederali, potrebbe tenersi tra metà mese e inizi di ottobre.

I dipendenti, i fornitori

Molto dipenderà dall’esito dell‘incontro di Cgil, Cisl e Uil con l’assessore ai trasporti Linda Meleo, fissato per mercoledì 6 settembre. L’indomani in ogni caso diversi lavoratori saranno in presidio in piazza del Campidoglio in concomitanza con il consiglio straordinario su Atac. Sul fronte dei creditori, l’incognita più grandi sarà la reazione dei fornitori che già nelle scorse settimane alle prime voci di un concordato in arrivo avrebbero rallentato l’invio di pezzi di ricambio.

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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