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Perché il sindaco di Lampedusa vuole chiudere il centro di accoglienza

Lo hanno accusato di essere razzista. Addirittura terrorista, perché ha chiesto di chiudere il centro di accoglienza migranti più famoso del mondo, quello di Lampedusa. Si tratta del sindaco dell’isola siciliana, Totò Martello, che ha suscitato infinite polemiche denunciando una situazione ingestibile. Come si legge su Rai News, ha chiesto di chiudere l’hotspot perché gli ospiti sono diventati ingestibili: “I bar sono pieni di tunisini che si ubriacano e molestano le donne. Ricevo decine di messaggi di turisti impauriti, gli albergatori, i commercianti e i ristoratori subiscono quotidianamente, non ce la fanno più”. 

“Io terrorista? Chiedo solo rispetto”

“Purtroppo devo constatare che chiedere che anche i migranti rispettino le stesse regole che valgono per i lampedusani e per gli altri cittadini italiani, secondo qualcuno significa essere “razzista” se non addirittura “terrorista” – spiega il sindaco allundendo all’ex prima cittadina di Lampedusa, Giusi Nicolini (leggi articolo su Repubblica) -. Chi parla così vive in un mondo capovolto: un terrorista è colui il quale sovverte l’ordine pubblico, non chi chiede che venga rispettato”.

Una richiesta reale o una provocazione?

In una lettera aperta il sindaco Martello chiarisce il suo intento: “Sapevo che pronunciando queste parole avrei creato un “caso”, che mi sarei attirato critiche e apprezzamenti, sguardi di indignazione e messaggi di incoraggiamento” (leggi le reazioni sul Fatto Quotidiano). “Ma era l’unico modo per accendere i riflettori su quello che da alcune settimane sta avvenendo nella nostra isola – prosegue, come si legge su Tgcom24 – in troppe occasioni i migranti sbarcano, vengono soccorsi ed accolti, e subito dopo vengono lasciati liberi di muoversi come vogliono senza che nessuno intervenga per verificare se soggiornano o meno all’interno del Centro. Se qualcuno vuole speculare sulle mie parole è libero di farlo, ma qui il tema non è né il razzismo neé ‘intolleranza: il punto è il rispetto dell’ordine pubblico e delle regole”.

“Un rispetto – aggiunge – che non può valere solo per i lampedusani, mentre chiunque altro viene lasciato libero di agire come vuole. Se un cittadino italiano avesse fatto quello che ho visto fare a molti migranti giunti sull’isola in queste settimane (vagabondare e ubriacarsi per il centro cittadino, importunare passanti, utilizzare le strade come fossero toilette a cielo aperto) e avessi chiesto l’intervento delle forze dell’ordine, nessuno avrebbe avuto nulla da obiettare”.

Lampedusa è l’isola dell’accoglienza

Per Martello, “Lampedusa è stata, è, ed intende continuare ad essere un’isola di accoglienza: è mio dovere però – conclude – chiedere che l’accoglienza sia organizzata all’interno di un contesto di regole di ordine pubblico e di decoro. E’ quello che un sindaco deve fare, anche a costo di risultare “scomodo” e di vedere utilizzate e strumentalizzate le proprie affermazioni da parte di chi, in malafede, non ha a cuore né il bene dei migranti né il bene di Lampedusa”.

A volte è necessario alzare la voce

Le parole del sindaco di Lampedusa e Linosa,  amplificate dai media, hanno avuto l’effetto sperato da Martello. “Dopo il clamore mediatico determinato dalle mie dichiarazioni, la situazione a Lampedusa è tornata alla normalità, ha assicurato il primo cittadino gettando acqua sul fuoco delle polemiche nate dopo le sue dichiarazioni sui migranti. “Sono aumentati i controlli sui migranti e il Centro di accoglienza ha ripreso le sue funzioni – ha spiegato come si legge sul Giornale di Sicilia -. Purtroppo a volte nel nostro Paese è necessario ‘alzare la voce’ per ottenere il rispetto dei diritti e delle regole: questo è un aspetto che da cittadino mi dispiace e mi fa riflettere, perché quello che dovrebbe essere ‘normale’ spesso viene considerato pretestuoso”.

Non voglio alimentare polemiche

“Ringrazio le forze dell’ordine e le istituzioni per il loro impegno che, ne sono certo, da adesso in poi resterà costante e permetterà il regolare funzionamento delle procedura di accoglienza. Non intendo alimentare altre polemiche – aggiunge Martello – né commentare prese di posizione da parte di chi cerca solo di ritagliarsi piccoli spazi di visibilità: il mio unico interesse è il bene di Lampedusa e dei lampedusani. I veleni e gli insulti non mi intimidiscono e non mi fanno paura. Continuerò a lavorare, come ho sempre fatto, per tutelare i miei concittadini e per fare in modo che il meccanismo di soccorso ed accoglienza dei migranti nell’isola proceda regolarmente e nel miglior modo possibile”.

Minniti, solo 187 migranti a Lampedusa

“A Lampedusa oggi ci sono 187 migranti, uno dei numeri più bassi degli ultimi anni. Se il sindaco vuole discutere con me dei problemi sull’isola lo incontrerò”.  A parlare è il ministro dell’Interno Marco Minniti, presente al ‘Cortile di Francesco’ ad Assisi, riferebdosi alle parole di ieri del sindaco del suo partito e sottolineando che quanto ai numeri la situazione appare sotto controllo. Anche la presidente della Camera, Laura Boldrini, a margine della presentazione del suo libro sull’Europa alla Festa di Avvenire, a Terrasini nel Palermitano, ha commentato le dichiarazioni di Totò Martello. “Penso che Lampedusa sia un’isola molto capace di rispondere agli arrivi via mare. Ci sono stati anni, come nel 2011, dove c’erano migliaia di migranti sull’isola: ora mi risulta che ce ne siano 180. E, dunque, penso che Lampedusa abbia tutti gli anticorpi per gestire questa presenza”, ha detto.

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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