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Perché in Italia è ancora così difficile denunciare corruzione e malaffare

La normativa sul whistleblowing “ha non poche ombre”, come la “scarsa tutela della riservatezza del segnalante che denuncia farti di rilievo penale”. Lo ha detto il presidente dell’Anac Raffaele Cantone, illustrando la relazione al Parlamento per il 2017. “Solo l’applicazione concreta – ha aggiunto – evidenzierà l’effettiva utilità di un istituto già sperimentato positivamente in altri Paesi”.

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L’istituto del whistleblowing, ha rilevato Cantone, “sta dimostrando grande vitalità con l’incremento anche nel 2017 delle segnalazioni, purtroppo peroò dal contenuto contrastante con lo spirito della norma, vestendo in molti casi su problematiche di carattere personale”. Questa “distorsione” ha rilevato ancora il presidente dell’Anac, è stata “corretta” con la recente legge del 2017, che ha anche introdotto “rigorose sanzioni per le ritorsioni e le misure discriminatorie nei confronti del segnalate, alla cui irrogazione dovrà provvedere l’Autorità”. 

Dati incoraggianti

Negli ultimi anni le segnalazioni whistleblowing inviate all’Autorità nazionale anticorruzione hanno conosciuto “una crescita esponenziale”. È quanto emerge dalla relazione annuale dell’attività dell’Anac, secondo cui le segnalazioni sono state 3 nel 2014, 125 nel 2015, 174 due anni fa, 364 l’anno scorso. Tra febbraio e marzo di quest’anno, 113 segnalazioni sono arrivate su piattaforma informatica, che garantisce – grazie a un protocollo di crittografia – il trasferimento di dati in maniera riservata: hanno riguardato Regioni ed enti locali (39,33%), Università, scuole e istituti di formazione (21,35%), Aziende sanitarie e ospedaliere (13,48%), società pubbliche (10,11%), altre amministrazioni ed enti pubblici (7,87%), società private (4,49%) e Camere di commercio (3,37%).

La piattaforma di wistleblowing di Agi: come funziona Italialeaks 

“Ci sono ancora reticenze”

“Il settore privato destinatario della legge – spiega la relazione – risente ancora di una certa reticenza e cio’ sia per la presenza di un minore assetto di tutele per il denunciante dipendente privato sia perche’ nel settore privato i processi decisionali da attivare sono di difficile individuazione e sia perche’ il dipendente privato ha una minore consapevolezza circa la propria legittimazione ad agire”.

Sempre con riferimento al periodo febbraio-marzo 2018, le segnalazioni su piattaforma informatica denunciano: “Adozione di misure discriminatorie da parte dell’amministrazione o dell’ente” (20,54%), “Incarichi e nomine illegittime” (16,96%), “Corruzione e cattiva amministrazione, abuso di potere” (15,18%), “Appalti illegittimi” (15,18%), “Concorsi illegittimi” (9,82%), “Conflitto di interessi” (8,04%), “Cattiva gestione delle risorse pubbliche e danno erariale” (6,25%), “Mancata attuazione della disciplina anticorruzione” (5,36%), “Assenza di procedure per l’inoltro e la gestione delle segnalazioni o adozione di procedure non conformi” (2,68%). Ovviamente – premette l’Anac – non tutte le segnalazioni pervenute ineriscono ritorsioni conseguenti la denuncia di condotte illecite da parte del whistleblower, “nel senso che molte segnalazioni hanno ad oggetto esclusivamente fatti illeciti di cui il dipendente pubblico e’ venuto a conoscenza in ragione del rapporto di lavoro”. 

Aumentano le segnalazioni sugli appalti

Sono oltre 5.190 le segnalazioni pervenute all’Anac riguardanti appalti di lavori, servizi e forniture, con un ulteriore incremento rispetto alle 4.372 del 2016. Dalla relazione annuale dell’Autorità al Parlamento emerge che per il settore dei lavori risultano pervenuti circa 1.700 esposti e sono state aperte 500 istruttorie, mentre per quello dei servizi e delle forniture sono pervenute 3.490 segnalazioni con 585 istruttorie aperte. Nel corso del 2017 sono stati poi avviati 26 nuovi procedimenti di proposta di commissariamento, in forza di vicende giudiziarie di matrice corruttiva e di alterazione delle procedure di affidamento delle commesse pubbliche. Di questi, 19 sono terminati nella formulazione di una proposta al prefetto competente, 5 sono stati archiviati per insussistenza dei presupposti applicativi.

 

Sempre nel 2017, inoltre, sono stati disposti commissariamenti molto rilevanti anche ai sensi dell’articolo 32, comma 10, che consente di applicare la misura di straordinaria e temporanea gestione nei confronti dell’impresa raggiunta da informazione antimafia interdittiva, ove sussista l’urgente necessità di assicurare il completamento dell’esecuzione del contratto ovvero la sua prosecuzione, nonché la salvaguardia dei livelli occupazionali o l’integrità dei bilanci pubblici: in 17 casi la misura è stata disposta previa interlocuzione con l’Autorità – si legge nella relazione – che ha fornito il proprio supporto fin dalla fase di valutazione della sussistenza dei presupposti applicativi. Di queste, ben 16 afferiscono all’affidamento dei servizi pubblici, nel settore della raccolta e gestione dei rifiuti o della gestione dei centri di accoglienza dei richiedenti asilo. 

Attenti alle lobby e ai rapporti con la politica

“Sul piano della prevenzione sarebbe certamente utile un intervento regolatori da tempo atteso sulle lobby e sulle fondazioni che si occupano di politica”, ha  detto ancora il presidente dell’Anac Raffaele Cantone “La vicenda di questi giorni da’ forza alla convinzione della necessita’ di regolare i rapporti tra politica, decisori e mondo delle lobby”. 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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