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Perché in primavera aumentano i suicidi

C’è uno sconcertante legame tra i suicidi e la primavera, stagione della rinascita per eccellenza. La notizia non è nuova agli esperti, visto che già studi scientifici che risalgono alla fine dell’Ottocento rilevano questo dato, che dopo più di cento anni continua a incuriosire gli psichiatri perché siamo soliti pensare che siano le giornate invernali (le più buie e brevi) a influire su malumore e depressione. 

Così di recente ad appassionarsi al tema è stato il professor Fotis Papadopoulos, docente di Psichiatria all’università svedese di Uppsala, secondo il quale “se tracciamo una linea per rappresentare l’inverno e una per la primavera, è in prossimità di questa che notiamo un aumento dal 20 al 60% dei suicidi”. Ma perché? Secondo lo studio dell’ateneo svedese, la ‘colpa’ è della serotonina, il neurotrasmettitore che regola l’umore, presente soprattutto nel sistema nervoso centrale (è chiamata anche l’ormone del buonumore). C’è infatti un legame tra una maggiore esposizione alla luce solare e la serotonina, i cui livelli sono più alti in estate che in inverno. Fin qui tutto secondo logica. Ma Papadopoulos per la sua ricerca prende in considerazione anche un altro dato: molti studi hanno dimostrato che alcuni pazienti che prendono farmaci antidepressivi inibitori della ricaptazione della serotonia (Ssri) – e che quindi ne aumentano il livello nel sangue – sono esposti a un maggior rischio di suicidio. Questo perché, spiega Papadopoulos, “quando trattiamo i pazienti con antidepressivi ci vogliono almeno tre o quattro settimane per cambiare il loro stato d’animo”. Ed è proprio durante questo periodo, osserva, “che alcune persone diventano fisicamente più attive o agitate. E questa loro anomala agitazione può portare alcuni di loro al suicidio. Forse il sole potrebbe avere lo stesse effetto”.

Lo psichiatra ha analizzato i dati di oltre 12.000 vittime di suicidio e ha scoperto che c’è un legame tra la durata della luce solare e il rischio di suicidio, che poi scompare nella maggior parte delle persone. Ma il legame resta per coloro che al momento della morte stavano prendendo antidepressivi. Circostanza che secondo l’esperto puo’ essere interpretata “come un sostegno alla teoria serotoninergica”.

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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