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Perche l’ Italia degli Appennini va a pezzi

Intervista a Valdo Spini di Davide Vecchi *Fatto 22.1.17)

Più chiaro non potrebbe essere: “Stiamo vivendo in una parte importante del nostro Paese una situazione estrema e dolorosa, da cui emerge la mancanza di un’organizzazione dello Stato”. Valdo Spini, da buon toscano, ha il dono della franchezza. Da politico di lungo corso, quello della sintesi. Delle ormai acclarate difficoltà organizzative nella fase iniziale dell’emergenza, l’ex sottosegretario agli Interni Spini ha maturato alcune convinzioni. E colpe. A partire dall’unificazione del Corpo forestale nei Carabinieri.
Perché ci si è arrivati?
Visto che non si riusciva o non era consigliabile, unificare polizia e carabinieri e poi finanza e carabinieri, alla fine si è pensato di annettere un corpo dalle originali caratteristiche tecniche e professionali in campo ambientale come quello forestale in un corpo di polizia militare. Si è guardato alla “etichetta “e non alla sostanza del provvedimento, con le conseguenze di oggi.
Viviamo in emergenza.
Sarebbe meglio avere un buon ministro della Protezione civile. Si ricorre invece a un Alto commissario per la ricostruzione quando c’era ancora un problema di difesa del territorio dalle scosse di terremoto e ora anche dalla neve, prevista e prevedibile anche se non in quelle dimensioni.
Insomma: pochi fatti e molte parole?
È quell’ideologia di interventi fatti per compiacere una moda piuttosto che risolvere i problemi. È quell’ideologia che ha portato a salutare l’atrofizzazione delle Province prima che intervenisse la decisione sulla loro soppressione formale, senza gli interventi istituzionali adeguati. È un’ideologia di smobilitazione che ha portato fino all’abolizione del controllo capillare sulle strade da parte dei cantonieri che dovevano provvedere a spargere subito il sale.
Le Province prima. Le Regioni poi.
La mistica della regionalizzazione (o dell’accentramento) deve trovare composizione in un sistema coordinato e regolato in cui si sappia chi è responsabile di che cosa e lo stato non sia un elemento residuale e viceversa le Regioni abbiano i mezzi per fare quanto è loro dovere, specie con il venir meno delle Province e con il taglio previsto di tante Prefetture. In tema di protezione civile è fondamentale è il coordinamento tra l’intervento nazionale e quello locale. Non si tratta di smantellare, ma di agire insieme.
I Vigili del Fuoco hanno dovuto difendersi.
Un corpo fondamentale, che ha dovuto battersi contro i tentativi di regionalizzarlo, di trasformarlo in un’azienda, di depotenziarlo, quando invece l’Italia ha il dovere di assicurare omogenei criteri di intervento e di assistenza tecnica in tutto il territorio nazionale.
Sta dicendo che chi gestisce il Paese non lo conosce?
Oggi di fronte a tanta tragedia e a tanta sofferenza, quello che si richiede è prendere fino in fondo atto dei pericoli in cui versa il nostro Paese e delle grandi esigenze di difesa del territorio e di protezione civile che ciò esige. Agire di conseguenza con una classe dirigente che ne sia fino in fondo consapevole.

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