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Perché la Chiesa non pagherà la Tasi su 25 immobili

Vaticano di  Redazione  – 01/03/2014 – Protetti dai patti lateranensi. 

Gli immobili della Chiesa pagheranno la Tasi, la nuova tassa sui servizi. Faranno eccezione solo circa venticinque immobili localizzati a Roma ‘protetti’ dai Patti lateranensi, dalla Basilica di Santa Maria Maggiore all’ Universita’ Gregoriana, dal Palazzo della Cancelleria, dove ci sono gli uffici della Rota, alla Basilica di San Paolo.

Fuori da Roma, esentato dalla tassa anche il Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo, la residenza estiva dei Papi. Tutti gli altri pagheranno, secondo quanto si evince dal comunicato diramato da Palazzo Chigi, e questa sarebbe una novità assoluta.

PERCHE’ LA CHIESTA NON PAGA LA TASI – Perché si includerebbero per la prima volta nella tassazione degli immobili anche i luoghi strettamente dedicati al culto o alle attivita’ no profit all’interno delle strutture ecclesiastiche. ”Ma nel passato la tassa era sul patrimonio, non sui servizi, come invece e’ la Tasi”, dice all’ANSA il sottosegretario al Tesoro Pier Paolo Baretta. Dunque e’ una novita’ per la Chiesa ma ”la tassa stessa e’ una novita”’. Nel caso di immobili della Chiesa che svolgano attivita’ commerciale, secondo quanto si apprende, alla Tasi si dovrebbe sommare anche l’Imu. Per gli immobili ‘misti’, in parte dedicati al culto e in parte dedicati alle attivita’ commerciali, si dovrebbe pagare la Tasi piu’ l’Imu per la quota di immobile che fa profitto. La questione della tassazione degli immobili della Chiesa va avanti da anni.

L’ESENZIONE PER GLI IMMOBILI DELLA CHIESA – Nel 2005, quando c’era ancora l’Ici, con il governo di centro-destra era stata decisa l’esenzione per tutti gli immobili della Chiesa, anche quelli commerciali, nel caso in cui svolgessero al loro interno anche un’attivita’ legata al culto. Dopo le rimostranze dell’Unione europea si era arrivati, con il governo Monti, ad escludere dall’esenzione gli immobili dedicati ad attivita’ economiche, come ospedali, alberghi e scuole, o comunque la parte degli edifici ecclesiastici dedicati ad attivita’ commerciali.

GLI EDIFICI MISTI – Per gli edifici ‘misti’ comunque la tassazione di fatto non era ancora partita perche’ le norme attuative, per il calcolo delle superfici sulle quali l’Imu si sarebbe dovuta pagare, non erano mai state varate. Un decreto ministeriale delle Finanze era atteso proprio nei prossimi giorni. Tutto questo, va ribadito, riguarda pero’ principi di tassazione del passato, dicono fonti dell’Esecutivo, che guardavano alla proprieta’. Mentre la Tasi, spiegano le stesse fonti, riguarda servizi indivisibile, dalle strade all’ illuminazione, che interessano anche parrocchie, oratori, aule di catechismo, immobili dedicati al volontariato, e in generale edifici della chiesa.

http://www.giornalettismo.com/archives/1385731/perche-la-chiesa-non-paghera-la-tasi-su-25-immobili/

 

 

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