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Perché la Cina ha paura dei librai e si ostina ad arrestarli

La Cina rompe il silenzio sul caso del libraio Gui Minhai, con passaporto svedese, che da sabato scorso sarebbe in stato di detenzione, dopo essere stato prelevato dalle forze dell’ordine mentre era su un treno diretto a Pechino, assieme a due diplomatici.

Il Ministero degli Esteri cinese ha reso noto di non avere informazioni sul suo caso e di essere in contatto con la Svezia, ha dichiarato la portavoce Hua Chunying, che ha poi aggiunto che “qualsiasi straniero in Cina, inclusi i funzionari delle missioni diplomatiche, non devono contravvenire alle leggi internazionali o cinesi. Questo è normale buon senso e un principio comune”. 

Gui, che era stato al centro della controversa vicenda dei cinque librai di Hong Kong scomparsi tra le fine del 2015 e il 2016, e successivamente detenuti in Cina con l’accusa di vendita illegale di libri (di gossip politico, sgraditi a Pechino) era diretto a Pechino per una vista di controllo medico dopo che gli era stata diagnostica la sclerosi laterale amiotrofica, che avrebbe contratto mentre si trovava in stato di detenzione in Cina.

A denunciarne nuovamente la scomparsa è stata sua figlia, Angela Gui, ai microfoni dell’emittente radiofonica svedese in lingua inglese Radio Sweden. Secondo quanto sostiene il quotidiano di Hong Kong South China Morning Post, che ha sentito una fonte vicina al libraio di Hong Kong, la vicenda di Gui sarebbe da collegare a un tentativo di rifugiarsi all’Ambasciata svedese, dal momento che non poteva lasciare la città di Ningbo, in attesa del processo non ancora cominciato.

Il tabloid Global Times, in un editoriale pubblicato nel pomeriggio di oggi definisce “incredibile” che la polizia possa mettere in stato di detenzione un cittadino senza un valido motivo. “La polizia cinese non sequestra senza una prova Gui e senza seguire le procedure legali, soprattutto perché il suo caso è seguito dai media occidentali”, scrive il tabloid, che li accusa di “manipolare il giudizio delle informazioni sensibili sulla Cina” e di “continuare ad attaccare il sistema politico cinese”. 

La vicenda dei cinque librai scomparsi aveva fatto discutere a livello internazionale per i rapporti tra Cina e Hong Kong, e la vicenda personale di Gui era stata oggetto di particolare attenzione, perché il libraio era scomparso dalla Thailandia a fine 2015 prima di ricomparire in Cina in regime di detenzione.

Oltre a Gui erano scomparsi anche altri quattro librai di Hong Kong, accusati di avere pubblicato libri di gossip sulla vita dei politici cinesi sgraditi a Pechino. I cinque vennero rilasciati, uno dopo l’altro, a distanza di mesi, anche se sulla vicenda permane ancora una buona dose di mistero, al di là delle accuse ufficiali di avere introdotto illegalmente in Cina i libri sgraditi alle autorità cinesi. 

La vicenda ha avuto un’eco anche a Stoccolma, dove il Ministero degli Esteri svedese, Margot Wallstrom, ha dichiarato di “essere a conoscenza nel dettaglio” della situazione e che il governo svedese “sta lavorando incessantemente” sulla questione. Wallstrom ha poi dichiarato l’intenzione di convocare l’ambasciatore cinese in Svezia per chiarimenti sulla detenzione del libraio. Anche sulla stampa svedese il caso ha fatto discutere e un editoriale comparso sul quotidiano Tidning ha messo sotto accusa i metodi utilizzati per l’arresto

 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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