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Perché la riforma del lavoro di Macron ha scatenato le violenze di piazza

Il giorno delle proteste contro la riforma del lavoro in Francia si è concluso con scontri e feriti a Parigi. Circa 300 persone a volto coperto hanno ingaggiato sconti con la polizia durante la manifestazione organizzata dai sindacati conto la proposta da Emmanuel Macron.

Da un lato il lancio di pietre e dall’altro quello di gas lacrimogeni hanno interrotto una protesta che per due ore almeno era stata pacifica, cominciata alla Bastiglia con la partecipazione di circa 60.000 persone (24.000 secondo le stime della polizia). Tre persone sono state arrestate e un manifestante e’ rimasto ferito negli scontri.

Chi ha aderito (e chi no)

I dipendenti della Société Nationale des Chemins de fer Français (Società nazionale delle ferrovie francesi, SNCF) che è una delle principali aziende pubbliche del paese, della RATP, la società che gestisce i servizi di trasporto a Parigi, di Air France e di France Télévisions, sono alcune delle aziende che hanno aderito alle proteste. Alle manifestazioni si sono uniti anche gli studenti liceali e universitari, mentre i movimenti giovanili di alcuni partiti della sinistra hanno lanciato un appello a condividere la protesta contro quella che viene definita “una regressione sociale storica”. Pur criticando i contenuti della legge, la Fo e la Cfdt, le altre due grandi sigle storiche del lavoro, non hanno accolto l’appello della Cgt. Grande assente è stato anche il leader della France Insoumise, Jean-Luc Melenchon che protesterà il 23 settembre sempre a Parigi mettendosi in aperta competizione con la leadership del sindacato. 
 

“Non è la svolta alla disoccupazione ma aiuta”

Come spiega il Sole 24 Ore, il primo ministro Edouard Philippe “non si illude che questa riforma possa da sola dare una svolta al problema della disoccupazione, che in Francia raggiunge il 9,8%“. “Sappiamo – ha detto Phillippe – che il diritto del lavoro non è la prima causa di disoccupazione in Francia, ma sappiamo anche che se vogliamo andare avanti sulla questione del lavoro, dobbiamo trattare tutta la questione della disoccupazione”. E i vincoli posti dal diritto, ha spiegato, “spesso frenano la domanda di lavoro, insieme all’incertezza sulle norme da applicare e sull’esito delle eventuali controversie. Il governo intende in ogni caso ridurre i contributi di lavoratori e imprese e quindi il costo del lavoro, mentre varerà nuovi programmi per la formazione dei lavoratori”

Cosa prevede la riforma Macron, in 5 punti

 
Ma cosa cambia davvero per i lavoratori francesi con la riforma Macron, la più ambiziosa mai tentata nell’ultimo decennio? Lo scopo della nuova legge è indebolire il potere contrattuale dei sindacati e rendere più semplici i licenziamenti e quindi, in teoria, le assunzioni. Per farlo, la riforma introduce una serie di ampie modifiche al codice del lavoro francese, un documento lungo circa 3.400 pagine in cui alcuni articoli sono vecchi di oltre un secolo. Riassumendo, ecco i 5 pilastri della riforma secondo  Politico.eu e Il Post. 
  1. I contratti di lavoro potranno essere negoziati a livello aziendale, non soltanto a livello nazionale. Significa che le singole imprese potranno contrattare con i lavoratori alcuni dettagli del loro contratto, mentre oggi devono adeguarsi ai contratti decisi durante le contrattazioni di settore (il contratto dei metalmeccanici, per esempio, viene discusso dal sindacato dei metalmeccanici con i rappresentanti delle industrie del settore e vale per tutte le industrie del paese). La contrattazione nazionale non sarà abbandonata del tutto, ma le singole imprese potranno derogare in parte ai contratti nazionali, anche se non è ancora chiaro in quale misura.
  2. Sarà eliminata la clausola della “salute globale dell’azienda” che consente di bloccare i licenziamenti collettivi se l’azienda ha complessivamente i conti in attivo. Con la modifica che sarà introdotta dalla riforma, il giudice potrà opporsi solo se la sezione francese dell’impresa in questione ha i conti in attivo.
  3. La legge stabilirà una tabella per le compensazioni monetarie in caso di licenziamento scorretto. Attualmente esistono simili tabelle ma sono considerate indicative. La cifra con cui compensare il lavoratore viene decisa durante un arbitrato ed è frequentemente molto più alta dei minimi previsti. È un sistema molto criticato dalle aziende, che lo trovano imprevedibile e difficile da gestire; per lo stesso motivo i sindacati lo considerano una delle principali assicurazioni contro il licenziamento dei lavoratori.
  4. Le imprese con meno di 50 dipendenti avranno meno regole. Per esempio non dovranno più formare una rappresentanza dei lavoratori, un comitato di controllo della salute dei lavoratori e uno dedicato alla loro sicurezza. Questi tre gruppi di controllo saranno unificati in un’unica struttura.
  5. I contratti a tempo determinato (CDD) saranno liberalizzati. Al momento la loro durata e la possibilità di rinnovarli (un massimo di due volte) sono stabiliti da una legge dello stato. Con la riforma questi dettagli potranno essere contrattati a livello di settore. I metalmeccanici e le industria del settore, per esempio, potranno decidere di allungare o accorciare la durata del contratto e il numero di volte in cui può essere rinnovato.
 
 
 
 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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