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Perché la terra continua a tremare. E la neve non dà tregua

La terra continua a tremare in provincia dell’Aquila e di Rieti e neve e gelo complicano ulteriormente la situazione. Nella notte sono state registrate almeno 82 scosse di magnitudo superiore a 2. Le più forti sono state entrambe di magnitudo 3.5. La prima è stata registrata dall’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv) alle 2,28 in provincia de L’Aquila, a una profondità di 10 chilometri con epicentro a 3 chilometri da Montereale e 5 da Capitignano. La seconda in provincia di Rieti alle 2.53, ad una profondità di 8 chilometri e a 4 chilometri da Amatrice. E secondo gli esperti per il fine settimana è attesa una nuova perturbazione che arriva dai Balcani e porterà altre abbondanti nevicate e basse temperature sulle regioni Adriatiche e al Centro-Sud, fino alla Calabria”. La situazione più grave è quella dell’Abruzzo dove continua l’emergenza neve: gli accumuli stanno diventando eccezionali, e a quote collinari si potranno superare i 2 metri. 

 

 

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Mercoledì la terra è tornata a tremare nelle aree già devastate dai sismi del 24 gennaio e di fine ottobre alle 10.25 del mattino e lo ha fatto con grande forza con quattro scosse pari o superiori a 5 punti di magnitudo in 5 ore. In questo tempo lo sciame sismico che ha fatto seguito al primo terremoto ha fatto registrare oltre 120 scosse superiori ai 2 gradi, oltre 40 superiori a 3 e ben 5 superiori a 4. Un movimento della terra continuo che non solo non accenna a diminuire di frequenza, ma neppure di intensità (la scossa di 5.0 di magnitudo è stata registrata in provincia dell’Aquila alle 14.33, ossia quattro ore dopo quella di 5.1 delle 10.25).

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Gli esperti, perché la terra trema ancora

La zona interessata dalle scosse di terremoto è ad alto rischio sismico, e “non si può escludere il verificarsi di terremoti di magnitudo comparabile o superiore a quelli di questa mattina”. Lo scrive l’Ingv nella sua nota di aggiornamento della sequenza sismica di mercoledì tra le province di Rieti e dell’Aquila, dove si sono registrati oltre 100 eventi sismici di magnitudo maggiore di 2.0. Queste scosse sono state localizzate dalla Rete Sismica Nazionale dell’INGV in un’area lunga circa 10-15 km in direzione appenninica e larga circa 5-6 km che si trova “in una zona a pericolosita’ sismica molto alta, compresa tra l’area interessata dalla sequenza sismica del 2009 e la parte meridionale della sequenza sismica iniziata il 24 agosto scorso in Italia centrale”. Dopo il terremoto del 24 agosto si sono verificati in quest’area eventi di bassa magnitudo concentrati poco a nord di Montereale e nella zona tra Pizzoli, Barete e Cagnano Amiterno; e’ stato registrato solo un terremoto di magnitudo maggiore di 4.0 il 29 novembre 2016 (M 4.4) a 3 km da Montereale. “La faglia coinvolta dagli eventi di questa mattina – sottolinea l’Ingv – appartiene al sistema di faglie dei Monti della Laga il cui settore piu’ settentrionale si e’ attivato con l’evento del 24 agosto. Il terremoto storico più prossimo alla zona e’ quello del 2 febbraio 1703 di magnitudo Mw 6.7, ma i dati geologici disponibili indicano che questo evento sarebbe avvenuto sulle faglie piu’ occidentali (es. Pizzoli, Monte Marine)”.

 

 

Per approfondire:

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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