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Perché la visita di Erdogan in Grecia è un momento storico

“Una giornata storica” secondo Recep Tayyip Erdogan, primo presidente turco in visita in Grecia dopo 65 anni. E che non sia una visita come le altre lo conferma il premier greco Alexis Tsipras secondo cui “una nuova pagina è stata aperta” nelle relazioni tra i due Paesi vicini. Il viaggio di Erdogan rompe un tabù e colma un vuoto tra due Paesi confinanti, da sempre destinati a interagire e a tenere conto l’uno dell’altro in un continuo alternarsi di amore e odio tipico di chi si conosce talmente bene da avere ben chiari punti forti e punti deboli dell’altro, nonché convergenze e divergenze con le scelte ed esigenze del vicino. Un precedente in questo senso fu la visita di Tsipras a Smirne nel marzo del 2015, quando incontrò l’allora premier Ahmet Davutoglu per sancire tra strette di mano e sorrisi, una totale convergenza di vedute rispetto alla gestione della crisi dei rifugiati.

Il nodo dei golpisti ricercati da Ankara

Con la detenzione di nove sospetti terroristi turchi legati ai brigatisti di estrema sinistra del Dhkp-c, Tsipras ha fatto rimbalzare una notizia che Erdogan non potrà non aver apprezzato. Tuttavia al presidente turco interessa molto di più la sorte dei 10 presunti golpisti fuggiti in Grecia, otto dei quali in elicottero, in seguito al colpo di Stato fallito del 15 luglio 2016. Oltre ai dieci militari ci sono almeno altri 100 cittadini turchi che hanno chiesto asilo in Grecia a partire dal golpe. Numeri che pesano sull’incontro di oggi, considerando che la fuga e le richieste d’asilo di presunti golpisti hanno già mandato alle stelle la tensione tra Ankara e Berlino.

Quel viaggio di Tsipras a Washington

Altro punto caldo riguarda la recente visita di Tsipras a Washington, durante la quale il premier greco ha concluso un accordo per l’acquisto di jet da guerra F16 per 2,4 miliardi di dollari. Un accordo che ha creato delle spaccature all’interno del partito di Tsipras, Syriza, e lasciato senza parole Bruxelles, che continua a monitorare le scelte economiche di Atene e, ovviamente non può lasciare indifferente la Turchia. “La Grecia è un alleato affidabile e noi lo siamo per loro”, ha affermato il presidente americano Donald Trump, in un momento in cui sui rapporti tra Washington e Ankara sono minati da incertezze. Dopo la mancata estradizione dell’imam residente negli Usa Fetullah Gulen, ritenuto da Ankara la mente del fallito golpe, e le divergenze sul ruolo dei curdi in Siria, il processo che vede a Washington l’uomo d’affari turco iraniano Reza Zarrab nelle vesti di supertestimone sta facendo emergere giorno dopo giorno le responsabilità della Turchia e di Erdogan in operazioni finanziarie mirate ad aggirare l’embargo contro l’Iran. “Un tribunale virtuale vuole processare la Turchia”, ha dichiarato Erdogan.

Una lunga serie di dispute territoriali

Il contestato acquisto degli F16 da parte di Atene può essere spiegato in parte come una risposta al prossimo acquisto di F35 da parte di Ankara dagli Usa e all’annunciata acquisizione del sistema difensivo S-400 dalla Russia. Un botta e risposta che riflette le centenarie dispute territoriali tra due Paesi impegnati in un braccio di ferro territoriale che non interessa più i confini terrestri, ma continua a giocarsi sui confini aerei e marittimi, oggetto di sistematica violazione da parte dei due eserciti che giocano a provocarsi e rincorrersi in cielo e mare senza far mancare colpi di avvertimento.
Per quanto riguarda lo spazio aereo, Atene aveva accettato il raggio di 10 miglia aeree dichiarato dalla Turchia, per poi rifiutarne il riconoscimento in seguito all’invasione di Cipro, con la conseguenza che neanche Ankara ora riconosce i confini dello spazio aereo greco. Più complessa la questione riguardante le rivendicazioni in corso nel Mar Egeo, dove la galassia di isole e isolotti contesi è oggetto di continue discussioni tra i due Paesi. 

Lo scoglio della discordia

Particolarmente animata la disputa per l’isola di Kardak, Imia per i greci, 40 ettari dove chi pianta la bandiera rischia,come dimostra l’intervento delle forze speciali di Ankara, che uccisero tre militari greci nel 1996 in seguito a una rivendicazione da parte di Atene. Una continua fonte di tensione, rinnovatasi dopo un’esercitazione turca dello scorso febbraio e destinata a salire periodicamente nonostante si tratti di poco più di uno scoglio. La contesa verte attorno all’interpretazione degli accordi turco-italiani del 1932, secondo cui molte delle isole sono considerate “insieme di scogli” e quindi appartenenti al Paese più vicino.
Nel caso di Kardak, come di molte altre ‘isole’, Ankara rivendica la maggior vicinanza alla terra ferma, mentre Atene la prossimità all’isola greca più vicina. 

L’idea di un ponte tra i due Paesi

Sarà sufficiente la priorità che Ankara e Atene sono costrette a dare alla sicurezza nazionale e alla stabilità dei rapporti col vicino a dare un seguito alle strette di mano previste dal protocollo? La risposta, ancora una volta, passa per l’Europa, costretta a continuare i rapporti con Ankara per la gestione dei profughi nonostante un rapporto sempre piu’ problematico. Un ombrello sotto il quale Grecia e Turchia devono per forza di cose continuare ad avere una relazione costruttiva nella lotta all’immigrazione clandestina e nella cooperazione tra intelligence nella lotta al terrorismo. Ultimo, ma non meno importante, il lato economico. Al vaglio di Erdogan e Tsipras le connessioni ferroviarie e marittime ad alta velocità e un ponte che connetterà i due Paesi. Connessioni sufficienti a rimanere amici, almeno fino al prossimo sconfinamento. 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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