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Perché le adozioni internazionali in 10 anni sono crollate del 73,5% 

L’Italia è il primo Paese in Europa e il secondo nel mondo dopo gli Stati Uniti per numero di bambini adottati. È quanto emerge dal rapporto della Commissione Adozioni Internazionali “Dati e prospettive nelle adozioni internazionali”, secondo cui le famiglie italiane hanno accolto 2.206 minori nel 2014 e 2.216 nel 2015. Tuttavia dai dati emerge una riduzione progressiva del 73,5% in dieci anni.

Perché le adozioni sono in calo

Se le adozioni internazionali stentano a decollare il motivo è soprattutto ‘politico’ e ‘culturale’: “Finché gli Stati di origine e quelli di adozione non considereranno una priorità la necessità di dare una mamma a un bambino nulla cambierà”. Ne è convinto il presidente dell’ong  “Amici dei bambini” (Ai.BI), Marco Griffini, che si dice fiducioso sulla ripresa delle attività della Commissione Adozioni Internazionali (Cai) dopo lo stop di tre anni durante i quali “sono stati creati dei danni immensi”. “Le coppie italiane hanno perso la fiducia nell’adozione internazionale ed ora non resta che ricostruirla”, ha dichiarato Griffini all’Agi.

“Il bene dei bimbi non interessa a nessuno”

In generale c’è un problema di fondo che accomuna tutto il mondo: “Il bene del bambino non interessa a nessuno”. “In Africa ci sono milioni di minori abbandonati, parliamo di 8 milioni solo in Congo. Ma la maggior parte dei Paesi africani ha chiuso le adozioni internazionali perché si sono verificati episodi di corruzione e di traffici illeciti. Di chi è la colpa? Nostra. Siamo noi occidentali che non siamo stati in grado di aiutare quei Paesi a dotarsi di una struttura efficiente”.

“Un bambino ha diritto a una famiglia”

“Siamo abituati a trattare le emergenze riguardo l’infanzia su temi che vanno dalla scuola alla sanità, alla guerra, ma non consideriamo il problema dell’abbandono. Quello non interessa a nessuno”. In particolare, secondo Griffini, “l’Unione europea ha fatto passi in avanti e oggi progetta dei Piani Marshall per l’Africa, che toccano anche il tema dell’abbandono. Ma le grandi  agenzie come l’Unicef, l’Onu, non prendono in considerazione il benessere familiare del bambino abbandonato. A loro interessa che mangi, che sia istruito, che sia sano, ma non che abbia o meno una famiglia”. Tuttavia, “bisogna andare oltre le questioni burocratiche e impedire che per alcuni episodi di mala adozione si blocchi tutto”. Griffini ne è certo: “E’ necessario capire che effettivamente un bambino ha diritto a una madre. Se l’adozione viene vista come un contentino per genitori adottivi che non hanno figli e vogliono togliersi lo sfizio, allora la situazione non cambierà mai. Abbiamo bisogno che politica e cultura si mettano a disposizione dei bambini abbandonati. E oggi non è così”. Ma qual è il quadro delle adozioni in Italia?

Origine e età dei bimbi

Quanto all’origine geografica dei bambini accolti in Italia, la maggior parte arriva dall’Europa (con in testa la Russia, la Polonia e la Bulgaria). Seguono subito dopo l’Asia (con Cina, India e Vietnam), le Americhe (Colombia, Cile e Brasile) e l’Africa (Etiopia, Congo e Burkina).  Per quanto riguarda l’età, i bambini più grandi in media sono quelli che provengono dalla Bielorussia (13,6 anni). Poco più piccoli quelli che arrivano dall’Ucraina (10,1 anni nel 2014 e 9,1 anni nel 2015 ), dal Brasile (8,2 anni nel 2014 e 8,4 anni nel 2015), dal Cile (7,3 anni nel 2014 e 7,9 anni nel 2015), dalla Bulgaria (8,1 anni nel 2014 e 7,5 anni nel 2015), dalla Polonia (7,7 anni nel 2014 e 7,4 nel 2015), dal Perù (6,2 anni nel 2014 7,1 anni nel 2015 ) e dalla Repubblica Democratica del Congo (7 anni nel 2015). I più piccoli, di 2 e 3 anni circa, provengono dal Vietnam, dall’Etiopia e dalla Cina. I russi invece arrivano in Italia a circa 5 anni di età. 

Chi sono le coppie che adottano

Le coppie che adottano bambini hanno in media più di 40 anni. Con mamme e papà che si collocano tra i 40 e i 44 anni. Sopra i 50 anni di età ci sono il 19,7% dei padri (20,3% nel 2014) e il 10,3% delle madri (11,5% nel 2014). Mentre per quanto riguarda le classi di età più giovani emerge che solo l’1,3% dei padri (1,2% nel 2014) e il 3,4% delle madri (3% nel 2014) ha un’età inferiore ai 35 anni. Quanto al grado d’istruzione l’85% ha un diploma di scuola superiore o una laurea. 

Il percorso adottivo: motivazioni e tempistica

Le famiglie italiane, che hanno un’età media al matrimonio che di 30-32 anni per le donne e di 32-34 per gli uomini, in media iniziano il percorso adottivo dopo circa otto-nove anni di matrimonio. 

L’intero iter adottivo si compone di due fasi, rispetto alle quali le coppie italiane, in riferimento al periodo rilevazione 2014-2015, hanno impiegato in media: 

  • 18 mesi dal momento della dichiarazione di disponibilità al Tribunale dei Minorenni competente fino al rilascio del decreto di idoneità da parte di tale autorità giudiziaria, cui si aggiunge il periodo impiegato per la scelta dell’ente autorizzato da parte degli aspiranti genitori adottivi;
  • 25 mesi per portare a termine la procedura adottiva, a partire dal conferimento di incarico all’ente sino al ricevimento dell’autorizzazione all’ingresso. 

Tra le principali motivazioni, la più comune (l’88,2%) è legata a problemi di fertilità. Mentre una seconda motivazione riguarda le coppie che hanno avuto una positiva esperienza di accoglienza di un minore straniero, come avviene per le famiglie che ospitano minori per soggiorni così detti di risanamento o soggiorni di accoglienza. 

Cosa prevede la legge

La normativa italiana prevede l’adozione da parte di coppie sposate e contempla anche la possibilità di adozioni in casi particolari (art.44 legge adozioni) rendendo possibile, in tali ipotesi, l’adozione anche da parte di chi non coniugato. Ma qual è il cammino per adottare un bambino?

Ecco i 4 passi principali da effettuare 

  1. In Italia gli aspiranti genitori adottivi, come primo passo, devono rivolgersi al Tribunale per i minorenni di competenza territoriale per presentare la dichiarazione di disponibilità all’adozione. 
  2. Il Tribunale incarica quindi i Servizi sociali competenti del territorio di conoscere la coppia e di valutarne le potenzialità genitoriali ai fini di redigere una relazione psico-sociale, in grado di fornire al giudice tutti gli elementi utili per la Legge 4 maggio 1983, n. 184 12 decisione. 
  3. Una volta ricevuta la relazione il Tribunale convoca i coniugi per un ulteriore approfondimento, cui seguirà il rilascio del decreto di idoneità all’adozione internazionale. 
  4. Gli aspiranti genitori adottivi, poi, se intendono avviare un iter adottivo, devono, necessariamente conferire l’incarico, entro un anno dalla notifica del decreto, ad un ente autorizzato dalla Commissione, che dovrà assisterli e seguirli lungo tutto il percorso adottivo; se i genitori lo richiedono anche durante il periodo post adottivo.

La geografia delle adozioni

 Nel biennio 2014-2015, sono stati autorizzati all’ingresso in Italia a scopo adottivo 4.4227 minori stranieri, precisamente 2.206 nel 2014 e 2.214 nel 2016, con una media, nel biennio, di 1,2 minori autorizzati all’ingresso per coppia, un dato in linea con quanto riscontrato negli anni precedenti. 

La maggior parte dei bambini sono stati accolti da famiglie residenti in Lombardia, segue la Toscana e il Lazio, la Campania e il Veneto. In tema di adozioni l’Italia si muove in direzione opposta con quattro regioni che hanno fatto registrare, il maggiore incremento di minori autorizzati all’ingresso:  la Campania +45 minori (+ 25,9% sul 2014), la Sardegna +32 minori (+91,4% sul 2014), la Toscana +25 minori (+11,3% sul 2014) e il Friuli-Venezia Giulia +11 minori (+36,7% sul 2014). E quattro regioni che invece hanno registrato il maggiore decremento in valore assoluto sono la Sicilia -44 minori (-34,9% sul 2014), il Lazio -35 minori (-16,2% sul 2014), la Lombardia -22 minori (-5,6% sul 2014) e la Liguria – 16 minori (-21,1%).

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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