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Perché l’Era Trump potrebbe segnare la fine delle bufale e dei troll online

di Riccardo Luna @RiccardoLuna

Roma – La clamorosa vittoria di Donald Trump nella corsa alla Casa Bianca potrebbe avere un effetto positivo su quello che leggiamo in rete: far diminuire drasticamente bufale e insulti. Il collegamento tra i due fenomeni non appare immediato eppure c’è. Trump è andato alla Casa Bianca anche grazie a forti investimenti sui social network (mentre la Clinton ha preferito investire sulla televisioni). E sui social network le notizie false e le accuse violente hanno purtroppo dominato la conversazione elettorale.

Ecco perché già durante la notte dello spoglio, quando è apparso chiaro che il vincitore sarebbe stato Trump, nelle chat private dei dirigenti di Facebook, Google e Twitter è cominciato il processo: dove abbiamo sbagliato?

Il problema non è che la Silicon Valley avesse apertamente tifato per il candidato sconfitto (a San Francisco Trump ha preso meno di un voto su 10). Il problema è che Trump ha vinto anche grazie ad alcune notizie false ma condivise decine di migliaia di volte sui social network (qui una ricostruzione ben fatta). Come l’appoggio inesistente del Papa a Trump, o la morte di un agente federale che stava investigando sulla Clinton (l’agente sta benissimo).

Anche Google ci è cascata. La mattina dopo il voto il primo sito indicato dal motore di ricerca era un sito che diceva che Trump aveva avuto la maggioranza dei voti popolari (che invece è andata alla Clinton).

Insomma, un bel problema. Così come gli insulti che caratterizzano molte conversazioni online in particolare su Twitter. Bufale e parolacce non sono una novità: finora però la risposta era “noi siamo solo una piattaforma, non possiamo giudicare i contenuti”. Se però i contenuti falsi contribuiscono ad eleggere il presidente degli Stati Uniti la cosa cambia.

E quindi Facebook e Google hanno deciso di sviluppare strumenti per penalizzare le notizie false, e Twitter ha reso più facile bloccare gli utenti che insultano. Intanto uno sviluppatore ha già reso disponibile un modo per segnalare le bufale su Facebook. Si chiama B.S Detector.

Fin qui la tecnologia. Ma c’è un elemento umano che non va sottovalutato. In una lunga analisi su ‘Medium’ Jeff Jarvis mette in guardia contro il fatto di pretendere che Facebook decida cosa è vero e cosa no, e chiama in causa i giornalisti e li chiama perché svolgano un ruolo attivo nello smontare le bufale online.

Scrive Jarvis: “Instead of mourning the creation of fake-news memes and putting the onus on Facebook to kill them (again: do we really want that?) we should be pouring out our own truth memes – with facts, fact-checking, context, explanation, education, reporting, watch-dogging: journalism, in short. We should be arming fair-minded, intelligent, curious, rational, fact-loving citizens (if you don’t think they exist, then give up on democracy and journalism, too) with the weapons, the truth bullets, to fire at will in their conversations. They won’t win all the wars but they will win some fact battles alongside us if only we enable them”.

E’ presto per dirlo, ma forse nell’era Trump avremo una vita social migliore.

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