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Perché Riccardo Orioles deve beneficiare della legge Bacchelli

Il mondo del giornalismo si mobilita per uno dei suoi rappresentanti più coraggiosi che è sopravvissuto alla mafia ma fatica ad andare avanti, malato e con una opensione minima. Si tratta di Riccardo Orioles, giornalista siciliano di 67 anni, protagonista di molte battaglie antimafia e cofondatore de ‘I Siciliani’ con Pippo Fava,  ucciso il 5 gennaio 1984 dalla mafia. Per iniziativa del giornalista Luca Salici, su Change.org è partita  il 26 dicembre 2016 una petizione per chiedere l’applicazione della legge Bacchelli a Riccardo Orioles che in tre settimane ha raccolto oltre 30mila firme. E oggi, 23 gennaio, queste saranno consegnate alla Presidente della Camera Laura Boldrini e, in talea occasione, verrà indetta una conferenza stampa alle 14.30 in via della Missione, 4, alla quale saranno presenti il presidente della Fnsi, Giuseppe Giulietti; Luca Salici, giornalista e promotore della campagna; Claudio Fava, vice presidente della Commissione Antimafia e Enzo Iacopino, presidente Ordine nazionale dei Giornalisti.

La petizione di Luca Salici “per il simbolo dell’antimafia sociale””

“Siamo riusciti a salutarci, lavorare insieme, spaccare tutto come diciamo noi ex ggiovani. Il merito vero è del compagno Orioles che da 40 anni si rompe la schiena per farci fare rete. La sua storia, lui come simbolo, Orioles come sinonimo di antimafia sociale è l’unica cosa che ci ha fatto fare questo salto di qualità – scrive sul gruppo di Facebook #MandiamoInPensioneOrioles Luca Salici -.Siamo centinaia, sul serio. Tutti operativi. Possiamo contarci e ci stiamo contando. L’obiettivo? In primis sta minch*a di pensione! E poi il 21 marzo facciamo un numero specialissimo de I Siciliani?”, propone Salici ai colleghi.

Come ha scritto Il Fatto Quotidiano riportando le parole di Luca Salici, Orioles nella sua vita professionale ha ottenuto contributi pensionistici solo per pochi anni di lavoro, sebbene abbia dedicato la sua intera esistenza al lavoro di giornalista in diverse testate e alla formazione di nuove generazioni di cronisti: da Nord a Sud dell’Italia centinaia di direttori e redattori di varie testate hanno trovato in lui un maestro della professione, della deontologia, dell’inchiesta, soprattutto antimafia. “In questi anni a poco sono serviti gli appelli all’Ordine dei Giornalisti e alla Federazione Nazionale della Stampa Italiana. L’unica possibilità rimane quella di chiedere formalmente alle istituzioni di far accedere Orioles al fondo a favore di cittadini illustri che versano in stato di particolare necessità”, continua l’appello sulla piattaforma online.

Beppe Giulietti (presidente della FNSI) a Rai News 24 con Riccardo Orioles

Questo “sarebbe l’unico modo per far usufruire di un contributo vitalizio utile al suo sostentamento – sottolinea Salici, per conto e nome di tanti altri colleghi italiani – Orioles gode di tutti i requisiti per accedere all’aiuto: cittadinanza italiana, l’assenza di condanne penali irrevocabili, la chiara fama e meriti acquisiti nel campo del giornalismo e della letteratura”. E conclude “sarebbe importante che questo Stato riconoscesse in vita il valore e l’importanza di un intellettuale come Orioles, e non lo faccia ipocritamente solo dopo la sua morte”.

Chi è Riccardo Orioles

Nato a Milazzo il 22 dicembre 1949, lavorò negli anni Settanta in piccoli giornali locali e nelle prime radio libere. Assieme a Pippo Fava ha fondato nel 1982 e poi sostenuto il mensile ‘I siciliani’, edito a Catania, l’unico giornale cittadino che all’epoca denunciava le attività illecite di Cosa Nostra. Il giornale si occupava di massoneria, mafia e politica; gli autori dichiaravano di voler pubblicare inchieste rigorose, e portare alla luce ciò che la mafia per anni aveva fatto al buio. Giuseppe Fava, a un anno dalla nascita del giornale, il 5 gennaio 1984, venne ucciso dalla mafia. Orioles, giornalista professionista dal 1983, fu il punto di riferimento più forte nella redazione dopo l’omicidio di Fava. Egli è stato inoltre tra i fondatori del settimanale ‘Avvenimenti’ e caporedattore dello stesso fino al 1994. Dalla riapertura, nel 1993, fino al 1995 ha diretto ‘I siciliani’. Dal 1999 svolge la sua attività giornalistica scrivendo e diffondendo l’e-zine gratuita ‘La Catena di San Libero’. Dal 1999 al 2004 il portale di intrattenimento ‘Clarence’ pubblica la ‘Catena di San Libero’ all’interno della rubrica ‘Tanto per abbaiare’. Nel maggio 2006 fonda e dirige il settimanale ‘Casablanca’ col quale continua a denunciare mafie e corruzioni. Nel corso del 2008, la redazione di Casablanca annuncia l’imminente chiusura per mancanza di fondi e, nonostante i numerosi appelli lanciati a livello nazionale, è costretta a sospendere le pubblicazioni. Parte dei giornalisti impegnati in Casablanca, insieme alle personalità più attive della società civile, dà seguito ai precedenti contenuti nel magazine online ‘U cuntu.

Legge Bacchelli approvata nel 1985

La legge che porta di nome di Riccardo Bacchelli, come ricorda Beppe Giulietti, è intitolata a uno scrittore italiano del Novecento, autore, tra i tanti romanzi scritti, di quel ‘Mulino del Po’ che, dopo il successo letterario, conobbe anche una memorabile e popolare trasformazione in uno degli sceneggiati Rai più visti, ancor oggi citato quando si ripercorre la storia della memoria del servizio pubblico. Al suo nome è anche legata la legge, approvata nel 1985, che prevede la possibilità di dare un sostegno a quelle persone che, dopo aver onorato la patria con le loro opere, si sono poi ritrovate in condizioni di particolare indigenza e difficoltà. Bacchelli, per altro, non fece neppure in tempo a goderne, perché morì due mesi dopo l’approvazione della legge. Da allora il riconoscimento è andato a donne e uomini della letteratura, della musica, dello sport: da Alda Merini al cantautore Umberto Bindi, dall’attore Franco Citti alla scrittrice Anna Maria Ortese. Il beneficio è deciso dalla Presidenza del Consiglio che deve darne comunicazione al Parlamento.

Per approfondire:

 

 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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