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Perché si può parlare ancora di Mafia Capitale (nonostante 113 archiviazioni)

Mafia Capitale si dissolve con l’archiviazione delle posizioni di 113 indagati su 116.  Il processo principale, infatti, si sta svolegndo nell’aula bunker di Rebibbia dove sono imputate 46 persone, di cui una quindicina (come l’ex Nar Massimo Carminati e il ‘ras’ delle cooperative Salvatore Buzzi) deve fare i conti con la pesantissima accusa di associazione di stampo mafioso oltre a una serie di episodi di corruzione e turbativa d’asta. 

Mafia Capitale è viva e va alla sbarra

Le archiviazioni riguardano solo un procedimento stralcio dell’inchiesta ‘madre’. Il dibattimento, che aveva preso il via nel novembre del 2015, procede a un ritmo abbastanza spedito: da un paio di settimane si è arrivati all’esame degli imputati e in primavera, salvo intoppi dell’ultima ora, è prevista la requisitoria dei pubblici ministeri.


Come va il processo

  • Chi

    • Giovanni Fiscon e Franco Panzironi – ex responsabili Ama
    • Luca Odevaine – ex componente del tavolo di coordinamento per i rifugiati del Viminale
    • Luca Gramazio – ex capogruppo Pdl in Regione Lazio 
    • Mirko Coratti – ex presidente dell’Assemblea capitolina
    • Andrea Tassone – ex presidente del Municipio di Ostia 
    • Pierpaolo Pedetti – consigliere comunale del Pd
    • Giordano Tredicine – consigliere muinicipale del Pdl.
  • Quando
    • Novembre 2015: inizia il processo 
    • Gennaio 2017: esame degli imputati
    • Primavera 2017: requisitorie

Gli altri procedimenti

Ci sono poi altri segmenti di ‘Mafia Capitale’ già andati a sentenza perché gli imputati hanno optato per riti alternativi (abbreviato o patteggiamento) evitando così di sottoporsi al supplizio di un processo lungo e complicato. E così la terza corte d’appello ha ridotto le pene a carico di:

  • Emilio Gammuto, collaboratore di Buzzi, Emilio Gammuto (3 anni e senza più l’aggravante dell’articolo 7 della legge del 1991, quella di aver agevolato l’associazione di stampo mafioso),
  • Emanuela Salvatori, ex responsabile del coordinamento amministrativo per l’atuazione del Piano Nomadi del Campidoglio (3 anni)
  • Claudio Gaudenzi e Raffaele Bracci (2 anni e 8 mesi) per usura
  • Maurizio Venafro, ex capo di gabinetto del presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti (assolto da un’altra sezione del tribunale dall’accusa di turbativa d’asta ed è in attesa del processo d’appello perché la Procura ha impugnato la sentenza). Per lo stesso episodio, invece, era stato condannato a un anno e quattro mesi di reclusione, Mario Monge, presidente del consorzio della cooperativa Sol.Co.

E’ a processo, ma una diversa composizione del collegio ne allungherà i tempi, anche l’ex sindaco Gianni Alemanno rinviato a giudizio per corruzione e finanziamento illecito. Proprio martedì 7 febbraio, per un difetto di notifica, è stato rinviato in appello il processo che si era concluso nel gennaio 2016 davanti al gup con la condanna a due anni e due mesi dell’ex assessore comunale alla Casa Daniele Ozzimo, ritenuto colpevole di corruzione assieme ad altri quattro: l’ex consigliere comunale di Centro Democratico, Massimo Caprari (due anni e quattro mesi di reclusione), Paolo Solvi, collaboratore dell’ex presidente del municipio di Ostia Tassone, (due anni e due mesi), oltre a Gerardo e Tommaso Addeo (un anno e dieci mesi), già collaboratori di Odevaine. Nell’elenco va contemplato infine il patteggiamento a pene inferiori ai due anni e otto mesi decretato per quattro ex dirigenti della cooperativa La Cascina, Francesco Ferrara, Domenico Cammisa, Salvatore Menolascina, Carmelo Parabita, accusati di aver corrotto Odevaine per aggiudicarsi l’appalto per la gestione del Cara di Mineo. 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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