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Petrini gela Renzi: «Ci aspetta una colata di cemento»

Luca Sappino commenta il libro “Rottama Italia” di cui il fondatore di Slow food Carlo Petrini é uno degli autori (Espresso 9.10.14)  LEGGI ANCHE L’ARTICOLO SUCCESSIVO

“”«C’è stato un momento in cui in molti hanno sperato che la “rottamazione”, al di là delle persone, avrebbe finalmente riguardato un certo modo di fare della politica e di quella parte di mondo dell’economia e delle imprese che vive in simbiosi con essa», scrive Petrini, «certo, nessuno si aspettava un Governo della decrescita felice: sembrava però prossima almeno l’apertura di una stagione politica in cui finalmente, anche nei palazzi di governo, fosse possibile criticare i fondamentali di un sistema che da anni non genera più benessere e ricchezza e a causa del quale, anzi, si è manifestata la più lunga crisi del secondo dopoguerra». Una delusione, è Renzi per Petrini, che evidentemente aveva sperato. Non che si fosse, illuso, sia chiaro: «Qualcuno, pur scettico, aveva concesso un minimo credito a questa paventata ondata di novità; qualcuno ci ha creduto un po’ più a lungo». Poi, però, «a mettere d’accordo tutti, a sgombrare qualsiasi dubbio, a svelare la distanza abissale tra gli auspicati buoni propositi e la realtà, ci ha pensato lo Sblocca Italia, in modo particolare per quanto concerne le misure dedicate all’edilizia e alla gestione di beni comuni». . Il giudizio di Petrini è netto e può apparire paradossale: «Oggi persino il Governo Monti, grazie all’iniziativa dell’allora Ministro dell’Agricoltura Mario Catania, può apparire più progressista e innovatore dell’esecutivo guidato da Matteo Renzi». Il fondatore di Slow food ripercorre l’iter, mai concluso, della legge Catania. E poi dell’iniziativa del governo Letta, arenata come la precedente: «il 3 febbraio 2014, riprendendo in buona sostanza l’impianto della proposta di Catania, fece la sua comparsa un nuovo disegno di legge, ancora una volta promosso dal titolare del dicastero dell’Agricoltura, Nunzia De Girolamo». «Di nuovo» continua Petrini, «non eravamo ancora all’impianto normativo ideale, quello su cui ancora insistono i cittadini che animano i forum per la protezione di quel bene che i padri costituenti vollero scolpito nell’articolo 9 della Carta», ma «sembrava confermarsi quell’indiscutibile cambio di rotta che per anni era stato inseguito senza esito, da tutti quei soggetti che ora iniziavano a partecipare ad audizioni parlamentari e incontri pubblici, dove almeno era possibile confrontarsi sulle diverse ricette che dovevano portarci al traguardo di azzerare il consumo di suolo: l’unico obiettivo credibile per un Paese, come il nostro, che ogni giorno divora 100 ettari di superficie agricola». Ora, lo Sblocca Italia di Matteo Renzi, è «uno shock assoluto, un ritorno al passato che non ci riporta solo a prima dell’estate 2012: in realtà siamo saliti su una macchina del tempo destinata a farci rivivere tutti i momenti più brutti di una certa storia d’Italia». «Nello Sblocca Italia», spiega Petrini, «non vi è traccia di zero consumo di suolo», né c’è traccia, stranamente, di ciò che ci chiede l’Europa, «degli obiettivi che l’Unione Europea pone agli Stati Membri in termini di gestione del territorio: per Bruxelles si dovrà raggiungere l’occupazione di terreno pari a zero entro il 2050». «Il Paese che Renzi racconta quando va all’estero a caccia di investitori, di credibilità», nota infine Petrini, «è il Paese fondato sulla bellezza dei nostri paesaggi, sulla diversità dei territori, sulla ricchezza di un patrimonio culturale, che si fondano in larghissima parte nella storia straordinaria, unica e irripetibile della nostra agricoltura e della nostra alimentazione». E come si combina il paese del Made in Italy con quello dello Sblocca Italia?”” «Il condensato di opere proposte in blocco senza appello, di forzature, di deroghe alla normativa ordinaria, mi chiedo dove incroci anche solo una delle vocazioni del nostro Paese. Come può motivare un giovane a intraprendere un qualsiasi mestiere legato all’agricoltura, all’artigianato alimentare, alla piccola pesca, al turismo di qualità, tutti quanti messi definitivamente al bando dalla colata di cemento terminale che nel giro di pochissimi anni sarà scatenata dall’approvazione dello Sblocca Italia?».

Leggi anche l’articolo di CORRADO ZUNINO “Dal Wwf a Slow Food la rivolta verde contro il cemento “Così asfaltate l’Italia” (Repubblica 9.10.14)

«Le associazioni storiche dell’ambientalismo accusano il governo. “Inceneritori e trivelle: via libera a un mare di scempi”».  L’esecutivo Renzi si è già guadagnato l’etichetta di governo meno ambientalista mai espresso dal centrosinistra in Italia. I Verdi, polverizzati in tante sigle, inesistenti da sei anni in Parlamento e quindi politicamente fragili, sono pronti ad azioni comuni. Su molti fronti. Non c’è decreto, raccontano, dove in nome dello sviluppo rapido, della ricchezza da estrarre oggi e produrre domani, non si autorizzino nuovi buchi, cemento fresco, una deregulation su tutta la materia ambientale. «Renzi non ha asfaltato solo Berlusconi, sta asfaltando l’Italia», dice Angelo Bonelli, portavoce dei Verdi rimasti. Lui sostiene diverse iniziative politiche del premier, «ma sull’ambiente è un disastro».

Catalizzatore delle cento proteste ecologiste è diventata un’iniziativa intellettual-satirica edita (gratis) da L’Altra Economia. Sedici personalità della politica e della cultura hanno pubblicato Rottama Italia, libro corredato da tredici vignette (Staino, Altan, Ellekappa, Vauro, Giannelli, Vincino, Bucchi) che analizza i 45 articoli del decreto Sblocca Italia disvelato a fine agosto, tutt’altro che finanziato e operativo. L’archeologo Salvatore Settis, l’inventore dello slow food Carlo Petrini, l’ex ministro dalemiano dei Beni culturali Massimo Bray, celebri urbanisti come Vezio De Lucia e Paolo Berdini — l’idea è di Sergio Staino, la cura dello storico dell’arte Tomaso Montanari — chiedono di fermare il decreto che, nel tentativo di rilanciare l’economia italiana, «rischia di diventare un pesante contributo alla devastazione del paesaggio e un regalo alle lobby».

Il decreto, per esempio, rilancia il trasporto su strada: la Gronda di Genova e l’autostrada Romea da Mestre a Orte (tira le fila dell’opera Vito Bonsignore sopravvissuto di Tangentopoli, amministratore della società promotrice è il piduista ottantaduenne Gioacchino Albanese). Il viceministro Riccardo Nencini vuole trasformare l’ultima consolare intonsa, l’Aurelia, nella nuova autostrada Tirrenica da Civitavecchia a Livorno. Ecco, contro il decreto di sviluppo il gruppo Rottama Italia è pronto a raccogliere le firme per un referendum abrogativo: «Il territorio non è un bene liberamente disponibile da parte del governo, ma è nella superproprietà del popolo», dice Paolo Maddalena, vicepresidente emerito della Corte costituzionale. «Questo atto del governo Renzi è la clonazione del primo Tremonti e della proliferazione di capannoni industriali oggi abbandonati», dice invece Petrini.

Se un fresco sondaggio Swg dice che l’ambiente è in cima alle priorità degli italiani, il mondo dell’ambientalismo italiano, che ha associazioni storiche floride, altre piccole e diffuse, si sta ricompattando di fronte alla velocità di produzione di atti di governo invasivi, filo-industriali, semplificatori. Il premier, di suo, liquida questi oppositori ecologisti come «quattro comitatini». Il suo ministro dell’Ambiente, l’ex sottosegretario all’Istruzione Gian Luca Galletti, appare sempre più marginale.

L’allarme inceneritori lo hanno fatto scattare tutte le agenzie regionali per l’ambiente: «Puntando sul riciclo si guadagnerebbero 195 miliardi », hanno scritto. Il governo, invece, ha prorogato al 2020 l’obiettivo del 65 per cento per la raccolta differenziata nazionale: oggi siamo al quaranta, sei anni di crescita lenta. È forte l’impegno del ministro Maurizio Lupi per trivellare il mare italiano alla ricerca di petrolio («da raddoppiare») e gas. Wwf, Legambiente e Greenpeace hanno chiesto alla Commissione ambiente della Camera di fermarlo. In questi giorni all’isola di Favignana, luogo protetto e di richiamo turistico, tecnici dell’Eni stanno organizzando le trivellazioni di domani.

Con una pubblica denuncia Angelo Bonelli ha ricordato come all’articolo 45 dello Sblocca Italia la gestione del demanio pubblico venga affidata a fondi immobiliari e alla Cassa depositi e prestiti. Gli impianti industriali che non hanno rispettato i limiti precedenti per gli scarichi a mare avranno deroghe proporzionali alle loro capacità produttive, Ilva compresa. E per la prima volta nella storia dell’ambiente questo ampliamento — che è già in Gazzetta ufficiale con il decreto 91, crescita e competitività — è stato affidato al ministero dello Sviluppo. Ancora, sono diventati meno restrittivi i valori di contaminazione del suolo per i siti militari: «Il pentaclorobenzene sarà tollerato in quantità 500 volte più alte».

Facendo leva sui Beni culturali di Dario Franceschini, «si stanno limitando i poteri di opposizione ai progetti delle soprintendenze » (lo sottoscrivono anche gli Amici della Terra). Il disegno di legge ambientale proposto dal governo e in discussione al Parlamento azzera, poi, le strutture direttive dell’autorità di Bacino nominando un commissario ad acta per le future autorità di distretto: anche qui un uomo solo, un burocrate, al comando. E nella riforma della pubblica amministrazione il ministro Marianna Madia prevede la soppressione del Corpo forestale e il suo riassorbimento nelle polizie provinciali o nella polizia di Stato. Il ministro dell’Agricoltura, Maurizio Martina, fin qui non ha protestato.””

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