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Petrolio: domenica summit produttori a Doha, ma accordo difficile

(AGI) – Roma, 13 apr. – Speranze d’intesa al lumicino per il vertice di Doha di domenica prossima, che vedra’ riuniti allo stesso tavolo i 13 paesi dell’Opec con i principali produttori di greggio al mondo che non fanno parte del cartello. Scopo del summit, che riunisce i paesi che producono il 75% del petrolio mondiale, e’ quello di trovare una strada che consenta un rialzo dei prezzi del barile, anche attraverso un congelamento della produzione. Ma il nodo dell’intesa corre sul filo Teheran-Riad. Per arrivare ad un accordo infatti, i membri dell’Opec dovrebbero concedere una deroga sulla produzione all’Iran, che dopo la fine del regime delle sanzioni e’ rientrato a pieno titolo sul mercato. Teheran non intende rinunciare all’obiettivo di riportare la produzione ai 4 milioni di barili al giorno, la quantita’ pompata prima delle restrizioni economiche e il doppio di quanto esportato attualmente.
Fino a pochi giorni fa, Riad era sembrata disposta ad accettare che l’Iran non aderisse a un blocco congiunto dell’output ai livelli (gia’ record) dello scorso gennaio in virtu’ dell’eccezionalita’ delle sue condizioni. Ma oggi e’ arrivato lo stop senza appello del ministro del petrolio saudita, che ‘esclude’ di tagliare la produzione di petrolio per contribuire ad un rialzo dei prezzi del barile. Il rappresentante di Riad, Ali al-Naim alla domanda se l’Arabia saudita ridurra’ la sua produzione, ha risposto secco: “L’argomento e’ escluso”. Dunque, l’Arabia Saudita non congelera’ la sua produzione di greggio a meno che non lo facciano anche gli altri, in particolare Teheran. Anche Teheran tiene il punto: l’Iran vuole riportare la produzione ai livelli precedenti le sanzioni e ribadisce il suo ‘no’ alla richiesta saudita. Al momento non e’ ancora neppure certo che un rappresentante dell’Iran sieda al vertice di Doha. “Andro’ se ho tempo”, aveva detto gelido il ministro del petrolio iraniano, Bijan Zanganeh, qualche giorno fa definendo la proposta negoziale “una barzelletta”.
Il braccio di ferro tra Riad e Teheran e’ dunque lo scoglio piu’ difficile da superare. Ma il risiko di trame e alleanze continua e le diplomazie sono al lavoro. Secondo un reporte del ‘Wall Street Journal’ pubblicato una settimana fa, sia il Kuwait che gli Emirati Arabi Uniti, i due alleati piu’ stretti di Riad in seno all’Opec, avevano fatto sapere di voler valutare la loro posizione. “Crediamo che un’intesa congiunta su un cammino positivo che e aiutera’ la stabilita’ di mercato”, ha detto Anas al-Saleh, il ministro del Petrolio kuwaitiano, lo stesso che un mese fa aveva affermato che, senza l’adesione di tutti (Iran incluso), “avrebbe pompato alla massima potenza, vendendo ogni singolo barile prodotto”.
Tra i principali produttori mondiali non Opec, giochera’ un ruolo importante la Russia. Secondo rumors circolati nei giorni scorsi Mosca sarebbe pronta a fare un accordo con Riad per congelare o addirittura ridurre la produzione. Ma il ministro del petrolio saudita ha negato senza mezzi termini: “Dimenticatevi di questo argomento”, ha detto al-Naimi. a chi gli chiede di commentare. Inoltre, secondo il rapporto mensile di aprile sul mercato del petrolio diffuso oggi dall’Opec, la Russia addirittura aumentera’ la sua produzione di greggio nel 2016 di 20 mila barili. Un aumento, secondo l’organizzazione, legato ad una revisione al rialzo della produzione di greggio in alcuni campi operati dalle compagnie Novatek, Bashnet, Gazprom e Tatneft. Non saranno al summit invece gli Stati Uniti, mentre il Messico partecipera’ solo in qualita’ di osservatore.
In attesa di una decisione dal summit, il prezzo del greggio continua il suo recupero dopo i minimi a 27 dollari toccati a gennaio e oggi si aggira attorno a 40 dollari al barile. Un recupero che lo stesso Fondo Monetario Internazionale nel suo Global Financial Stability Report considera positivo, sottolineando che la situazione dell’economia globale “appare significativamente migliorata” anche grazie alla ripresa dei prezzi del petrolio e delle altre commodity. Ma l’ultima parola verra’ dal summit. Molto probabilmente con un nulla di fatto. (AGI)
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