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Piazza San Carlo, un anno dopo. Come evitare una nuova tragedia

“Quello che è accaduto un anno fa ci ha cambiato la vita”. A dirlo ad Agi, riferendosi alla tragedia di piazza San Carlo a Torino, è Mimmo D’Alessandro, il cofondatore di D’Alessandro & Galli. La società organizza alcuni dei concerti più importanti in Italia, come le due date di Roger Waters il prossimo luglio a Lucca e al Circo Massimo di Roma e, nel recente passato, gli show di Vasco Rossi a Modena e Ligabue a Campovolo.

Lo scorso 3 giugno, nella piazza centrale del capoluogo piemontese si scatenava il panico collettivo durante la proiezione della finale di Champions League. Un caos che ha causato la morte di una donna e il ferimento di 1527 persone. L’episodio dello scorso anno, e l’attentato al concerto di Ariana Grande a Manchester, ha modificato le misure di sicurezza da adottare in occasione di concerti o di grandi eventi sono cambiate. Ecco come.

“Troppa burocrazia, ci rimette chi lavora bene”

“In questo Paese è incredibile – commenta D’Alessandro -. Se quella manifestazione in piazza San Carlo l’avesse organizzata il peggior professionista che fa questo di mestiere non sarebbe successo niente. Ma lì era terra di nessuno”. Predisporre tutto quanto indispensabile a un evento richiede un lungo iter. “A noi controllano ogni cosa, fanno le pulci su tutto”, spiega D’Alessandro.

Come si legge nella circolare del capo della Polizia Franco Gabrielli del 28 luglio scorso, “per le manifestazioni di pubblico spettacolo, lo svolgimento dell’evento è soggetto al rilascio della licenza da parte del Sindaco del Comune e tale licenza non può essere rilasciata se non previo parere delle Commissioni provinciali e comunali di vigilanza sui locali di pubblico spettacolo”. Per organizzare un concerto, quindi, il via libera arriva dopo che una apposita Commissione si sia riunita e abbia stabilito che cosa debbano fare gli organizzatori.

“La Commissione, a cui partecipano molti enti tra i quali Questura, Prefettura e Vigili del Fuoco, si riunisce e valuta il progetto dell’evento – aggiunge D’Alessandro -. Ognuno stabilisce alcune prescrizioni, come per esempio il numero massimo di partecipanti, le chiusure delle strade, i deflussi, l’eventuale presenza di new jersey (gli spartitraffico in calcestruzzo oggi utilizzati anche per ostacolare eventuali attacchi terroristici veicolari, ndr)”.

Un apparato di decisori che devono mettere a punto il piano migliore per garantire la sicurezza ma, secondo D’Alessandro, “troppa repressione non fa bene, anzi”. Anche per gli organizzatori, che fanno della sicurezza “il pane quotidiano”. 

Le circolari di Gabrielli

A distanza di dieci mesi la Procura torinese ha individuato le responsabilità di quanto accaduto, accusando alcuni componenti di una banda che utilizzava spray al peperoncino per compiere rapine e scippi. Ma per chi, di lavoro, organizza eventi e concerti la soluzione al grattacapo sulla sicurezza è ancora un labirinto. A dettar legge in materia sono due testi di Franco Gabrielli.

La prima circolare, datata 7 giugno 2017, metteva in evidenza la necessità di “qualificare gli aspetti di safety e di security al fine dell’individuazione delle migliori strategie operative”. Il primo termine – safety – riguarda la sicurezza degli ambienti, la valutazione dei rischi legati al luogo dove viene organizzato l’evento, prendendo in considerazione fattori come la capienza, le attrezzature, i piani di evacuazione e gli aspetti strutturali degli spazi. La security invece ha a che fare con i servizi di ordine e sicurezza pubblica: predispone cioè le misure anticrimine.

broken.
from the bottom of my heart, i am so so sorry. i don’t have words.

— Ariana Grande (@ArianaGrande) 23 maggio 2017

La direttiva successiva, il già citato testo del 28 luglio, definiva invece le linee guida per i provvedimenti di safety da adottare in occasione di pubbliche manifestazioni. Gli eventi vengono così catalogati sulla base di una serie di parametri: a ognuno corrisponde un livello di rischio differente, calcolato grazie a indicatori come il numero di spettatori attesi, la loro età, il luogo e la disposizione (cioè se in piedi o seduti), e il tipo di comportamento atteso, che sarà naturalmente diverso se il concerto è uno spettacolo di musica classica in una location d’èlite oppure uno show di musica rock in uno stadio.

I due tesi del ministero dell’Interno sono arrivati dunque dopo la tragedia di piazza San Carlo. Un episodio che ha acuito una tensione che era però già in crescita negli ultimi anni, anche a causa dell’escalation di terrorismo in Europa. “I decreti offrono indicazioni – continua D’Alessandro, poi c’è un margine di interpretazione, dettato soprattutto dal buon senso della Commissione”. Quella di Lucca, a cui la D’Alessandro & Galli si rivolge quando organizza il Lucca Summer Festival, ad esempio, “è molto preparata. In altri casi un po’ meno”.

“Danneggiati anche economicamente”

“Amore, passione, professionalità”. Questa la ricetta per organizzare un grande concerto secondo Mimmo D’Alessandro che fa questo mestiere da oltre trent’anni. “Quando ho cominciato era il lavoro più bello del mondo: la maggior parte del tempo era dedicata a parlare con gli artisti, a creare uno spettacolo che regali emozioni al pubblico. Oggi inseguiamo la burocrazia”.

Non è soltanto un problema routine sul lavoro, naturalmente: “Siamo stati danneggiati anche economicamente, i costi per organizzare un evento sono moltiplicati negli ultimi dieci anni”. Per ogni grande concerto vengono impiegate migliaia di persone. A Lucca, ad esempio, lavorano in quattromila tra cui quattro diversi ingegneri. Una spesa che inevitabilmente si riversa anche sul costo dei biglietti.

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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