TwitterFacebookGoogle+

Piccoli paradisi in grado di far scoppiare una guerra 

Le minacce nordcoreane a Guam, oggetto dello scontro (finora solo verbale) tra Kim Jong-un e Donald Trump, hanno acceso i riflettori su questa sperduta isola nell’Oceano Pacifico occidentale sede di due basi militari americane. 

Ma questo ‘avamposto’ a stelle e strisce è solo l’ultimo di una serie di ‘scogli’ finiti nel mirino di grandi potenze e divenuti loro malgrado la posta in palio per giochi più grandi, epicentro di tensioni internazionali fino a diventare veri e propri campi di battaglia. Le ragioni sono solitamente storiche, cui si aggiungono spesso motivazioni molto più ‘terrene’, a causa di immensi giacimenti di risorse naturali custoditi o del controllo di zone strategiche per i commerci. 

 

Isole contese nel Mar cinese meridionale

Il Mar cinese meridionale pullula di isole – spesso atolli disabitati ma pescosissimi e ricchi di giacimenti – al centro di contestazioni tra i diversi Paesi della regione: si va dalle isole Senkaku (isole Diaoyu per Pechino)  contese tra Giappone e Cina, all’arcipelago delle isole Paracel sul quale discutono da tempo Cina, Vietnam e Taiwan, fino al banco di Scarborough, una catena di rocce e scogli al centro delle tensioni tra Cina, Taiwan e Filippine. 

Attenzione particolare merita l’arcipelago delle isole Spratly, tornate negli ultimi anni alla ribalta delle cronache per le iniziative di Pechino, che vi ha costruito isole artificiali dotate di moli di attracco per navi militari, piste di atterraggio e depositi per legittimare le sue rivendicazioni sul 90% del Mar cinese meridionale dove passano ogni anno circa 5 trilioni di dollari di merci. Azioni duramente contrastate da Vietnam, Taiwan, Malesia e Filippine (e dagli Stati Uniti) con tanto di esercitazioni militari e pattugliamenti, sorvolo di aerei per irritare Pechino e improvvise alzate di voce.

 

Isole Curili, contese da Giappone e Russia

Arcipelago di 60 isole che si trova tra l’estremità nordorientale dell’isola giapponese di Hokkaido e la penisola russa della Kamcatka, le isole Curili sono da più di un secolo al centro dei desideri sia di Tokyo che di Mosca, con quest’ultima che le amministra dalla metà del ‘900. In particolare, l’oggetto del contendere sono le quattro isole meridionali che il governo di Tokyo chiama “i territori settentrionali” e che è causa della mancanza – ancora – di un formale trattato di pace tra i due Paesi.

Lo scorso dicembre ci sono state nuove prove di dialogo tra il premier giapponese Shinzo Abe e il presidente russo, Vladimir Putin, con una ripresa di quella che è stata chiamata la ‘diplomazia delle terme’. A marzo, poi, si è cominciato a parlare di una possibile cooperazione economica per uno sviluppo congiunto delle attività di pesca, del turismo e di altre aree, ma le differenze sulle isole persistono e parallelamente Mosca ha dato il via libera a chiamare le isole contese con nomi russi, irritando Tokyo.

 

Isole Falkland (o Malvine), tra Regno Unito e Argentina

Per questo arcipelago, che si trova 300 miglia al largo della costa della Patagonia meridionale, nel 1982 Argentina e Regno Unito si sono fatte una guerra – vinta da Londra – che ha contribuito l’anno seguente alla fine della sanguinosa dittatura argentina.

Nonostante ciò, l’Argentina non ha mai smesso di rivendicarle, e la Gran Bretagna di ribadire la sua sovranità, sottolineando che gli abitanti – dotati di passaporto britannico e in prevalenza di origini scozzesi – si sono già espressi per restare territorio del Regno. Pur avendo, infatti, un governo autonomo per le questioni interne, dipendono da Londra per la difesa e la politica estera.

Nel marzo dello scorso anno, una commissione Onu si è espressa a favore dell’Argentina con il riconoscimento del limite della piattaforma continentale del Paese a una distanza dalla costa compresa tra le 200 e le 350 miglia, ampliando le sue acque territoriali ma soprattutto stabilendo che le Malvinas, come le chiamano gli argentini, vi si trovano all’interno. Il Palazzo di Vetro ha però evitato di pronunciarsi sulla sovranità contesa.

Articolo originale Agi Agenzia Italia

Questo sito non rappresenta una testata giornalistica; viene aggiornato saltuariamente e non può quindi considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge 62 del 07/03/2001. Inoltre viene utilizzato materiale tratto da siti/blog che possono essere ritenuti di dominio pubblico. Se per qualsiasi motivo gli autori del suddetto materiale, o persone citate nello stesso non gradissero, è sufficiente una email all'indirizzo apocalisselaica[@]gmail.com e provvederemo immediatamente alla rimozione.