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Pioggia e lacrime sull'addio a Dario Fo

Milano – Pioggia battente per l’ultimo saluto a Dario Fo in Piazza Duomo, a Milano, davanti a migliaia di persone. I funerali laici del ‘grande giullare’, spentosi giovedì all’età di 90 anni, si sono aperti con il canto di “Bella ciao” e  la folla che scandiva il suo nome: “Dario, Dario” mentre dagli altoparlanti risuonava “Stringimi forte i polsi“, canzone dell’eclettico artista lombardo.

 

 

IL RICORDO DI JACOPO, “LUI E FRANCA SI FANNO DELLE GRAN RISATE””

Il figlio, Jacopo, ha ricordato l’insegnamento ricevuto dal padre e dalla madre Franca Rame nella toccante orazione civile: “Può succedere che la gente senza potere, che non ha nulla da perdere, il potere possa prenderlo, nonostante quello che hanno fatto loro, non hanno mai piegato la testa“.”E la gente che li ha colpiti”, ha aggiunto, “ha perso perchè loro hanno avuto una vita straordinaria e piena d’amore”. Non era un padre che elargiva molti consigli ma uno al figlio Jacopo lo aveva dato e cioe’: “Fai quel che vuoi che campi di piu’. Ma nel senso piu’ alto del termine cioe’ se hai un desiderio seguilo a tutti i costi”. “Il primo passo per cambiare le cose è iniziare a raccontarle”, ha aggiunto Jacopo visibilmente commosso raccontando un altro degli insegnamenti di suo padre, della loro vita privata e di quello che faceva per gli altri. “Ha parlato agli umili della terra e gli umili lo hanno capito”, ha aggiunto. “Mio padre e mia madre mettevano nel teatro tutto quello che gli succedeva, gli operai, le fabbriche, la vita reale. E la gente che lo ama, come voi che siete qui sotto il diluvio, lo ama non solo per l’attore ma perche’ ha visto uno che c’era veramente” con tutto se stesso”. Poi un pensiero all’aldilà: “Noi siamo comunisti e atei, però mio padre non ha mai smesso di parlare con mia madre e chiederle consiglio. Siamo anche un po’ animisti, perché non è possibile morire veramente. Sono sicuro che adesso sono insieme e si fanno delle gran risate”.

 
“Molte persone oneste e sincere hanno tenuto a sottolineare la differenza tra artista, genio straordinario e la politica come se le due cose fossero scindibili”, ha detto Carlo Petrini, fondatore di Slow Food e amico fraterno di Fo, nella sua orazione funebre, “credo che sia impossibile e non sia giusto: e ben lo sapevano quei sovversivi dell’accademia svedese che gli assegnarono il Nobel con una sintesi perfetta ‘dileggia il potere e restituisce dignità agli oppressi“. In piazza anche Beppe Grillo: “Ora facciamo un po’ di silenzio su Dario, un po’ di oblio”, le sue uniche parole. 
 
             

Il feretro di Dario Fo è stato portato in processione dalla camera ardente allestita nella Scatola magica del Teatro Strehler dove c’è stato un ultimo via vai silenzioso di milanesi che volevano dare l’ultimo saluto al premio Nobel per la Letteratura. Tra di loro anche il sindaco pentastellato di Torino, Chiara Appendino, l’attore Paolo Rossi e gli scrittori Roberto SavianoStefano Benni che, scherzando, hanno assicurato che andrà “ogni giorno in tv al posto suo”. Alle 11 il feretro è stato accompagnato in processione in piazza Duomo per la cerimonia laica, con l’orazione civile di Carlo Petrini e del figlio Jacopo.

Un ricordo affettuoso di Fo è stato tracciato da Saviano: “Quando ha vinto il Nobel mezzo Paese, per invidia o per dileggio ha cercato di sminuirlo. E’ un Paese ingrato, ma c’è anche una parte autentica che lo ha sempre protetto e ascoltato”. “Ricordo”, ha aggounto lo scrittore finito nel mirino della camorra, “una persona che mi ha sostenuto nei momenti complicati e vengo ad omaggiare soprattutto questo per riconoscergli di esserci stato”. Dario “mi ha insegnato a non essere mai cortigiano, e a divertirsi nell’essere critici e a non prendersi mai sul serio”, ha insistito Saviano, “ha avuto sempre il coraggio, questa cosa preziosa e rara, di prendere posizione e di esserci sempre. E questo lo ha portato a stare vicino agli ultimi”. “I suoi sms mi mancheranno molto”, ha concluso, “me li mandava dopo ogni apparizione televisiva, perche’ sapeva che ero insicuro”. 

Per oggi, il sindaco Beppe Sala ha deciso di proclamare il lutto cittadino come “gesto di vicinanza e affetto da parte dell’amministrazione e di tutta Milano”, un tentativo anche di ricucire un legame con la memoria dell’artista che in vita ha spesso avuto un rapporto contrastato con la sua città d’adozione (era originario della provincia di Varese). (AGI)
 

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