TwitterFacebookGoogle+

Più anziani ma vivremo di meno, il check-up degli italiani

Roma – Un Paese sempre più vecchio, oltre un italiano su 5 ha più di 65 anni, con anziani e grandi vecchi in crescita, e un boom di ultracentenari, triplicati dai 5650 casi del 2002 ai diciannovemila del 2015. E’ questo il ritratto dell’Italia che emerge dal Rapporto Osservasalute 2015 presentato oggi a Roma, al Policlinico Universitario Agostino Gemelli e pubblicato dall’Osservatorio Nazionale sulla Salute nelle Regioni Italiane Dal dossier emerge che si riduce la speranza di vita degli italiani, un flessione lieve ma significativa perche’ e’ la prima volta che registra, anche se l’aspettativa di vita in Italia rimame elevata: nel 2015 per gli uomini e’ stata 80,1 anni, e 84,7 anni per le donne (nel 2014, alla nascita era pari a 80,3 anni per gli uomini e 85,0 anni per le donne).

TRIPLICATI GLI ULTRACENTENARI – Si conferma il boom degli ultracentenari, ma aumentano i ‘giovani anziani’ (65-74enni). La popolazione ultracentenaria continua dunque ad aumentare sia in termini assoluti sia relativi: al primo gennaio 2015 oltre tre residenti su 10.000 hanno 100 anni e oltre. Gli ultracentenari sono molto piu’ che triplicati dal 2002 al 2015, passando da 5.650 unita’ nel 2002 a oltre 19.000 nel 2015. In termini relativi, nel 2002, quasi uno ogni 10.000 residenti era ultracentenario, mentre nel 2015 oltre tre ogni 10.000. Se si considera il solo contingente femminile, negli stessi anni si e’ passati da 1,6 a 5,1 ultracentenarie ogni 10.000 residenti. Gli ultracentenari uomini sono passati da 0,3 a 1,1 ogni 10.000 residenti. Il Rapporto sottolinea inoltre che nell’ultimo anno di calendario, considerando sia gli uomini sia le donne, si e’ registrato un incremento di ben 1.211 unita’, con un incremento annuo pari a 6,8%. La componente femminile e’ piu’ numerosa: nel 2015, infatti, le donne rappresentano l’83,8% del totale degli ultracentenari. Aumentano anche i “giovani anziani” (ossia i 65-74enni): sono oltre 6,5 milioni, pari al 10,7% della popolazione residente (nello scorso rapporto figuravano oltre 6 milioni, pari al 10,6% della popolazione residente).

UN ITALIANO SU 10 E’ OBESO – Nel 2014 gli italiani sono stati un po’ meno sedentari dato che il 23% della popolazione con eta’ superiore o uguale a 3 anni si e’ dedicato allo sport in modo continuativo, mentre nel 2013 era il 21,5%. Nonostante questo, la quota di persone sovrappeso e obese e’ aumentata: sempre nel 2014, infatti, piu’ di un terzo della popolazione adulta del Paese (36,2%) era in sovrappeso (nel 2001 era il 33,9%), mentre poco piu’ di una persona su 10 (10,2% per l’esattezza) era obesa (nel 2001 era l’8,5%); complessivamente, il 46,4% dei soggetti di eta’ superiore o uguale a 18 anni e’ in eccesso ponderale. Nel 2012, precisa il documento, gli italiani che praticavano uno sport erano il 21,9%, come nel 2011, mentre nel 2010 erano il 22,8% della popolazione. Sono aumentati anche coloro che, pur non praticando uno sport, svolgono un’attivita’ fisica (passeggiare per almeno 2 km, nuotare, andare in bicicletta etc): nel 2014 erano il 28,2% della popolazione, mentre nel 2013 erano il 27,9%. La sedentarieta’, prosegue il Rapporto, e’ calata “in maniera significativa” per entrambi i generi: rispetto all’anno precedente, nel 2014 si e’ riscontrata una diminuzione delle persone sedentarie (-1,3 punti percentuali). Infatti i sedentari sono circa 23 milioni e 500 mila, pari al 39,9% della popolazione. Erano 24 milioni e 300 mila, pari al 41,2%, nel 2013. L’analisi territoriale mostra una differente attitudine alla pratica sportiva tra le diverse regioni del Paese che, probabilmente, riflette anche una diversa disponibilita’ di strutture organizzate.

VACCINAZIONI E SCREENING – Pochi investimenti e cittadini disattenti: cosi’ si potrebbe sintetizzare il discorso in merito alla prevenzione delle malattie in Italia. La spesa per la prevenzione (che comprende, oltre alle attivita’ di prevenzione rivolte alla persona come, ad esempio, vaccinazioni e screening, la tutela della collettivita’ e dei singoli dai rischi negli ambienti di vita e di lavoro, la Sanita’ Pubblica veterinaria e la tutela igienico-sanitaria degli alimenti) ammonta in Italia a circa 4,9 miliardi di euro e rappresenta il 4,2% (dati dell’Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali) della spesa sanitaria pubblica, si legge nel documento. La percentuale di spesa per la prevenzione prevista dal Piano Sanitario Nazionale (livello fissato nel Patto per la Salute 2010-2012) e’ del 5%. Sono poche le regioni che raggiungono tale livello e a livello nazionale mancano “all’appello” 930 milioni di euro da dedicare alla prevenzione. Secondo i dati Ocse (che indicano che la spesa per la prevenzione e’ cresciuta del 5,6% annuo nel periodo 2005-2009, mentre si e’ poi ridotta mediamente dello 0,3% annuo tra 2009-2013,), anche in Italia uno dei settori che fino ad oggi ha subito di piu’ le politiche di razionamento e’ quello della prevenzione. Eppure, evidenzia il Rapporto, e’ ben conosciuto l’impatto in termini economici della “mancata prevenzione”: un’imponente lievitazione della spesa sanitaria per il peggioramento delle condizioni di salute della popolazione e, quindi, un aumento della domanda e dei bisogni socio-sanitari, in particolare per la disabilita’ legata all’aumentata prevalenza delle patologie croniche. Il quadro che si configura in Italia e’ caratterizzato, inoltre, da una scarsa attenzione da parte dei cittadini alla tutela della propria salute, segnato da una scarsa percezione del rischio e/o da una irresponsabilita’ personale alquanto diffusa. In particolare, si nota la scarsa attenzione degli italiani alle vaccinazioni: se nel 2013, per quelle obbligatorie (Tetano, Poliomielite, Difterite ed Epatite B) si registrava il raggiungimento dell’obiettivo minimo stabilito nel vigente Piano Nazionale Prevenzione Vaccinale (PNPV) – in accordo con le raccomandazioni dell’Oms – pari ad almeno il 95% di copertura entro i 2 anni di eta’, nel periodo 2013-2014 si registrano valori di copertura al di sotto dell’obiettivo minimo stabilito, pur rimanendo comunque al di sopra del 94%. Lo stesso andamento in diminuzione si evidenzia per le coperture di alcune vaccinazioni raccomandate, quali anti-Hib e Pertosse. Quanto al vaccino antinfluenzale, e’ significativo il calo delle adesioni tra gli anziani, che sono peraltro proprio una delle fasce di popolazione piu’ a rischio di complicanze dell’influenza. La voce prevenzione – precisa infine il Rapporto – risulta trascurata anche a livello di finanziamenti: non solo il nostro Paese destina appena il 4,1% (dati dell’Ocse) della spesa sanitaria totale alle attivita’ di prevenzione, ma “la prevenzione risulta la funzione piu’ sacrificata anche a livello regionale”, specie laddove vi e’ la pressione a ridurre i deficit di bilancio.

ALCOL E FUMO – Nel 2014, in Italia, sono diminuiti sia i consumatori di alcolici sia i fumatori. Lo sottolinea il Rapporto Osservasalute 2015, presentato oggi a Roma, al Policlinico Universitario Agostino Gemelli. Nello specifico, nel 2014 la percentuale dei non consumatori di alcolici (astemi e astinenti negli ultimi 12 mesi) e’ aumentata al 35,6% della popolazione di eta’ superiore o uguale a 11 anni: nel 2013 era il 34,9%. La regione con il piu’ basso valore di prevalenza dei non consumatori, nel 2014, e’ stata la Provincia autonoma di Bolzano. La prevalenza dei consumatori a rischio sempre nel 2014 – si legge ancora nel Rapporto – e’ stata pari al 22,7% per gli uomini e all’8,2% per le donne, ed e’ rimasta pressoche’ stabile rispetto al 2013 (23,4% e 8,8%, rispettivamente). L’analisi territoriale mostra delle diminuzioni significative rispetto alla precedente rilevazione solo in Emilia-Romagna tra gli uomini (-4,6 punti percentuali) e in Campania tra le donne (-2,7 punti percentuali). Per quanto concerne invece i fumatori, nel 2014 sono stati poco piu’ di 10 milioni in Italia, poco meno di 6 milioni e 200 mila uomini e poco piu’ di 4 milioni di donne. Si tratta del 19,5% della popolazione di 14 anni e oltre. Continua dunque il trend in lenta discesa dei fumatori: infatti, nel 2010 fumava il 22,8% degli over 4, nel 2011 il 22,3%, nel 2012 il 21,9% e nel 2013 il 20,9%. Anche il numero medio di sigarette fumate al giorno diminuisce in un trend continuo dal 2001, passando da una media di 14,7 sigarette nel 2001 a 12,1 del 2014, una variazione che conferma la tendenza alla riduzione di tale abitudine, sebbene tale valore sia invariato rispetto al 2013. La prevalenza di fumatori e’ piu’ elevata nei Comuni grandi, sia del centro sia della periferia dell’area metropolitana (rispettivamente, 19,5% e 21,9%), rispetto ai piccoli Comuni con meno di 2.000 abitanti, che fanno registrare il 17,4% di fumatori. Le fasce di eta’ che risultano piu’ critiche sia per gli uomini che per le donne sono, sempre nel 2014, quella dei giovani tra i 20-24 e 25-34 anni in cui, rispettivamente, il 28,8% e 33,5% degli uomini e il 20,5% e il 19,3% delle donne si dichiarano fumatori; ma i piu’ accaniti sono gli sono gli uomini e le donne tra i 55-59 anni con, rispettivamente, 15,0 e 12,3 sigarette fumate ogni giorno. (AGI)

Questo sito non rappresenta una testata giornalistica; viene aggiornato saltuariamente e non può quindi considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge 62 del 07/03/2001. Inoltre viene utilizzato materiale tratto da siti/blog che possono essere ritenuti di dominio pubblico. Se per qualsiasi motivo gli autori del suddetto materiale, o persone citate nello stesso non gradissero, è sufficiente una email all'indirizzo apocalisselaica[@]gmail.com e provvederemo immediatamente alla rimozione.