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Più papisti del papa. Il crocifisso negli uffici? La Chiesa tedesca dice no

In Germania Markus Söder, presidente della Baviera, andando in controtendenza con la storia laica del Paese, ha reso obbligatoria da giugno l’esposizione del crocifisso negli uffici pubblici del Land. Ma a schierarsi contro, oltre all’opposizione, sono le gerarchie ecclesiastiche. Per il card. Reinhard Marx: “La croce è un segno di protesta contro la violenza, l’ingiustizia, il peccato e la morte, ma non un segno contro altre persone”. Bocciati così i lacchè del Vaticano che giocano a fare i Crociati.

di Giacomo Russo Spena

Succede sempre più spesso: lacchè del Vaticano che diventano più fondamentalisti delle stesse gerarchie ecclesiastiche. È lunga la lista dei politici europei più papisti del Papa. Per ultimo arriva il caso di Monaco, in Germania, dove il presidente della Baviera, il cristiano-sociale Markus Söder, ha imposto una legge regionale che rende obbligatoria da giugno l’esposizione del crocifisso in tutti gli uffici pubblici del Land.

Una decisione in controtendenza con la storia (laica) del Paese tedesco, nel quale una sentenza della Corte Costituzionale del 1995 ha sancito di togliere dalle scuole pubbliche bavaresi il crocifisso, subordinando la sua permanenza ad un’esplicita richiesta di genitori, insegnanti ed alunni.

Era così, fino al provvedimento della scorsa settimana. Questo sarà “una chiara dimostrazione del rispetto dei valori fondamentali del pubblico e della legge e dell’ordine in Baviera e in Germania”, si legge nella dichiarazione del governatore Marcus Söder, secondo cui questa azione non viola la disposizione sulla neutralità in materia religiosa prevista dalle leggi tedesche.

Una sortita che, oltre ad andare contro la Corte costituzionale, metterebbe in difficoltà persino la CDU di Angela Merkel. La CSU bavarese, infatti, è un partito regionale più conservatore del corrispettivo nazionale e ha sempre mantenuto posizioni più ferme e tradizionaliste: “L’Islam non è parte del nostro Paese” aveva detto Seehofer, ex presidente della Baviera appena nominato ministro dell’Interno, per poi continuare: “La Germania è stata forgiata dalla cristianità e in questo rientrano le domeniche di festa, e i giorni solenni come Pasqua, la Pentecoste e Natale”. Ora è il turno della crociata fondamentalista di Söder che, guarda caso, giunge alla vigilia delle elezioni per il Landtag, previste per il 14 ottobre.

Per Uli Grötsch, segretario generale della Landhaus bavarese del Partito Socialdemocratico Tedesco (SPD), la CSU è in calo nei sondaggi e con questo provvedimento cercherebbe di guadagnare voti tra i settori tradizionalisti e ultra cattolici, dimostrando di avere ancora posizioni di destra: “Considero che il segnale che il signor Söder invia ai rappresentanti delle altre comunità religiose sia disastroso, e non importa a chi è indirizzato: ebrei, musulmani, buddisti o persone di un’altra fede. La Germania è un luogo in cui tutte le persone sono in grado di professare la loro fede”. Dello stesso avviso i leader della Linke e dei Verdi che definiscono questa legge sul crocifisso di natura “populista e anticostituzionale”. In un Paese laico, dove la Costituzione garantisce che lo Stato e la Chiesa sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani, Söder si comporta in maniera non molto differente da alcuni Paesi islamici, tanto demonizzati.

Non si è fatta attendere la replica del presidente della Baviera, secondo cui le croci non sono un simbolo religioso del cristianesimo, ma il principale simbolo dell’identità culturale del cristianesimo. “La croce non è un segno di una religione ma l’impegno per un’identità, per un imprinting”, sono state le sue parole. Sarebbe, quindi, una questione di radici cattoliche. Ma se qui rimaniamo nel teatrino politico, nel botta e risposta tra maggioranza e opposizione in Baviera, di ben altro valore ha l’opinione di Marx. Non del comunista Karl, che il 5 maggio festeggerà i 200 anni, ma di Reinhard Marx, arcivescovo di Monaco di Baviera.

“Se la croce è vista solo come un simbolo culturale, non la si capisce”; la croce “è un segno di protesta contro la violenza, l’ingiustizia, il peccato e la morte, ma non un segno contro altre persone”, ha dichiarato il cardinale in un’intervista sul Süddeutschen Zeitung (Sz). Il suo è un “no” forte e vibrante al crocefisso appeso d’obbligo negli uffici pubblici: “Non spetta allo Stato spiegare quale sia il significato della croce”.

Tra l’altro il cardinale Marx non è stato il solo a esprimere il proprio disaccordo verso una scelta che, a sei mesi dalle elezioni bavaresi, suona come un richiamo populista da campagna elettorale. Qualche giorno prima aveva detto cose analoghe l’arcivescovo di Bamberga mons. Ludwig Schick, affermando che “la croce non è un segno identitario di una regione o di uno Stato” ma un invito a vivere nella solidarietà e nell’amore. Gli ha fatto eco il vescovo di Limburg mons. Georg Bätzing: “Si può presumere che lo scopo dell’ordinanza sulla croce sia quello di rendere chiara un’identità tramite una demarcazione. Come vescovo non posso appoggiare questa iniziativa, la croce non è questo”.

Neanche i sondaggi vengono in soccorso del governatore Söder, secondo un rilevamento dell’istituto Emnid per la Bild, è contrario all’esposizione del crocefisso il 64 per cento dei tedeschi. Nella piena attuazione di una Costituzione che non prevede religioni di Stato, la presenza di simboli genera un’inammissibile privilegio per la religione cattolica. Siamo ai paradossi, la politica invece di garantire la laicità, e farne proprio cardine, utilizza il crocifisso per racimolare qualche voto integralista, suscitando persino le ire delle gerarchie ecclesiastiche. Ma se i lacchè del Vaticano giocano a fare i Crociati, ci sarà sempre un Marx che sarà contro i crocifissi nei luoghi pubblici.

(2 maggio 2018)

http://temi.repubblica.it/micromega-online/piu-papisti-del-papa-il-crocifisso-nelle-scuole-la-chiesa-tedesca-dice-no/

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