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Pm, bisognava fermare chi sfrutta operai nei cantieri dell'Aquila

(AGI) – L’Aquila, 30 lug. – “La presenza di imprese che operano in una tale situazione di illegalita’ nei cantieri della ricostruzione opera una distorsione forte del mercato. Gli indagati dicono in una registrazione: ‘se continua cosi’ andremo avanti fino al 2016′, e per questo andavano fermati”. Lo ha detto il pm Simonetta Ciccarelli, titolare dell’inchiesta “Social dumping” unitamente alla collega Antonietta Picardi e al procuratore distrettuale antimafia Fausto Cardella. Quest’ultimo, in particolare, nel corso dell’incontro con i giornalisti, ha rilevato come quella portata a compimento stamane rappresenti “una delle prime indagini in Italia in materia di sfruttamento dei lavoratori e di autoriciclaggio (art. 648 ter cp, ndr) norme introdotte di recente nel nostro sistema penale, che ha richiesto un impegno notevole e per questo ringrazio i carabinieri”. A dare la stura alle indagini era stata una denuncia presentata dalla Cgil (in tribunale era presente anche il segretario provinciale Umberto Trasatti) “ma non e’ casuale – ha osservato il procuratore – poiche’ si inserisce in un progetto di tutela della legalita’ nei fatti attinenti alla ricostruzione post-sisma”. Cardella, infatti, ha ricordato altre indagini, dalla ‘Dirty job’ alla ‘Betrayal’, da quella sui Map (moduli abitativi provvisori) ai balconi degli alloggi antisismici del progetto C.a.s.e. “Abbiamo messo in campo una serie di competenze e capacita’ professionali intersecate tra di loro – ha detto la dottoressa Picardi – come quella dei carabinieri del Nucleo ispettorato del lavoro. Solo grazie a loro si e’ riusciti a capire quale era il meccanismo del ‘distacco comunitario’ che veniva utilizzato”. L’indagine, ha quindi rivelato lo stesso pm, “e’ stata lunga e complessa”. Ci sono stati vari tipi di intercettazioni, telefoniche, ambientali in vari posti, traffico e-mail e fax, “che ci hanno permesso di capire il momento giusto per intervenire”. Ciccarelli, che ha ringraziato il sindacato, ha spiegato che i reati contestati agli indagati sono il reclutamento e sfruttamento della manodopera e l’associazione per delinquere. “Ci sono ulteriori ipotesi di reati fiscali e autoriciclaggio sulle quali non e’ stata emessa la misura cautelare ma il gip – ha aggiunto il magistrato – ne ha affermato la sussistenza. Il distacco comunitario e’ un istituto lecito per spostare lavoratori di una ditta europea in un altro Stato – ha spiegato ancora Ciccarelli -. Nel caso specifico, lavoratori romeni venivano distaccati in Italia, sono 20 quelli coinvolti, 2 le ditte italiane piu’ un consorzio mentre la ditta romena ha cambiato denominazione”. (AGI)
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