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“Polizia armata sulle navi o le ong sono fuori”

“Chi non ha firmato non potrà far parte del sistema di salvataggio che risponde all’Italia, fermo restando il rispetto della legge del mare e dei trattati internazionali”. Il ministro dell’Interno, Marco Minniti, in un colloquio con il Fatto Quotidiano oggi in edicola avverte le Ong “ribelli”. Tra queste ci sono i tedeschi di Jugend Rettet e i francesi di Medici senza frontiere, entrambe organizzazioni non governative finite nell’inchiesta delle procure siciliane sui rapporti tra volontari e scafisti. “Gli agenti della polizia giudiziaria italiana non possono andare da nessuna parte senza armi – precisa Minniti, a proposito di uno dei punti contestati da chi non ha firmato -. Sono contrario alla giustizia fai-da-te, per me gli unici a dover essere armati sono coloro che rispondono allo Stato. Sono una garanzia per le Ong stesse”.

‘Non riuncio al salvataggio, ma nemmeno alla sicurezza’

“Non intendo rinunciare al principio di salvataggio dei naufraghi e neppure a quello della sicurezza dei miei concittadini. Per questo ritengo necessaria la presenza di polizia giudiziaria sulle navi delle Ong”, afferma Minniti. “Ma per firmare c’è ancora tempo“.

Il ministro si è poi soffermato sulla missione navale in Libia con l’obiettivo di favorire il contrasto del traffico di esseri umani. “Non è un’operazione combat ma solo un supporto tecnico-logistico alla Guardia costiera tripolina concesso al governo Serraj, su sua richiesta, l’esecutivo libico riconosciuto dalla comunità internazionale”, ha detto spiegando che “interverremo solo su richiesta di Guardia costiera e governo libici”. Detto questo, “la stabilizzazione del Paese non può prescindere neppure dal generale Haftar“.

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Articolo originale Agi Agenzia Italia

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