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Ponte o balneare, che governo ci aspetta

Ponte o balneare, il governo che si profila dopo i veti incrociati di grillini, Pd e leghisti avrà probabilmente, se mai nascerà, vita breve. Quale sia la differenza tra i due è, in fondo, solo questione stagionale o metereologica: il governo ponte può essere varato in qualsiasi momento dell’anno, quello balneare implica la bella stagione, quella delle ferie, in cui è meglio non andare alle urne.

Entrambi, insomma, servono a far decantare una situazione altrimenti troppo complessa. Diceva del resto Giolitti, che di crisi ministeriali se ne intendeva, che quando un problema è insolubile basta chiuderlo in un cassetto, e la soluzione la porterà il tempo.

 

Così deboli, così utili

Per entrambi vale la stessa definizione, data da Internazionale, secondo cui si tratta di esecutivi “privi di una solida base politica e destinati a durare per un periodo limitato di tempo, con il compito di espletare unicamente funzioni amministrative, in attesa che si risolva una crisi politica in atto”.

Ma questo non vuol dire che siano buone scuse per prendere tempo causa incapacità, o andare in vacanza invece di lavorare sotto la canicola. Spesso servono, per l’appunto, a far maturare le decisioni più difficili, se non quelle epocali.

Quando nacque il centrosinistra

Di governo ponte o balneare si può parlare benissimo nel caso del primo esecutivo guidato da Giovanni Leone: durò dal giugno al novembre 1963. Monocolore democristiano, aprì la strada alla lunga e fruttuosa stagione del Centrosinistra storico, formula destinata a durare cinque anni esatti, e che fu chiusa con un altro governo a durata, formula e guida identica: il secondo esecutivo di Giovanni Leone, dal giugno al novembre del 1968.

Un precedente che potrebbe piacere al Colle

Somiglia molto a ciò che il Quirinale pare avere in mente in queste ore (un ponte lungo che si estende fino all’inizio del prossimo anno) il quarto governo di Mariano Rumor, nato in una notte di luglio del 1973 e spentosi il 2 marzo dell’anno successivo, all’alba di una legislatura che si chiude con un nuovo esecutivo ponte, il quinto governo Moro (febbraio-aprile 1976). Lo stesso per il primo governo Cossiga, dall’agosto 1979 al marzo successivo.

Qualche volta dura una settimana

Il record comunque tocca a Giulio Andreotti: la prima volta che fu chiamato a Palazzo Chigi resistette dal 18 febbraio 26 febbraio 1972. Otto giorni, mai così poco, nemmeno l’intero mese più breve del calendario. Anche qui si aprì una stagione nuova nella storia della Repubblica; quella delle elezioni anticipate.  Andreottianamente si potrebbe commentare che, più che un ponte, fu un Ponte dei Morti.

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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