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Popolare Vicenza: assemblea fiume, i soci attaccano Zonin e cda

Vicenza – C’e’ chi dice di votare si’, e sono principalmente gli imprenditori, chi invoca un “sussulto di dignita’” e chiede agli altri soci di votare no. Prosegue, a spron battuto, l’assemblea di Popolare di Vicenza: a parlare si sono iscritti 123 azionisti, un numero tale da costringere il presidente dell’istituto, Stefano Dolcetta, a tagliare il tempo da 3 a 2 minuti. Sia fra i favorevoli che fra i contrari, tuttavia, c’e’ una richiesta comune: quella di un’azione di responsabilita’ verso il vecchio management, guidato dall’ex presidente Gianni Zonin e dal dg Samuele Sorato con, come ha proposto un socio, “un sequestro preventivo e cautelativo dei loro beni, che sono ingenti”. Dita puntate anche contro buona parte del cda, quella in carica con la vecchia gestione. E proprio molti di loro hanno disertato l’assemblea, a cui sono presenti solo 5 consiglieri su 18: oltre a Stefano Dolcetta e Francesco Iorio, ci sono Paolo Angius, Giorgio Colutta e Alessandro Pansa.

IORIO, SI’ A SPA O SCENARI CHE NON VOGLIO IPOTIZZARE – Si’ alla trasformazione in spa, all’aumento di capitale e alla quotazione, procendendo “nel processo di risanamento” oppure “per questa banca si aprono scenari che non voglio neanche ipotizzare, perche’ non permetterebbero nessuna ripartenza ne’ ripresa di quel valore che oggi e’ stato abbattuto”. A dirlo, in assemblea, l’ad di Popolare di Vicenza, Francesco Iorio, che ha bocciato le altre ipotesi possibili, quella della liquidazione e quella di una discesa sotto gli 8 miliardi di attivi, che permetterebbe di evitare la trasformazione in spa. “Dobbiamo anche approvare un nuovo statuto – ha aggiunto Iorio – Ci sara’ la decadenza di tutti gli organi sociali entro giugno. Il nuovo cda vedra’ una riduzione dei consiglieri da 18 a 13 e la presenza nel cda sara’ possibile solo per persone che hanno requisiti di conoscenza del credito di altissimo livello”. L’aumento da 1,5 miliardi, ha aggiunto Iorio, “e’ riservato ai soci per il 45% e sarebbe molto importante che gli attuali soci dessero un segnale forte di partecipazione”. Al tempo stesso, tuttavia, “trovare 1,5 miliardi non sarebbe realizzabile senza mercati e fondi istituzionali, che non rappresentano uno spauracchio, ma un’opportunita’”. “Siamo la decima banca italiana, non ho avuto mai dubbi che questa banca possa essere rilanciata e che ci saremo per altri 150 anni”, ha concluso Iorio, secondo cui “e’ necessario in questo momento avere la capacita’ e la responsabilita’ non tanto di guardare al passato ma di guardare al futuro per poter rilanciare e ricreare quel valore che e’ proprio di questa banca e che puo’ in qualche tempo riportarci ad avere una soddisfazione di carattere economico”. “Ho nel corso di questi mesi ripetutamente interagito con le diverse procure nazionali che sono state interessate, fornendo loro ben altro che non un esposto di 9 paginette. Il tempo non potra’ che darmi atto del lavoro svolto di collaborazione con la magistratura italiana”, ha aggiunto Iorio. (AGI)

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