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Dopo decenni di assenza da molti condomini italiani, il portiere fa di nuovo il suo ingresso (per restarci). Questa volta con passaporto straniero, soprattutto filippino. I portieri – o portinai – aumentano a Milano, a Roma e a Napoli, si legge sul sito “Non sprecare”, che cita indagini sul campo svolte da Confedilizia e Assoedilizia.

In particolare, a Milano i portieri sarebbero più di 8mila mentre a Roma aumenta del 34% la quota dei portinai part-time. 

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Da simbolo di benessere a spesa superflua

A lungo simbolo del benessere italiano, il mestiere del portinaio rappresentava una sicurezza sia per gli inquilini del palazzo, che lo consideravano un punto di riferimento, sia per i portieri stessi che nella maggior parte dei casi con quel lavoro erano riusciti a lasciarsi alle spalle la povertà. Ma in tempi più recenti si era affermata la percezione che si trattasse di una spesa inutile, superflua. Un costo da abbattere. E così è stato.

Le ragioni del ritorno?

Nei nostri condomini abbiamo bisogno di più sicurezza e più pulizia: i portieri assicurano entrambe le cose. Tanto che nei palazzi dove ci sono loro, i furti sono l’80% in meno rispetto agli altri condomini. Quanto alle pulizie, l’idea di appaltare tutto a ditte esterne spesso delude.
E poi c’è il fattore moderno: il boom degli acquisti online, che significano pacchi e posta. Chi li riceve? Nessuno, se non c’è un portiere.

Un’occasione per gli immigrati 

Il portiere del 2018 con molta probabilità sarà straniero. Il mestiere si sta affermando sempre di più come un’occasione di impiego per i non italiani. A Milano, per esempio, c’è una quota altissima (il 75 per cento degli stranieri che svolgono lavori di portineria) di filippini dai modi gentili e dal sorriso sulle labbra.
 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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