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Porto Rico vuole annettersi agli USA. Per referendum

I portoricani vogliono essere statunitensi. Questo è il responso del referendum con cui è stato chiesto agli abitanti se vogliono che l’isola venga annessa agli Usa come 51esimo Stato della confederazione oppure optare per un’altra strada.

Tra le tre opzioni disponibili, la scelta del popolo portoricano che si è recato a votare è stata praticamente unanime:

  • Il 97% dei votanti ha scelto l’unificazione agli Usa;
  • L’1,5% su è espresso per l’indipendenza o per una libera associazione con i nordamericani. Se questa fosse stata l’opzione vincente, si sarebbe tenuto un nuovo referendum per scegliere quanto essere politicamente distanti dagli USA;
  • il restante 1,5% ha chiesto di rimanere negli attuali accordi, secondo i quali Puerto Rico è sotto giurisdizione Usa, ma i suoi abitanti non hanno diritto né di esprimere preferenze per il Presidente né di eleggere rappresentanti al Congresso, anche se possiedono comunque la cittadinanza statunitense.

L’affluenza però è stata molto bassa; solo il 22% degli aventi diritto si è recato alle urne.

La storia del referendum

Porto Rico è dal 1898 sotto controllo degli Stati Uniti d’America, a seguito della vittoria nella guerra ispano-americana dopo la quale si annessero anche altri territori, alcuni poi persi come Cuba e le Filippine. Ci sono stati diversi referendum in passato che hanno proposto un cambiamento di questa condizione: nelle consultazioni del ’67, ‘93’ e ’98 aveva vinto l’opzione che voleva il mantenimento dell’attuale stato di cose.

Quest’ultima tornata referendaria è stata fortemente voluta dal partito di governo: il PNP, Nuovo Partito Progressista (Partido Nuevo Progresista in spagnolo), che da sempre chiede l’annessione completa agli Stati Uniti.

Gli altri principali partiti hanno però dato indicazione ai propri elettori di non recarsi alle urne, fattore che potrebbe quindi spiegare la scarsa partecipazione al voto. Il PPD (Partito Popolare Democratico, Partido Popular Democratico in spagnolo) non condivideva né la definizione di “colonia” che il testo della domanda referendaria dava a Porto Rico né l’affermazione che veniva fatta per la quale attualmente l’isola è sotto il completo controllo degli Usa.

Nel 2012 era stato sostenuto un altro referendum in cui veniva messo in discussione lo stato dell’isola. Vinse anche qui la proposta di renderla uno degli Stati Uniti d’America; ma l’alto numero di schede bianche spinse il governo a ignorare i risultati. 

Quella del voto è stata una giornata particolare: a New York si è tenuto il consueto Puerto Rican Day. La manifestazione ha visto quest’anno strascichi di polemiche per la partecipazione di Oscar Lopez Rivera, ex terrorista indipendentista liberato lo scorso 17 maggio dopo 35 anni di carcere, per volere di Barack Obama. Una delle sue ultime decisioni da Presidente, presa il 17 gennaio di quest’anno, tre giorni prima dell’insediamento di Donald Trump.

Perché diventare uno Stato USA?

La situazione economico-finanziaria del Paese è molto difficile. Il debito pubblico è insostenibile sin dal 2015. L’amministrazione Obama era riuscita a far accettare una moratoria ai creditori fino al 1 maggio di quest’anno, ma appena terminata la situazione è tornata critica. E il governo ha quindi dovuto continuare una politica di austerità, che prevede tra le altre misure la chiusura di 178 scuole pubbliche, e ha dovuto dichiarare una sorta di bancarotta.

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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