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Preti pedofili e adulti complici, il corto di Cammuso illumina la Sala Farina. “Gesti orrendi camuffati da abito religioso”

Si chiama “Sinite pueros venire ad me” il corto proiettato ieri in Sala Farina sul delicatissimo tema dei preti pedofili, scritto e diretto dal regista e attore Piero Cammuso.

Si chiama “Sinite pueros venire ad me” il corto proiettato ieri in Sala Farina sul delicatissimo tema dei preti pedofili, scritto e diretto dal regista e attore Piero Cammuso.

Il plot è molto ben scritto. Lo spettatore viene catapultato in una chiesetta di provincia, con le anziane perpetue. Il parroco è anche insegnante in una scuola elementare, dove si consuma una tresca amorosa tra due colleghi, una dei quali è moglie del preside.

I due amanti in un magazzino scolastico vengono scoperti dal sacerdote, il quale in cambio del suo silenzio, chiede la complicità del collega per adescare i fanciulli della classe. L’opera si conclude con l’uomo che accompagna uno dei ragazzini in canonica dal suo carnefice.

Il corto, in modo molto discreto, senza inutili voyerismi, entra nelle dinamiche della lussuria con un fil rouge che collega disperatamente lascivia e perversione terribile del mondo degli adulti, in una banalità del male e delle pulsioni sessuali, di fronte alle quali si prova la nausea del grottesco. È questo l’aspetto più interessante dell’opera di Cammuso, presentata ieri da Roberto Parisi, con l’ausilio dopo la proiezione degli interventi della Presidente della Camera Minorile di Capitanata Maria Emilia De Martinis,  di Lucia Magaldi Preside dell’XI Circolo Didattico San Ciro di Foggia e Paolo Mongiello dell’associazione “Innamorati di Foggia”.

Gli adulti sono il più delle volte complici dei preti pedofili e lo dimostrano i casi di cronaca. Sono spesso loro, per povertà di mezzi o perché vittime di ricatti beceri, a portare i piccoli nelle braccia demoniache dei sacerdoti deviati. Da qui il titolo efficacissimo del corto, tratto da Matteo, cap.XIX, v. 14, “Lasciate che i fanciulli vengano a me”.

Il corto è un’opera corale, a recitare Maria Pia De StefanoMichela Sepe, Piero Cammuso, Francesco CappielloMichele CristinzianoCinzia Di GioiaMarcello Scala insieme agli alunni della classe “III^ E” dell’Istituto San Ciro di Foggia. Direttore della fotografia Tony La Gatta, operatore di riprese Michele Angler, fotografo di scena Cristiana Falcone, fonico Giorgio Frigerio, assistente fonico Antonio Spadavecchia, sound designer Fabio Silvis, color correction Vincenzo Coluccelli, montaggio Piercamm, segretaria di edizione Oriana Casiello, trucco Francesca di Bella e Marianna Leopardi.

Intense le musiche originali, “Pueros” di Fabio Silvis e “Fly away” di Antonio Cappiello. A l’Immediato l’autore, che nel corso della serata ha denunciato l’assenza del Telefono Azzurro a Foggia, ha specificato che la distribuzione avverrà esclusivamente attraverso concorsi e festival. “Ho studiato a Napoli in un istituto di gesuiti. Personalmente ho avuto sempre delle reticenze sui preti e su coloro che si camuffano, grazie alla loro tonaca, commettendo gesti orrendi. Il progetto si è poi evoluto in funzione del fatto che ho avuto la possibilità di svilupparlo grazie alla signora Cigliano di Pietrafitta che mi ha dato l’ok a girare le scene nella chiesetta della sua tenuta e alla scuola San Ciro, che mi ha acconsentito a far da location. Abbiamo fatto una riunione con i genitori della III E. Il prete pedofilo ha le sue responsabilità, ma ve ne sono altre più gravi da parte di coloro che acconsentono a quel reato orrendo. Il maestro nel cortometraggio subisce il ricatto a discapito del bambino, pur di non essere scoperto insieme alla sua amante, dà in pasto all’orco un bambino innocente”.

È stato per certi versi significativo che un corto del genere, un’opera locale, sia stato proiettato alla Sala Farina, una sala di comunità che riceve finanziamenti pubblici e regionali, con il Circuito D’Autore, e all’interno del format Cei.

Cosa vuol dire proiettare in una sala di comunità? Cammuso sorride. “È stata una provocazione? La sala permetteva come disponibilità lo spazio, quando ho prospettato l’argomento c’è stato un attimo di scetticismo, ma poi alla fine hanno aderito. È un segno importante, tanto è vero che Dino La Cecilia ha voluto dare questo significato: anche la Chiesa vuole che questo fenomeno venga divulgato e debellato”.

È proprio la presenza di un nuovo “manager” gestore della sala la novità della serata di ieri. Dopo gli anni indimenticabili del Falso Movimento di Mauro Palma e il controllo della Curia, prima con Luciano Gentile e poi con la cooperativa bovinese di Francesco Gesualdi arriva un nuovo soggetto.

Ci sarà sempre cinema d’essai, ma con uno sguardo più vivace alle realtà locali e internazionali. Alcuni si chiedono se la nuova gestione conservatrice sarà in grado di riportare sullo schermo la varietà di stili e di arte che Palma proponeva al pubblico ormai tranti anni, prima di essere cacciato.

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