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Preti, sesso e dissidenza: quando per la Chiesa lo scandalo è solo la dissidenza

di don Giorgio De Capitani –

Non è mia intenzione di mettere alla gogna un prete che ha sbagliato, per aver dato scandalo per atti osceni in luogo pubblico.
Diciamo subito che masturbarsi di per sé non è peccato, ma farlo davanti agli altri viola il comune pudore. Il sesso ha una sua privacy che va rispettata, come anche baciarsi o fare all’amore in pubblico. Non entro nel merito, perché magari scandalizzerei. Forse il buon senso, più la legge umana o la decenza convenzionale, dovrebbe guidare i nostri comportamenti pubblici. Certo, il sesso ha impulsi talora così incontrollabili da non saperli più gestire nemmeno in pubblico. Non do la colpa al sesso, ma alle sue repressioni  dovute ad una morale cattolica inibitoria e in parte anche all’imposizione del celibato. È vero che anche uomini sposati fanno atti “osceni” in pubblico (a proposito, la parola “osceno” non riguarda di per sé la morale, ma qualcosa che è fuori posto, fuori scena).
Ma il mio discorso è un altro. Si allarga al diverso comportamento della gerarchia nei riguardi della morale e della dottrina. Se sulla morale la Chiesa è fortemente e paradossalmente equivoca, imponendo ancora oggi leggi sessuofobe, come se il sesso fosse la causa principale di ogni male, sulla dottrina è coerentemente intransigente: non perdona alcuna deviazione: ogni ribellione viene chiamata “eresia”.
Ho detto che sulla morale sessuale la Chiesa è equivoca, perché in privato ne combina di tutti i colori, ma in pubblico fa di tutto per salvare la faccia. Sulla dottrina, come ho detto, non vuol sentire ragioni: se uno esce dai binari imposti dai dogmi, arrivano le scomuniche.
Se un prete ne combina nel campo sessuale, la Chiesa cerca di coprire gli scandali: se invece il fatto va sui giornali, allora il vescovo diplomaticamente salva la faccia della Chiesa, quella che oggi finge di denunciare in prima persona gli scandali dei suoi preti, anticipando i giornali.
Ma la Chiesa gerarchica non ci pensa due volte a far fuori un prete “dissidente”, e lo mette alla gogna, privandolo di ogni dignità umana.
Anche la Diocesi milanese ha coperto (appena poteva farlo!) preti che hanno dato scandali nel campo sessuale (lo sanno tutti, anche se tra gli stessi fedeli esiste ancora una certa omertà),mentre non ha mai sopportato che ci fossero preti dissidenti, mettendoli a tacere. Neppure il Giubileo della misericordia è servito al cardinal Scola a tendermi una mano (che avrei senz’altro rifiutato!),neppure dopo tre anni di detenzione forzata in casa privata.
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da www.farodiroima.it

Atti osceni in luogo pubblico,

denunciato un parroco del milanese

3 agosto 2016
È stato scoperto a masturbarsi nella vasca idromassaggio di un parco acquatico di Concorezzo, in provincia di Monza. Denunciato un sacerdote della diocesi di Milano, don Marco Galli, con l’accusa di atti osceni in luogo pubblico.
Secondo le testimonianze di alcuni bagnanti, che lo hanno segnalato al responsabile della struttura, il sacerdote si trovava nella vasca idromassaggio quando a un certo punto i suoi atteggiamenti ‘anomali’ avrebbero fatto insospettire chi gli stava vicino. Al momento dell’accaduto nella vasca ci sarebbero stati anche minorenni. Solo dopo l’intervento del 112 i bagnanti hanno realizzato che l’uomo incapace di contenere le sue pulsioni sessuali era un prete e precisamente il parroco di Pozzo d’Adda. Il sacerdote è stato ora allontanato dalla parrocchia per decisione dei suoi superiori.

Preti, sesso e dissidenza: quando per la Chiesa lo scandalo è solo la dissidenza

 

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