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Prezzi italiani a crescita zero. Mai un declino cosi’ dal 1959 e in 19 grandi citta’ e’ deflazione

Articolo di Rosaria Amato (Repubblica 13.8.14)

“”Meno 0,1 per cento su giugno, più 0,1 per cento sul luglio dell’anno scorso: variazioni nulle, le rilevazioni Istat confermano che i prezzi sono fermi, fermissimi. Anzi, mai così fermi dal 1959: solo allora infatti si è registrata una sequenza lunga 11 mesi di variazioni inferiori all’1 per cento, con la differenza che in quel periodo il Paese stava per tuffarsi nel boom economico, adesso è stata appena annunciata la terza recessione nel giro di sei anni. Se la media è vicina allo zero, la deflazione è una realtà già in dieci grandi città: in testa tra i capoluoghi di regione Torino, con un calo tendenziale dello 0,4 per cento. Nel confronto mensile i numeri sono anche più alti: si parte dal meno 0,7 per cento di Firenze.

La deflazione si concentra soprattutto nel Nord-Ovest, mentre nel Nord-Est e Centro i prezzi sono fermi, e nel Sud e nelle Isole si registrano tassi di inflazione superiori alla media. Federconsumatori e Adusbef denunciano «il grido di allarme delle famiglie», mentre il Codacons sottolinea come la deflazione sia «lo specchio della grave crisi dei consumi». A confermare la tendenza al ribasso anche l’andamento dei “prodotti acquistati con maggiore frequenza”, una categoria introdotta dall’Istat per porre fine alle polemiche sollevate soprattutto dalle associazioni dei consumatori, secondo le quali l’Istituto non misurava correttamente gli aumenti “veri” dei prezzi. Ebbene, i prezzi dei prodotti acquistati con maggiore frequenza a luglio calano dello 0,3 per cento su base mensile, due punti base in più rispetto all’indice per l’intera collettività. A incidere sul calo mensile sono soprattutto i prezzi dei beni energetici regolamentati (meno 3,1 per cento), della frutta fresca (meno 9) e delle verdure (meno 3,8). Per la Coldiretti il calo rilevato è anche maggiore: le famiglie, spiega l’associazione, prediligono l’hard discount, trascurando la qualità dei prodotti, e pur di risparmiare arrivano a «non buttare il cibo scaduto ma a mangiarlo, con una percentuale che è aumentata del 18 per cento dall’inizio del 2014». Le scelte low cost degli italiani non si limitano agli alimenti, ma emergono da tutte le categorie del “paniere” Istat: per esempio scendono su base mensile i prezzi di alberghi e pensioni (meno 1,1 per cento), ma salgono i prezzi dei servizi di alloggio di villaggi vacanze, campeggi e ostelli della gioventù (più 19,9 su giugno, più 2,7 su anno).””

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