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Prima pietra o pietra tombale? Oggi il futuro dello stadio della Roma è in bilico

Dalla prima pietra alla pietra tombale? Quanto inciderà l’inchiesta della procura di Roma sul futuro dello stadio di Tor di Valle? È questa la domanda che si stanno ponendo in queste ore i tifosi giallorossi, ma anche molti romani in generale, interessati a una storia che sembra maledetta e che ha riempito le pagine dei giornali degli ultimi 50 mesi. Dopo oltre quattro anni di tira e molla, di progetti scritti e riscritti, modificati e profilati, dopo due sindaci e un via libera alla posa della prima pietra, la storia del nuovo impianto che ospiterà le partite della squadra di James Pallotta rischi di incepparsi di nuovo, nelle maglie di un’inchiesta giudiziaria che ha prodotto 9 arresti e 16 indagati.

La As Roma, spiega chi indaga, non c’entra nulla in questa storia, la società giallorossa non ha responsabilità. Ma cosa succederà se l’inchiesta della procura bloccherà di nuovo l’iter di approvazione del progetto che sembrava ormai a un passo dal via libera finale? “La Roma non c’entra nulla”, ha dichiarato il procuratore aggiunto Paolo Ielo nella conferenza stampa che si è tenuta a Piazzale Clodio in merito all’operazione “Rinascimento”. Sedici indagati nel provvedimento: sei sono in carcere e tre ai domiciliari. I reati contestati sono: associazione a delinquere, due reati di traffico d’influenza, quattro fatture per operazioni inesistenti, cinque reati di corruzione e due illeciti finanziari. 

#StadioDellaRoma c’è solo una voce che con fermezza in questi anni ha denunciato i rischi e additato le ombre: @ilmessaggeroit

— Virman Cusenza (@VirmanCusenza) 13 giugno 2018

“Non sono preoccupato per le notizie della mattina, non hanno nulla a che fare con la Roma. Non dovrebbero avere alcun effetto sullo stadio. La Roma non ha fatto nulla di sbagliato, vuole costruire il suo stadio, tutti lo vogliono, facciamolo. Qualcuno dice che lo stadio potrebbe fermarsi? Allora mi verrete a trovare a Boston”. Ecco il primo commento  a caldo alla notizia del giorno da parte del presidente Pallotta, nella capitale in questi giorni per una breve vacanza. “Se ho sentito Parnasi? Non credo ti diano il telefono in carcere, è stato arrestato. Con la sindaca Raggi? Non ho parlato con nessuno”.

Luca #Lanzalone: chi è l’avvocato del #M5S oggi arrestato per lo #StadiodellaRomahttps://t.co/DxPgzsBjf7

— neXt quotidiano (@neXtquotidiano) 13 giugno 2018

Pallotta: “Tutto è stato fatto in maniera trasparente, andiamo avanti”

È nero, Pallotta, che in tante occasione aveva chiarito: senza stadio, me ne torno negli Stati Uniti. “Tutto quello che sta succedendo l’ho letto dalla stampa, ma la Roma è estranea. Dal mio punto di vista la Roma non c’entra, costruiremo lo stadio. Tutti vogliono lo stadio, costruiamolo. Tutto è stato fatto in maniera trasparente, la Raggi ha detto che era tutto ok. Non dovremmo avere problemi”. Ancora: “Non vedo perché questa cosa debba riguardarci”, ha ribadito Pallotta, secondo quanto riportato sul sito de Il Romanista. “Vendere la Roma? Non l’ho mai detto. Solo in caso di ritardi, ma non vedo perché debbano esserci, visto che la Roma non ha fatto niente di male. Dovremmo aver approvato lo stadio. Non vedo perché dovremmo vedere il progetto bloccarsi”. 

Raggi: “Spero che il progetto possa andare avanti”

Al momento non c’è alcuno stop formale da parte del Campidoglio al progetto, ma è ipotizzabile che l’iter di approvazione conclusiva subisca dei ritardi in quanto è necessario un confronto sulle controdeduzioni all’opera con la società proponente, Eurnova dell’imprenditore Luca Parnasi, oggetto di un’indagine da parte della procura di Roma. L’orientamento del Campidoglio a 5 Stelle, a quanto si apprende, è quello di attendere lo sviluppo dell’indagine e valutare le carte prodotte dai pm per vedere se gli atti della giunta sono pienamente in regola. 

“Chi ha sbagliato pagherà, noi siamo dalla parte della legalità. Aspettiamo di leggere le carte. Al momento non esprimiamo alcun giudizio”, ha detto la sindaca di Roma Virginia Raggi . “Se è tutto regolare – ha aggiunto – spero che il progetto stadio possa andare avanti”. Già, ma quanto ci vorrà per stabilirlo? Mesi, anni, magari un processo di mezzo.

Blitz dei carabinieri. Tra i fermati l’imprenditore Luca Parnasi, il vicepresidente del consiglio regionale del Lazio Adriano Palozzi (FI) e l’ex superconsulente della sindaca, attuale presidente di Acea, Luca Lanzalone – di @massimosolani #StadioDellaRoma https://t.co/JjY8yntxG9

— Il Foglio (@ilfoglio_it) 13 giugno 2018

Il progetto per la costruzione dello stadio dell’As Roma è la più grande operazione economica privata attesa a Roma, con un investimento previsto di circa un miliardo di euro. Il ciclone dell’inchiesta giudiziaria della procura di Roma esplode quando il progetto era arrivato ormai a un passo dall’approvazione finale, propedeutica alla posa della prima pietra. Era atteso per luglio l’ok dell’assemblea capitolina all’approvazione della variante urbanistica, a cui deve far seguito il via libera finale della giunta regionale. Entro l’anno, la prima pietra, si era detto.

Quattro anni di trattative col Comune e la Regione

Dal 2014 la società giallorossa ha avviato un lungo e ambizioso progetto per realizzare l’impianto di proprietà del club. Una sinergia con l’imprenditore Luca Parnasi, che già nel 2010 aveva siglato un preliminare di acquisto dei terreni di Tor di Valle dove sorge l’ex ippodromo del trotto realizzato per le Olimpiadi del 1960 – in disuso da anni – per poi costruirci sopra lo stadio e un business center. Il club giallorosso e Parnasi hanno aperto una società, la Tdv project, che, secondo il progetto, sarà proprietaria dell’impianto.

Ci sono voluti tre anni e mezzo, due sindaci, due progetti e altrettante conferenze dei servizi per arrivare a fine 2017 al via libera finale in conferenza dei servizi dell’iter autorizzativo. C’era ancora Ignazio Marino in Campidoglio quando nel maggio 2014 è stata svelata la prima versione del progetto, che prevedeva di realizzare un milione di metri cubi per costruire uno stadio disegnato da Dan Meis e un business park composto da tre torri dell’archistar Daniel Liberskind.

“Chi stava lavorando allo #stadiodellaroma ed è stato arrestato lo conosco personalmente come persona perbene e spero dimostri sua innocenza. Il codice appalti e burocrazia aiutano chi vuole fregare prossimo. Paese più
semplice è meno corrotto” #Salvini. https://t.co/Eu2C4Rhmxe pic.twitter.com/dqCwsD4a4j

— la Repubblica (@repubblica) 13 giugno 2018

La giunta M5s di Virginia Raggi a febbraio 2017 ha voluto modificare il masterplan, dimezzando, in accordo con il club e il costruttore, le cubature del business park ma anche tagliando fondi privati destinati a pagare opere pubbliche a servizio della struttura. La mediazione, portata avanti tra gli altri da Luca Alfredo Lanzalone come consulente, ha visto l’eliminazione delle torri e la loro trasformazione in un complesso di una quindicina di palazzine. Alla fine del lavoro in Campidoglio è stato prodotto un masterplan che prevede un’arena da 55 mila posti, un business park con uffici, una centralità commerciale e un parco fluviale con diversi accessi ciclopedonali. L’ultimo passaggio per arrivare all’avvio dei cantieri è appunto l’approvazione della variante urbanistica in assemblea capitolina, la calendarizzazione era attesa per luglio e un ultimo via libera della giunta regionale. 

Il via libera alla variante sembrava cosa fatta

Lunedì scorso era poi terminato il tempo dedicato al recepimento delle osservazioni, da parte dei cittadini, sulla variante al piano regolatore generale connessa al progetto dello stadio, iniziato il 12 maggio scorso. È stata data quindi la possibilità a tutti coloro che ne fossero interessati di visionare tutta la documentazione progettuale relativa alla Conferenza dei servizi sia in formato digitale presso il dipartimento Programmazione e attuazione urbanistica sia sul portale di Roma Capitale. Sono 31 le osservazioni pervenute e che ora saranno esaminate e controdedotte dagli uffici del dipartimento entro un tempo massimo di 30 giorni. Al termine della definizione delle controdeduzioni sarà predisposta la delibera di assemblea capitolina che approverà anche lo schema della Convenzione per poi essere inviata alla Regione Lazio per l’adozione definitiva.

Un passaggio importante che aveva spinto la sindaca a postare su Facebook un messaggio di ottimismo. “Lo stadio a Tor di Valle si avvicina – aveva scritto ieri proprio Virginia Raggi sul suo profilo Facebook – voglio aggiornarvi: ieri a mezzanotte (lunedì, ndr) è scaduto il tempo per presentare osservazioni al progetto. Ne sono arrivate 31. E già da questa mattina ci siamo messi al lavoro per rispondere nel merito. Non perdiamo tempo. Quest’opera – che noi abbiamo modificato ottenendo il taglio delle cubature di cemento e aumentando il verde – porterà nuovi posti di lavoro e migliorerà la vita degli abitanti nel quadrante sud della città”.

Poi, stamattina, la botta da Piazzale Clodio (anche l’Autorità anticorruzione ha chiesto una copia degli atti). Coinvolto nell’inchiesta anche il vicepresidente del Consiglio regionale (Forza Italia) Adriano Palozzi e il capogruppo M5s in Campidoglio, Paolo Ferrara. Tra gli indagati, Michele Civita (Pd) ex assessore all’Urbanistica della Giunta Zingaretti. Oltre naturalmente a Luca Parnasi, il costruttore e primo protagonista di questa vicenda. Un terremoto politico, non solo giudiziario. Chi se la sentirà, in questa situazione, di dire che il progetto è ok e trasparente e che potrà dunque procedere secondo i tempi previsti? Entro l’anno sarà posta la prima pietra o quella tombale?

 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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