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Primarie Pd, Renzi teme più i gazebo vuoti che Olando e Emiliano

Dopo oltre due mesi di campagna congressuale, scanditi da sospetti e accuse reciproche, i candidati alla segreteria del Pd si preparano a raccogliere i frutti del loro lavoro. Domenica 30 il ‘popolo del Partito democratico’ si recherà ai gazebo per scegliere il suo segretario tra Matteo Renzi, Andrea Orlando e Michele Emiliano.

Sondaggi su primarie Pd: Renzi senza rivali 

Per i sondaggisti, come si legge sul blog di Youtrend su Agi.it, c’è molta poca incertezza. L’ultimo dato, mostrato martedì 25 aprile dal tg di Enrico Mentana, è in linea con tutte le rilevazioni svolte finora, e parla di un Matteo Renzi ampiamente in testa con il 65% dei consensi di coloro che si recheranno ai gazebo. Il confronto televisivo tra i tre candidati, trasmesso su Sky mercoledì sera potrebbe aver smosso qualcosa, ma solo in chiave secondo posto. Come emerso anche dal sondaggio di Agi, in quell’occasione è stato probabilmente Michele Emiliano il più convincente dei tre.


La vera incognita è l’affluenza

Se l’unica incertezza delle primarie Pd sembra essere chi arriverà secondo – e sapere se il primo esponente della minoranza dem si chiamerà Michele Emiliano o Andrea Orlando – la vera incognita che spaventa tutti i concorrenti alla segreteria del Pd è il numero di votanti. Un’affluenza inferiore al milione e mezzo – considerato il numero minimo per dare un vero sigillo di legittimità alle primarie – sarebbe un segnale molto forte di disaffezione e di allontanamento degli elettori dal partito. E darebbe forza agli illustri artefici della scissione Bersani, Speranza e D’Alema.

Le primarie in Italia, i precedenti

  • 2004 – Le prime primarie si sono svolte per la scelta del candidato del centrosinistra alle elezioni regionali del 2004 in Calabria e del 2005 in Puglia (tra Francesco Boccia e Nichi Vendola). In seguito le primarie furono spesso utilizzare dal centrosinistra per individuare il candidato alla Presidenza delle Regioni, delle province e per i sindaci.
  • 2005 – Le prime primarie nazionali in Italia si sono svolte nel 2005, il 16 ottobre, per l’individuazione del candidato premier del centrosinistra (l’Unione) alle elezioni dell’aprile 2006. Hanno votato circa 4 milioni e 300 mila persone, avevano diritto al voto i maggiorenni e gli stranieri residenti in Italia, per votare si doveva versare un euro. I candidati erano sette. Ha vinto Romano Prodi (Ulivo), con il 74% dei voti (3.180.000), secondo arrivò Fausto Bertinotti (14,7%), terzo Clemente Mastella (4,6%), poi Antonio Di Pietro (3,3%) e Alfonso Pecoraro Scanio (2,2%). Infine Ivan Scalfarotto e Simona Panzino.
  • 2012 – Le seconde primarie di coalizione per l’individuazione del candidato presidente del Consiglio del centrosinistra alle elezioni del 24 e 25 febbraio 2013 si sono svolte in due turni il 25 novembre e il 2 dicembre 2012, poiché al primo turno nessuno dei candidati aveva raggiunto il 50% più uno dei voti. L’affluenza al primo turno è stata di 3.100.000 elettori divisi tra i cinque candidati (Pierluigi Bersani, Matteo Renzi, Laura Puppato, Nichi Vendola, Bruno Tabacci), al secondo turno di 2.800.000. Ha vinto Pierluigi Bersani con il 60,9% (1.700.000 voti), secondo Matteo Renzi con il 39,1%.

Le primarie del Pd per la scelta del segretario 

Per statuto il segretario del partito è anche il candidato alla presidenza del Consiglio e quindi le elezioni primarie hanno una valenza politica doppia. Domenica 30 aprile si svolgono per la quarta volta le primarie nazionali del Pd.

  • 2007 – Le prime primarie del Pd si sono svolte il 14 ottobre 2007, data di nascita del partito; hanno votato 3.550.000 elettori, potevano votare tutti i cittadini residenti in Italia o con permesso di soggiorno che avevano compiuto 16 anni, pagando un euro. I candidati erano cinque. Ha vinto Walter Veltroni con il 75,8% (2.600.000 voti), seguito da Rosy Bindi, Enrico Letta, Pier Giorgio Gawronski, Mario Adinolfi.
  • 2009 – Le seconde primarie del Pd si sono svolte il 25 ottobre 2009. L’affluenza è stata di 3.102.000 elettori, potevano votare i cittadini residenti in Italia o con permesso di soggiorno che avevano compiuto 16 anni. I candidato erano tre. Ha vinto Pier Luigi Bersani con il 53% (1.600.000 voti), secondo è arrivato Dario Franceschini (34%) e terzo Ignazio Marino (14%).
  • 2013 – Le terze primarie del Pd si sono svolte l’8 dicembre 2013. L’affluenza è stata di 2.800.000 elettori, potevano votare i cittadini italiani o gli stranieri con permesso di soggiorno che avevano compiuto i 16 anni, pagando due euro. I candidati erano tre. Ha vinto Matteo Renzi con il 67,5% ( 1.890.000 voti), secondo è arrivato Gianni Cuperlo, terzo Pippo Civati.

    La corsa verso le primarie tra scontri e appelli

  • SCONTRO SUI NUMERI: Subito dopo la chiusura delle urne nei circoli, quando a votare sono stati i soli iscritti, il risultato fatto registrare da Matteo Renzi, oltre il 66 per cento, ha fatto parlare Andrea Orlando di “numeri che non convincono”. Il ministro della Giustizia, diretto inseguitore dell’ex premier, è staccato di diverse lunghezze con il suo 25,25 per cento, e spera di poter rimontare nei gazebo, con il voto degli elettori.
  • L’APPELLO DI CUPERLO A MDP: è su questo tema si è innestata una nuova polemica quando Gianni Cuperlo, sostenitore di Orlando, ha invitato tutti, compresi gli scissionisti di Mdp, ad andare ai gazebo per sostenere il Guardasigilli. Una iniziativa che ha provocato le ire dei renziani pronti a sottolineare la “bizzarria” di un appello a partecipare alle primarie rivolto a chi è uscito dal partito proprio perchè non credeva più al progetto dem. Da parte d Mdp, in ogni caso, l’invito è stato declinato prontamente: “Un appello arrivato fuori tempo massimo. L’alternativa è fuori dal Pd”, ha sottolineato Speranza.

  • L’AFFLUENZA: Sono seguite le tensioni sul tema dell’affluenza, che per Renzi è secondario mentre per Orlando diventerebbe esiziale nel caso di flop ai gazebo. Per Orlando, alla base del disinteresse di Renzi ci sarebbe la volontà di congelare il risultato ottenuto con i congressi nei circoli. Il Guardasigilli e Michele Emiliano si dicono infatti convinti di poter recuperare terreno con le primarie aperte, dove a votare non sono solo gli iscritti, ma anche semplici elettori o, addirittura, persone che voterebbero Pd per la prima volta.
  • IL KO DI EMILIANO: L’infortunio al tendine di Achille ha animato la convenzione nazionale del 9 aprile: Orlando, prima di intervenire dal palco dell’Hotel Ergife di Roma, ha auspicato il rinvio delle primarie per dare modo a Emiliano di recuperare. Al coro si è aggiunto anche il presidente della Commissione Bilancio della Camera, sostenitore della mozione del presidente della Regione Puglia. Il niet è arrivato dal renziano Lorenzo Guerini: “La macchina è ormai partita”.
  • LE FIRME IN LIGURIA E LOMBARDIA: L’ultimo in ordine di tempo è lo scontro sull’esclusione delle liste Emiliano in Liguria e Lombardia. A far scattare la sanzione è stata la commissione di garanzia del congresso che, con il presidente Roberto Montanari, ha spiegato che tra le firme a sostegno di Emiliano nelle due regioni comparivano nominativi di persone non residenti in quelle regioni o, addirittura, che non erano iscritte al Pd. Ne è seguito prima l’appello a una marcia indietro e poi il ricorso da parte del comitato del Presidente della Puglia. Ricorso terminato con la conferma dell’esclusione della lista Emiliano, non dalle regioni tout court, ma solo dai circoli in cui le firme non erano in regola.

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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