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Processo Loris, si torna in Aula: il giorno della Procura 

Palermo – “Egoista, bugiarda e manipolatrice”. La definisce cosi’ il pm Marco Rota, Veronica Panarello, nel corso dell’udienza davanti al Gup Andrea Reale, nel procedimento per l’omicidio del figlio Loris Stival. Il pubblico ministero ha ricostruito il contesto psicologico e sociale in cui e’ maturato il delitto, quello familiare, il rapporto tra madre e figlio, un legame “distorto” in cui Veronica “non era appieno genitore e Loris non era un figlio”. Quella della madre viene descritta come una “personalita’ controversa”. Nella scorsa udienza, in sede di dichiarazioni spontanee, la donna aveva continuato ad accusare dell’omicidio il suocero Andrea Stival. Ma l’accusa, che oggi dovra’ formulare la richiesta di condanna, non le crede e va avanti per la sua strada. 

Il nonno di oris “Non l’ho ucciso io”

Secondo l’accusa la madre ha ucciso il piccolo Loris e ha occultato il suo cadavere. Nell’ultima udienza davanti al Gup Andrea Reale la donna ha reso dichiarazioni spontanee, continuando a sostenere la colpevolezza del suocero: “Mi ha chiesto di legargli i polsi”, poi una telefonata e una volta tornata nella stanza, ha trovato Andrea Stival e il piccolo con un cavo usb stretto al collo. “La mia assistita – ha spiegato l’avvocatoVillardita a termine dell’udienza – ha raccontato il modo in cui il suocero sarebbe salito in macchina, dove si e’ posizionato, dove e’ stato preso e come si e’ verificato l’omicidio, indicato nuovamente senza remore il responsabile materiale del delitto nel suocero Andrea Stival”. Avanzata nuovamente la richiesta di confronto: “Ha detto che il confronto le e’ stato negato e che e’ atto dirimente poterlo sostenere. Non e’ possibile tecnicamente presentare una richiesta formale, ma in sede di discussione diro’ al giudice che questo processo senza confronto rimane monco e sara’ il giudice che potra’ anche uscire dalla camera di consiglio con una ordinanza per ammettere il confronto, invece che con una sentenza”. “Voglio giustizia per mio nipote”, aveva affermato fuori dall’aula il suocero di Veronica, quasi un grido con cui spazzare via le accuse rivoltegli dalla donna.

 

 

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