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Prodi, segnale a politica ma piano a dire dissoluzione Ue

Roma – “Male, molto male!”, ma “andiamo adagio a parlare di dissoluzione”. Dai microfoni della Radio Vaticana, Romano Prodi commenta la Brexit dicendo che “certamente è un segnale fortissimo sia per Bruxelles, per una politica che non si e’ resa conto dei problemi di tutti, sia anche per la stessa Gran Bretagna che potra’ avere anche dei momenti di tensione interna estremamente forte e questo proprio per la diversita’ con cui si e’ votato”.

“Sono andato a dormire con la tranquillità che la Gran Bretagna rimanesse nell’Unione e questa mattina mi sono svegliato con la consapevolezza che tutto era diverso. Poi discuteremo di tutte le conseguenze nel breve periodo, delle Borse che scendono, anche se questo mi preoccupa fino a un certo punto, perche’ credo che le conseguenze economiche non siano grandissime”, assicura l’ex presidente della Commissione Ue.

“Ma questa Brexit – avverte – e’ il grande segnale del malessere non nei confronti dell’Europa, ma di tutta la politica che viene fatta oggi, ovunque”. Per Prodi, “da tutte le notizie che arrivano dal Regno Unito si vede che sostanzialmente abbiamo la stessa distribuzione. Che abbiamo ovunque in Europa, tra i partiti tradizionali e i partiti populistici: nel centro citta’ le persone piu’ sicure e piu’ tranquille hanno votato per rimanere in Europa, ma il resto del Paese ha votato per uscire. E la Gran Bretagna e’ molto tipica di questa differenza, perche’ la distanza che vi e’ nel tenore di vita e nelle prospettive del futuro fra Londra e il resto del Paese e’ elevatissima! Noi abbiamo sistemi politici che non rispondo a quelle che sono le esigenze della gente”.

Su un possibile effetto contagio in Ue, Prodi dice che “il problema del contagio certo che c’e’, meno di quello che la gente pensi, perche’ i Paesi dell’Europa orientale, dell’ex area dell’Unione Sovietica, che sarebbero i piu’ tentati, ricevono pero’ quantita’ cospicue di risorse dall’Unione Europea e quindi il loro tenore di vita precipiterebbe. “Se ci fosse stato il momento delle riforme, con l’Unione Europea che si poneva come una struttura capace di decidere e di interpretare i tempi, io – rileva ancora il Professore – credo che anche la Gran Bretagna, che anche gli elettori britannici avrebbero avuto un occhio particolare nei confronti dell’Unione Europa”. (AGI) 

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