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Protesta al tribunale, "no al barelliere-cancelliere"

Roma – Hanno manifestato in trecento a piazzale Clodio, per denunciare “la paradossale situazione” che si è venuta a creare negli uffici giudiziari dopo l’ingresso di unità di personale amministrativo proveniente da altre realtà e, quindi, privo di titoli e di competenze specifiche. I lavoratori che appartengono al Dipartimento dell’organizzazione giudiziaria (in servizio presso le cancellerie e le segreterie di giudici e pubblici ministeri), hanno dato vita questa mattina a un’assemblea cui ha assistito, per manifestare solidarietà, il pm Francesco Minisci, segretario generale dell’Associazione nazionale magistrati.

Barellieri-cancellieri, rivolta nei tribunali

“Per far fronte alla grave carenza di organico – si legge nel documento diffuso dai lavoratori in ‘stato di agitazione’ – il ministero della Giustizia ha “reclutato”, grazie ad una procedura di mobilità, ma senza richiedere alcun requisito specifico, personale proveniente da altre amministrazioni (Croce Rossa, Provincia, e altro) collocandolo presso i nostri uffici in posizioni apicali in virtù di una mera comparazione stipendiale (esempio: barelliere della Croce Rossa = cancelliere). Ciò sta ostacolando in modo sostanziale non solo l’avanzamento in carriera del personale giudiziario, con inevitabili ricadute sul trattamento giuridico ed economico dei lavoratori del Dipartimento che da anni attendono una progressione in carriera per tutti, ma soprattutto il servizio giustizia”. Secondo i lavoratori del palazzo di giustizia “a far data dall’entrata in vigore della legge 312/80, il personale del Dipartimento non ha più beneficiato di progressioni in carriera diversamente da quanto accaduto per tutii gli altri dipendenti pubblici e, per assurdo, anche per gli appartenenti dello stesso ministero della Giustizia (amministrazione penitenziaria e giustizia minorile) i quali invece hanno beneficiato di riqualificazione non solo senza corsi-concorsi ma addirittura senza titoli di studio richiesti per l’accesso dall’esterno”. Da qui la rivendicazione della “giusta considerazione da parte del ministero della specifica professionalita’ acquisita in anni di autoformazione” e la richiesta di “una progressione in carriera per tutti come sancito dagli arti. 3, 35 e 97 della Costituzione”. (AGI) 

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