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Prove di dialogo nel Pd il giorno (prima) del giudizio

Ore convulse in casa Pd in vista dell’assemblea di domenica che potrebbe sancire la scisione del partito nato nel 2007. Michele Emiliano ha proposto a Renzi di fare la conferenza programmatica a maggio e di tenere il congresso a settembre, con un percorso ‘blindato’ che non prevede strappi neanche in caso di insuccesso del Pd alle amministrative. Dario Franceschini invece ha illustrato il suo piano: primarie il 7 maggio e discussione franca sui programmi al congresso. E oggi ha lanciato via Twitter un appello all’unità: “fermiamoci”.

Non vi chiedo “Fermatevi”, vi dico “Fermiamoci”. Per il nostro popolo dopo una scissione non ci saranno innocenti,saremo tutti colpevoli #Pd pic.twitter.com/o1zsV7C2yF

— Dario Franceschini (@dariofrance) 18 febbraio 2017

Andrea Orlando e Matteo Orfini, pur con diverse visioni sul da farsi, hanno messo sul tavolo il progetto di aprire ad un confronto programmatico all’interno della fase congressuale. Tante proposte in campo per trovare una ‘exit strategy’ ed evitare la scissione. Un’altra soluzione è finita sul tavolo di Matteo Renzi nella giornata di ieri, venerdì 17: voto anticipato a settembre e solo dopo il congresso dem. Ma anche questa ipotesi, caldeggiata da diversi ministri, sembra non avere le gambe per correre. La minoranza Pd non si fida e, anche se il segretario uscente non avesse chiuso, resta complicato il dialogo su scenari così lontani.

Michele Emiliano: se Renzi non accetta la mia proposta, vuole la rottura

“Se Renzi non accetta la mia proposta significa che la rottura la vuole lui. Ma non posso credere che lui voglia veramente questo. Non ci posso credere e non lo voglio credere – afferma Michele Emiliano in un colloquio con ‘La Stampa’ -. Non mi rassegno. Io aspetterò fino all’ultimo secondo utile per evitare la scissione. Capisco che Matteo si trovi in un momento di confusione, che sia arrabbiato, ma per lui è arrivato il momento di essere lucido e di fermare la macchina del congresso, aprendo una discussione con la base del partito sulle questioni del lavoro, dell’ambiente, della scuola, della decarbonizzazione dell’Ilva”. Secondo il governatore della Puglia “Intanto facciamo insieme la campagna elettorale delle amministrative e una conferenza programmatica in cui confrontare le proposte politiche”. Quanto alla scissione, secondo Emiliano “D’Alema l’ha già messa in conto ed è irritato dalle iniziative pacificatrici come la mia. Io invece considero la scissione una sciagura e farò di tutto per evitarla. Se Matteo accetta la mia proposta, io non seguirò nessuno fuori del Pd”. Ieri sera, infatti, sono arrivate le parole di D’Alema: “la scissione non sarebbe un dramma ma un nuovo inizio”. 

La telefonata di Renzi a Emiliano. Cosa si sono detti

Il governatore della Puglia racconta poi a Repubblica della telefonata ricevuta ieri da Matteo Renzi che gli fa dire: “Secondo me sia a un passo dall’evitare la scissione. Renzi questo passo può farlo o non farlo. E’ tutto nelle mani sue, ma ho davvero la sensazione che si possa chiudere bene”.

Quindi Emiliano racconta cosa si sono detti al telefono: “Gli ho chiarito che noi siamo per sostenere il governo Gentiloni fino alla scadenza della legislatura – spiega -. Lui mi ha detto che non gha alcuna intenzione di far cadere il governo. A questo punto gli ho detto che, in assenza dello scenario del voto anticipato, non ha alcun senso procedere a tappe forzate verso un congresso col rito abbreviato, che produrrebbe immediatamente una scissione. Facciamo chiarezza tra noi – prosegue -organizziamo questa conferenza programmatica e a settembre ci diamo appuntamento con le primarie finali del congresso”.  

Delrio: ho detto a Renzi di essere flessibile

“Il segretario ha la responsabilità dell’unità del Pd e deve sempre tenerlo presente”. Su Repubblica Graziano Delrio parla dell’ipotsi di scissione come di quualcosa che “va evitata in ogni modo”. E’ lui uno dei princiupali attori dell’opera di ricucitura tra il segretario e parte della minoranza dem. Il ministro delle Infrastrutture e trasporti spiega di aver chiesto a Renzi “di essere flessibile, il più possibile in questa fase, in ballo c’è il futuro dell’Italia e del Pd”. Bisogna “Essere disponibili, mostrare apertura non significa pero’ arrivare al ridicolo. Renzi una apertura l’ha fatta, come l’intervista al Corriere testimonia. A un certo punto però va tracciata una linea. Gli è stato chiesto dalla minoranza il congresso all’indomani della sconfitta al referendum costituzionale del 4 dicembre, poi hanno detto no perché sarebbe stato una conta interna. Ma la proposta di una fase di ascolto è stata bocciata. Allora dovevamo prepararci alle primarie, però non andavano bene perché non sarebbero state a norma di statuto. Il congresso si sta per avviare, non possiamo presentarci alle amministrative con tutti i problemi aperti, con tutti i contrasti”. Nonostante lo ‘sfogo’ nel fuorionda il ministro delle Infrastrutture spiega: “con Matteo sono d’accordo. Ne comprendo i sentimenti dopo gli attacchi, la messa in discussione, il logoramento a cui si cerca di sottoporlo. Diciamo che ha tutti i diritti a essere amareggiato. Penso a Emiliano?”. “Il presidente della Regione Puglia dice cose pesanti, ad esempio che Renzi e i renziani sono i trivellatori, siamo a disposizione dei banchieri… ma roba da matti”.  Quando alla scissione “Va evitata in ogni modo e stiamo lavorando per questo, ne vedremo l’esito”.

Fassino: nessuno imponga condizioni agli altri

“I margini sono ristretti, ma anche in casi come questi, la soluzione si può trovare in extremis, nell’ultima notte, che mi auguro porti consiglio a tutti”. Piero Fassino, in una intervista a ‘La Stampa’,  sottolinea che “il punto che ci divide non è se indire o no il congresso. E neppure l’auspicio comune che sia un congresso vero. Di congressi ne ho fatti tanti e di finti non ne ho mai visti. Si mettono in gioco sentimenti, emozioni, passioni di tanta gente. Il dissenso oggi è su quando farlo. E allora cerchiamo di capire come farlo nel migliore dei modi, con un percorso congressuale condiviso da tutti. Nessuno imponga condizioni all’altro”.

“In queste ore c’è una domanda corale che sale da tutta la nostra gente: elettori, amministratori, dirigenti: scongiurare la scissione, che sarebbe drammatica per tutti -dice ancora Piero Fassino –. Il Pd si ritroverebbe mutilato, governo e maggioranza sarebbero indeboliti proprio da chi invece sostiene di voler sostenere il governo. La riorganizzazione del campo del centrosinistra risulterebbe più difficile. Si offrirebbe ai Cinque Stelle e alla destra l’occasione per un successo alle elezioni amministrative di giugno. E si comprometterebbe il progetto del Pd, sul quale abbiamo investito in questi 20 anni, che è anche l’unico progetto di governo di cui dispone il Paese. Il danno non sarebbe solo al Pd, ma all’Italia”.

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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