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Quale democrazia?

Perché mai dovremmo difendere la democrazia? E quale democrazia? 

Fu Silvio Berlusconi uno dei primi a rivendicare apertamente che chi aveva di più doveva avere ancora di più (caso delle tribune elettorali e poi dei sistemi elettorali e poi della Costituzione), da allora la gara a chi è più sfrontato sembra inarrestabile.
 
Ai partiti italiani maggiori (che difficilmente raggiungono il 15% degli aventi diritto al voto) l’uomo solo al comando con la faccia tosta piace, anche se si vede benissimo che è solo una maschera.
 
Ma cosa sono e chi rappresentano queste maschere?
 
Una soglia di sbarramento del 4% riguarda circa due milioni di italiani.
 
Una minoranza abbastanza consistente.
 
In una “democrazia” nella quale vige l’esclusione delle minoranze di consistenza inferiore a una soglia percentuale elevata, è chiaro che, per quelle minoranze, quella “democrazia”, è una dittatura, cioè è la “democrazia” dei mandanti di Matteo Renzi e dei suoi predecessori.
 
Che cosa può fare un micro-partito come DA in tale situazione?
 
Con metodi “democratici”: niente.
 
Non rimane che l’invito ad abbattere la “democrazia”, ma con la consapevolezza che in Italia i servi volontari della “democrazia” sono molti di più di coloro che rivendicano la libertà e l’uguaglianza.
 
Si tratta di una servitù volontaria al cui ammaestramento il clero non è certo estraneo e non si tratta certo di interferenze clericali del solo passato.
 
Il crocefisso nei seggi elettorali è l’emblema di tale ammaestramento in età contemporanea.
 
Fiorenzo Nacciariti
 
Demoateo di Falconara Marittima
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