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Quali nazioni faranno parte dell'esercito europeo (l'Italia no)

Una nuova struttura di cooperazione militare ha visto la luce in Europa. Il 25 giugno a Lussemburgo i ministri della Difesa e degli Esteri di nove paesi europei hanno formalmente creato una Forza di intervento europea. Dell’Initiative europèenne d’intervention (Iniziativa di intervento europea, IEI), questa la dicitura ufficiale, promossa dal presidente francese Emmanuel Macron, fanno parte:

  • Germania,
  • Belgio,
  • Danimarca,
  • Paesi Bassi,
  • Estonia,
  • Portogallo,
  • Spagna e
  • Gran Bretagna.

Londra ha aderito a causa/malgrado la Brexit. L’Italia ha deciso, per ora, di non partecipare, ma Roma ha già chiesto a Parigi ulteriori chiarimenti per capire la complementarietà dell’iniziativa francese con Pesco e Nato. Ad aver aderito, ha scritto su Twitter il ministro della Difesa, Florence Parly, sono “Paesi capaci militarmente e politicamente volontari per la sicurezza degli europei”.

Quali saranno gli obiettivi

Obiettivi dichiarati dell’IEI, come recita una nota diramata dal ministero della Difesa francese, è una maggior conoscenza e collaborazione tra forze armate coinvolte per agire insieme, garantendo all’Europa una difesa ancora più forte. Concretamente l’iniziativa prevede scambi di informazioni e competenze tra stati maggiori ed esercitazioni comuni per creare una cultura strategica europea, in grado di prevenire le crisi, attuare risposte rapidi ed efficaci come l’evacuazione di un Paese in guerra e la fornitura di assistenza in caso di calamità.

In un suo intervento al governo francese, ieri Parly ha evidenziato che “da anni l’Europa è vista come un argomento da conferenza, mentre ieri abbiamo dimostrato che rappresenta una realtà concreta”, assicurando che la nuova iniziativa “rafforzerà la Nato e l’Unione europea” in quanto “risposta pragmatica a minacce comuni, sempre più forti e violente”. L’Iniziativa di intervento europea era stata evocata per la prima volta da Macron in occasione del suo discorso alla Sorbona dello scorso settembre, presentandola come “un’opportunità di rilancio dell’integrazione europea e di sviluppo del concetto di sovranità europea”.

In pochi mesi la proposta di Macron è riuscita a guadagnare consensi, ottenendo quello di peso della cancelliera tedesca Angela Merkel. Una proposta che la Francia ha dovuto, però, ridimensionare dopo non essere riuscita ad inserirla formalmente nella cornice istituzionale dell’Unione europea, in un contesto di profondi divisioni e tensioni tra stati membri, soprattutto sul tema dell’immigrazione. Così l’adesione all’IEI è libera, a titolo nazionale, aperta anche ai paesi non membri dell’Ue, come lo dimostra la partecipazione della Gran Bretagna fresca di Brexit. Tra gli analisti c’è chi considera l’iniziativa nata a Lussemburgo due giorni fa come un’ulteriore dimostrazione dell’incapacità dei 27 a mettersi d’accordo su qualunque tipo di progetto, nonché un’altra struttura che si sovrappone ad altre già esistenti nel settore della Difesa in un’Europa sempre più a geometria variabile. 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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