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Quali sono, secondo il Papa, i “peccati gravi” per un giornalista

La stampa deve salvaguardare il diritto all’oblio, abbandonando quel giornalismo che lavora “cercando cose superate vecchie e portandole alla luce”. Incontrando i membri dell’Unione Stampa Periodica Italiana a quelli della Federazione Settimanali Cattolici Italiani, il Papa ha stigmatizzato infatti “le estemporanee campagne d’informazione, che lasciano trasparire l’intento di manipolare la realtà, a scapito della precisione e della completezza”. Ci si fa guidare “dall’emotività surriscaldata ad arte al posto della riflessione ponderata”, ha avvertito il pontefice, secondo il quale così si sfiora “la calunnia che è sensazionalistica o la diffamazione”. “Sono peccati gravi – ha detto – che danneggiano il cuore del giornalista oltre che le persone coinvolte”.

Secondo il Papa, “la società ha bisogno che il diritto all’informazione venga scrupolosamente rispettato assieme a quello della dignità di ogni singola persona umana coinvolta nel processo informativo, in modo che nessuno corra il rischio di essere danneggiato in assenza di reali e circostanziati indizi di responsabilità”. “Si avverte l’urgente bisogno di notizie comunicate con serenità, precisione e completezza, con un linguaggio pacato, in modo da favorire una proficua riflessione; parole ponderate e chiare, che respingano l’inflazione del discorso allusivo, gridato e ambiguo”, ha osservato Francesco nel suo discorso.

“La pubblica opinione non sia stordita e disorientata”

“È importante – ha affermato – che, con pazienza e metodo, si offrano criteri di giudizio e informazioni così che la pubblica opinione sia in grado di capire e discernere, e non stordita e disorientata”. Se questo è doveroso per tutti i giornalisti, ancora più lo è per la stampa cattolica: “lavorare nel settimanale diocesano – ha spiegato il Papa – significa ‘sentire’ in modo particolare con la Chiesa locale, vivere la prossimità alla gente della città e dei paesi, e soprattutto leggere gli avvenimenti alla luce del Vangelo e del magistero della Chiesa. Questi elementi sono la ‘bussola’ del suo modo peculiare di fare giornalismo, di raccontare notizie ed esporre opinioni”. “A queste esigenze – ha concluso – la media e piccola editoria può rispondere più facilmente. Partecipano a questa logica anche i settimanali diocesani iscritti alla Federazione Italiana Settimanali Cattolici (FISC), di cui ricorre in questi giorni il cinquantesimo anniversario. Essi possono rivelarsi utili strumenti di evangelizzazione, uno spazio nel quale la vita diocesana può validamente esprimersi e le varie componenti ecclesiali possono facilmente dialogare e comunicare”.

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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