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#quandotwitterchiuderà, l'hashtag che semina il panico su Twitter

Roma – E’ diventato il trend topic del momento, e ha seminato il panico tra gli utenti di Twitter. L’hashtag #quandotwitterchiuderà sta letteralmente spopolando con oltre 9mila post in poche ore. A scatenare il turbine di cinguetti è stato probabilmente l’annuncio, da parte del sito di microblogging, della chiusura di Vine, il suo servizio dedicato ai video. E, soprattutto, le voci sulla possibile chiusura di alcune sedi europee, tra le quali quelle di Germania, Olanda e Italia, come riportato da Wired Italia e Recode.

 

Twitter is closing multiple international offices in Europe, including offices in Germany and the Netherlands. https://t.co/IhgK371QyE

— Recode (@Recode) 28 ottobre 2016

 

Il mood dei commenti è tra l’ironico e il disperato. “#quandotwitterchiuderà non vivrò più”, confessa Annalisa. “Dovrò avere una vita sociale e io dico NO”, dice Tonia. “Andrò a dormire presto e studierò presto. Peccato non chiuderà mai”, osserva Beatrice. E ancora: “Il mondo sarà un posto peggiore. Niente fangirl. Niente trash. Niente commenti in diretta. Niente scleri”, ironizza Ari_grande. “Molti si rinchiuderanno in manicomio. O più semplicemente andranno all’Inter…”. scherza Fuori Testa. “Scriverò i tuit sulle fiancate dell’auto”, dice Luca Gava. “Torneremo tutti nella vita reale, solo che parleremo a scatti”, aggiunge Lino Meschieri.

Nel fiume di post, c’è anche chi teme di finire risucchiato nel ‘calderone’ più popular di Facebook e rivendica la diversità culturale dei 140 caratteri. “Perché dovrebbe chiudere l’unico social decente? Bisognerebbe chiudere Facebook”, polemizza L’Aliena. “Perderemo l’unico “social network” pensato per permetterci di scambiarci #pensieri bypassando il #tempo e lo #spazio”, si dispera Edoardo Martino. “Tutto il mondo avrà perso molto più di 140 caratteri, ognuno avrà perso qualcosa di sé…”, lamenta Paolo Ignazio Marong. 

Tweet riguardo #quandotwitterchiuderà

Fin dalla nascita nel 2006, Twitter non ha mai navigato in acque tranquille dal punto di vista finanziario. Malgrado sia diventato il ‘salotto mondiale dell’informazione’,  non è fino ad oggi riuscito a monetizzare questo boom. In 10 anni la societa’ non ha chiuso un trimestre in utile. E il ritorno al timone del fondatore Jack Dorsey, nel luglio del 2015, non ha portato quel boom di utenti che si sperava: 9 milioni in più ogni mese, per un totale di 313 milioni di persone ‘attive’ (dati seconda trimestrale 2016). Persino Linkedin ha fatto meglio, con mezzo miliardo di utenti. Per non parlare di Facebook: 1,7 miliardi di utenti con una crescita mensile di 160 milioni.

I timori sulla sopravvivenza di Twitter erano aumentati lo scorso mese, quando si è capito che – nonostante l’interesse dimostrato da big come Google, Disney e Apple – nessuno era disposto a presentare un’offerta di acquisto. La trimestrale di fine ottobre ha tuttavia spiazzato il mercato, con dati inaspettatamente incoraggianti: innanzitutto una contrazione delle perdite che sono passate dai 131.7 milioni del 2015 ai 102.09 milioni attuali; positivo anche l’Eps adjusted che ha toccato soglia 0.13 dollari (quando le aspettative degli analisti parlavano invece di 9 centesimi). In rialzo i ricavi, che hanno raggiunto 616 milioni di dollari, crescendo di fatto di 8 punti percentuali; infine gli utenti medi del social che hanno subito un incremento del 3% portandosi a 317 milioni. La compagnia non ha comunque cambiato i suo piani di contenimento della spesa, confermando, tra gli altri, il taglio del 9% della propria forza lavoro.  

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