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Quanti sono i Rom in Italia? Non esistono dati certi

L’assenza di dati certi sulla “composizione etnica e razziale” della popolazione rom in Italia è stata segnalata dal Comitato per l’eliminazione della discriminazione razziale – organismo delle Nazioni Unite – nelle sue “osservazioni conclusive” del diciannovesimo e ventesimo rapporto periodico sulla situazione italiana, datate 9 dicembre 2016. Questo documento è stato trasmesso dal Comitato all’Ue, che lo ha a sua volta consegnato all’Italia in forma di “raccomandazione”.

Una serie di raccomandazioni

“Mentre vanno notati i recenti sforzi da parte dello Stato per migliorare la raccolta di dati sui reati commessi con movente razziale – si legge nel documento – il Comitato ribadisce le sue preoccupazioni riguardo alla mancanza di dati particolareggiati sulla composizione razziale e etnica della nazione. Tali dati sono un punto di partenza essenziale per una successiva disaggregazione di più dettagliati indicatori socio-economici per singolo gruppo sociale, che può rivelare fino a che punto sia differenziato il godimento dei diritti previsti dalla Convenzione per quegli individui protetti ai sensi dell’articolo 1 della stessa Convenzione.

Il Comitato Onu sottolinea poi che “tale disaggregazione dei dati statistici è indispensabile per definire una base empirica su cui individuare particolari gruppi soggetti a discriminazione per razza, colore, provenienza o origine etnica o nazionale, per adottare le opportune misure – anche speciali – per correggere situazioni diseguaglianza, e per valutare l’impatto delle misure adottate”.

L’assenza di dati

L’Associazione 21 Luglio, che tutela i nomadi, nel suo rapporto 2017 ha richiamato espressamente le conclusioni del Comitato Onu. “Già nel dicembre 2016 – si legge nel rapporto – il Comitato sull’Eliminazione della Discriminazione Razziale delle Nazioni Unite aveva espresso la sua preoccupazione riguardo all’assenza di un sistema per la raccolta di questa tipologia di informazioni” sulla popolazione rom in Italia. “Nell’agosto 2017 la Commissione Europea – ricorda l’Associazione – ha sottolineato la persistente mancanza di dati, di indicatori e di meccanismi di monitoraggio efficaci nell’indagare l’entità dell’impatto sulle azioni a contrasto della discriminazione”.

Una delle percentuali più basse di tutta Europa

La presenza in Italia di Rom, Sinti e Caminanti, secondo il rapporto, “è stimata dal Consiglio d’Europa in una forbice molto ampia e compresa tra le 120.000 e le 180.000 persone, che costituirebbe comunque una delle percentuali più basse registrate nel continente europeo“.

Il rapporto dell’Associazione 21 luglio rileva ancora che “nel 2017 è stato finalizzato uno sforzo di analisi attraverso un rapporto effettuato dall’Istituto Nazionale di Statistica (ISTAT) e dall’Associazione Nazionale Comuni Italiani (ANCI) in collaborazione con l’Ufficio Nazionale Anti Discriminazioni Razziali (UNAR). Il testo finale raccoglie due ricerche (“Progettazione di un sistema informativo pilota per il monitoraggio dell’inclusione sociale delle popolazioni Rom, Sinti e Caminanti” e “Gli insediamenti Rom, Sinti e Caminanti in Italia”) presentate il 6 febbraio 2017”. Ma, osserva l’Associazione, “il lavoro svolto non sempre ha tenuto conto delle variabili socio-economiche e della gamma di soluzioni abitative scelte dai rom, sinti e caminanti in Italia e offre informazioni e dati relativi prevalentemente a quegli individui e quelle comunità “ipervisibili” perché presenti in insediamenti formali o informali”.

Il rischio di una deriva di stampo genetico

Anche nel suo rapporto 2016, l’Associazione 21 Luglio scriveva: “Mancano in Italia dati sulla composizione etnica della popolazione rom. I numeri sulla loro presenza – spiegava l’Associazione – consistono prevalentemente in stime che si mantengono all’interno di un’ampia e controversa forbice compresa tra le 120.000 e le 180.00 unità. Definire il numero dei Rom nel nostro Paese è impresa estremamente difficile visto che prima di farlo, andrebbe innanzitutto stabilito chi è rom e chi non lo è, ed alto potrebbe essere il rischio di cadere in una deriva di stampo genetico”.

L’importante è il numero di chi marginalizzato e confinato nelle baraccopoli

“Resta comunque importante – prosegue il rapporto 2016 – conoscere il numero dei Rom al fine di valutarne le condizioni di vita ed analizzare l’impatto delle misure e delle politiche nazionali e locali. Non è necessario per questo avere contezza di quante sono le persone di origine rom nel nostro Paese, ma piuttosto quante sono, tra esse, coloro che vivono in condizione di povertà, marginalità e segregazione. Quanti, in poche parole, vivono giornalmente la discriminazione che trova la sua espressione architettonica nelle baraccopoli formali e informali che insistono sul territorio”.

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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