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Quanto la Curia Romana intende “davvero” combattere la pedofilia?

Nel 2014 Papa Francesco ha istituito una commissione internazionale che ha la missione di prevenire e combattere gli abusi sessuali sui minori da parte dei prelati: la Pontificia commissione anti abusi.

La commissione, presieduta del cardinale Sean O’Malley, arcivescovo di Boston, oggi conta 16 elementi: studiosi, esperti ecclesiasti.

Ma nessuna vittima di abusi: gli unici due membri hanno lasciato l’incarico.

Veniamo i fatti.
Nel 2016 si è dimesso Peter Saunder, che ha accusato l’ex arcivescovo di Melbourne George Pell (ora prefetto della Segreteria per l’economia in Vaticano, una sorta di plenipotenziario economico), di non aver adeguatamente tutelato i minori nel suo Paese: accuse che il Cardinale ha respinto come “false e fuorvianti”. Saunders aveva chiesto le dimissioni del prelato, che tuttavia è tuttora al suo posto.

Nel 2017 a dimettersi è Marie Collins (irlandese, vittima da giovane di abusi ripetuti da parte di un sacerdote), a causa della “resistenza da parte di alcuni membri della curia vaticana a collaborare con la commissione”, in particolare, per la “vergognosa” mancanza di cooperazione “da parte del dicastero coinvolto più da vicino nell’affrontare i casi di abuso“. Il riferimento è alla Congregazione per la dottrina della fede, il dicastero incaricato della gestione dei dossier riguardanti i preti pedofili (un tempo denominata la Santa inquisizione).

Questa la cronaca. Come stanno effettivamente le cose?

Difficile rispondere senza avere accesso a documenti e testimonianze dirette.

Possiamo, tuttavia, raccogliere qualche ulteriore notizia e cercare di comprendere meglio il contesto.

Sempre nel 2016, mentre Papa Francesco riaffermava che “i crimini e i peccati degli abusi sessuali sui bambini non devono essere tenuti segreti” e che i reati di insabbiamento sono paragonabili a “messe nere”, la Conferenza Episcopale Italiana (CEI, una sosta di parlamento dei Vescovi italiani) precisava che “nell’ordinamento italiano il Vescovo, non rivestendo la qualifica di pubblico ufficiale né di incaricato di pubblico servizio, non ha l’obbligo giuridico, salvo il dovere morale di contribuire al bene comune, di denunciare all’autorità giudiziaria statuale le notizie che abbia ricevuto in merito ai fatti illeciti”.

Insomma, sembrerebbe scontro aperto fra Papa Bergoglio e il Cardinale Bagnasco, che guida la CEI e che sembra rivendicare per i Vescovi la discrezionalità nel denunciare abusi.

I fatti menzionati e circostanze eclatanti quali le dimissioni di Papa Benedetto XVI sembrano sostenere l’immagine di una Curia Romana (il complesso di organi e autorità che costituiscono l’apparato amministrativo della Santa Sede) come centro di potere tanto forte e radicato da essere intaccato con difficoltà perfino dal Pontefice.

Tutto questo fa sorgere tre, inquietanti, domande:

Per quale ragione gli organi di governo della Chiesa appaiono molto solleciti nell’intervenire quando si tratta di temi quali aborto, fine vita, fecondazione assistita e altri ancora, mentre il tema degli abusi sessuali da parte dei prelati è costantemente accompagnato da un assordante silenzio?
Per quale ragione il Cardinale Bagnasco sente impellente il dovere di riportarci sulla retta via in ogni occasione utile, mentre ritiene di poter discrezionalmente tacere quando un minore è oggetto di abusi sessuali da parte di un prelato?
Per il Cardinale Bagnasco vale di più la vita di un minore o la reputazione di un prelato che abusa di lui?
Tu cosa ne pensi?

Se vuoi avere un’idea dell’ampiezza del fenomeno della pedofilia nella Chiesa guarda questo film.

Quanto la Curia Romana intende “davvero” combattere la pedofilia?

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