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Quel tempo intermedio oltre la vita

Corrado Augias risponde al lettore.

“”Caro Augias, Ariel Sharon è morto dopo otto anni inerte in un letto (già quasi una bara). Alla morte cerebrale, seguita all’ictus del 2006, ha fatto seguito il resto del corpo. Il caso riapre una serie di riflessioni sullo stato vegetativo irreversibile nonostante le attenzioni dei familiari e gli interventi dei medici. È vita il coma senza ritorno? Un morto che respira, grazie al respiratore artificiale, è quasi un cadavere vivente. Definire vita quella di un povero corpo trafitto da aghi e sonde? Oggi la tecnologia medica è arrivata a un punto che la cosiddetta morte naturale non esiste più. Un tempo intermedio fra la vita e la morte ove si protrae solo la vita organica di un essere umano; una vita ridotta a “quantità” più che a “qualità”. La vita biologica è vita, dicono con enfasi dogmatica i teomoralisti. Ma oggi la paura della morte si affianca alla paura d’una vita che la tecnica è capace di prolungare quasi a tempo indeterminato. Non è “etica minima” credere nella libertà delle persone, ritenersi padroni di sé non significa fare della soggettività un egoismo ma rispettare se stessi e gli altri perché la libertà di scegliere la propria fine non arreca danno ad altri, non intacca diritti altrui ma si avvale del proprio diritto di scegliere e decidere.”” Bruno LaPiccirella

AUGIAS: “”Si parla molto, anche se spesso inutilmente, di qualità della vita. Non si parla abbastanza di qualità della morte un po’ perché l’argomento è terrificante, un po’ per vecchie superstizioni e dogmi diventati con l’attuale tecnologia crudeli. Come ricorda il nostro lettore — e come ripete spesso il professor Veronesi — la tecnologia clinica è in grado di tenere in “vita” un corpo semimorto per un tempo quasi indeterminato. In una parte della lettera, che ho dovuto tagliare, il signor La-Piccirella scrive: Socrate poteva scegliere tra bere la cicuta o l’esilio. Bevve la cicuta; fu autodeterminazione. Dalla conferenza stampa tenuta da Hollande martedì scorso molti, a partire dai telegiornali italiani, hanno preso solo i (pochi) riferimenti alla piccante storia di letto. Ma il presidente francese ha fatto annunci molto importanti, anche sul tema di cui parliamo oggi. Senza mai pronunciare la parola “eutanasia” ha precisato come intende mantenere una sua promessa elettorale: una legge che «in un quadro severo» permetta a soggetti maggiorenni, malati di malattia incurabile che provochi sofferenze fisiche o psicologiche intollerabili, di chiedere la fine d’ogni terapia. In poche parole: “il diritto di chiudere la propria vita nella dignità”. Così dovrebbero agire i responsabili di governo liberi da vincoli, preoccupati solo di alleviare il più possibile quel passo estremo verso il nulla.””

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