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Quelle pillole antidolorifiche sono la nuova droga dei disperati africani

Si aggirano per le strade nere di fango, detriti e sporcizia con l’aria di chi non conosca l’uscita. Hanno gli occhi rossi, lo sguardo spento, a tratti cadono o tremano. Sono gli abitanti di Old Fadama, altrimenti conosciuta come la “Sodoma e Gomorra” di Accra, la capitale del Ghana, una baraccopoli da 50.000 abitanti. Sono tutti sotto l’effetto di medicinali che, usati in quantità, diventano droghe i cui effetti collaterali vanno da lievi sudorazioni fino alla morte.

Si tratta principalmente del Tramadol, un farmaco oppiaceo sintetico e antidolorifico, che può essere somministrato solo su prescrizione medica, e della codeina, un alcaloide che si trova naturalmente nell’oppio e si usa come analgesico soprattutto in forma di sciroppo per la tosse. Insieme sono diventati la piaga dell’Africa Occidentale, i nemici numero uno da combattere per riportare gli uomini, le donne e i bambini che ne fanno uso ad essere “produttivi”.

In soli due stati della Nigeria, Kano e Jigawa, secondo quanto diffuso già nell’ottobre del 2017 dal Senato nigeriano, circa 3 milioni di bottiglie di codeina venivano consumate ogni giorno. Il ministero federale della Sanità nigeriano, inoltre, dopo la diffusione di un documentario della BBC dal titolo Sweet Sweet Codeine, lo scorso 2 maggio, ha annunciato un divieto di importazione e produzione di sciroppo per la tosse basato sulla codeina. 

Non meno grave si sta rivelando il problema nel vicino Ghana. Qui, a due passi dal Korle Bu river, che divide in due la baraccopoli e trasporta al mare un liquido denso e nero, carico di rottami di ogni genere che fra i fumi di mille fuochi accesi per bruciare plastica, gomma, rifiuti, rende questo paesaggio l’anticamera di un inferno, incontriamo James, 30 anni, la passione per la boxe e un “lavoro” da pusher di tramadolo, codeina e marjuana. Una pasticca da 220 mg la vende a 1 ghana cedi (20 centesimi di euro). Poco ma non così poco in un luogo dove si vive con 5 ghana al giorno, pari a meno di un euro. 

“Qui – spiega James –  il 90% della popolazione o si prostituisce o vive di espedienti, piccoli furti, lavoretti illegali e tutti usano o vendono le pasticche”. Mentre parliamo con James, al riparo da occhi indiscreti dietro alla bancarella di una donna velata che vende carte telefoniche e gomme da masticare, si avvicinano altri due ragazzi. Sam, 26 anni, capelli rasta, denti rovinati da 8 anni di abuso di pillole e Francis, che lavorava in una compagnia di assicurazione poi fallita e che oggi non può fare a meno della sua dose di tramadolo giornaliera. “Un futuro? Non lo abbiamo”. “Qui non entra neanche la polizia”. 

Arrivati da ogni parte del Ghana i ragazzi di questa baraccopoli che sentono di non avere futuro, hanno però dei sogni. James tira di boxe, non ha un trainer o una gym dove allenarsi, ma le due pasticche di Tramadol che prende ogni giorno da quando aveva 15 anni, lo aiutano a tirare avanti per l’intera giornata pensando alla figlia di 6 anni che ha mandato a vivere con la nonna. Francis vuole creare una Ong che si occupi di loro, i ragazzi di Sodoma e Gomorra. 

Poco distante da Old Fadama, incontriamo Qwesi che spiega di essersi avvicinato allo Tramadol a causa di una ferita, “ma ho amici che lo usano per altri motivi come il sesso, rubare, picchiare”. “Io lo uso per lavorare, se non ho il Tramadol in corpo non ce la faccio a spingere la carriola carica di pesi”. A raccontare come e perché hanno iniziato a usare il Tramadol, sono due abitanti di Jamestown, quartiere storico di Accra che si estende sulle rive dell’oceano Atlantico, in una zona dove anticamente partivano gli schiavi per le Americhe e che ora è feudo di piccoli pescatori e venditrici al dettaglio. In questa area, come in altre dove ci sono mercati rionali e assembramenti di persone, gli spacciatori nascondono le pillole in borsoni neri o dentro pacchetti di sigarette che espongono agli angoli delle strade. A vendere in Jamestown è un uomo alto, un rasta, che non sembra avere difficoltà ad accedere alla merce. Sia lui che James la comprano in farmacia con l’aiuto di impiegati conniventi. 

Il governo del Ghana, grazie anche a una vasta campagna stampa, si è accorto del problema. Recenti indagini hanno mostrato che l’abuso di sciroppo o pillole di tramadolo ha ucciso più persone dell’eroina e della cocaina. Ciò ha suscitato preoccupazioni e l’Autorità alimentare e farmaceutica del paese ha programmato di unire le forze con un certo numero di agenzie del settore per frenare l’ingresso illegale, la distribuzione e la vendita di tramadolo. Questa sostanza, per lo più prodotta in India, entra spesso illegalmente e le farmacie, pur avendo il divieto di venderlo senza prescrizione, lo trattano come farmaco da banco.

L’ufficio delle Nazioni Unite contro la droga e il crimine (UNODC) già un anno fa dal Senegal aveva messo in guardia la comunità internazionale sulle implicazioni dell’uso non medico del tramadolo sulle economie e la sicurezza dell’Africa occidentale, in particolare nella regione del Sahel e i suoi più ampi legami con la lotta globale contro il terrorismo e la criminalità organizzata transnazionale. Pierre Lapaque, Rappresentante regionale dell’UNODC nell’Africa occidentale e centrale, a febbraio 2017 da Dakar aveva lanciato un primo allarme.

“L’aumento del consumo di tramadolo – aveva detto – e della tratta di esseri umani nella regione è serio, preoccupante e deve essere affrontato il prima possibile. Non possiamo permettere che la situazione diventi più fuori controllo”.

In base all’ultimo rapporto mondiale sulla droga dell’UNODC, i sequestri annuali di tramadolo nell’Africa sub-sahariana sono aumentati da 300 kg nel 2013 a oltre 3 tonnellate nel 2017.  Secondo ulteriori informazioni ottenute dall’UNODC, vi sono indicazioni che il tramadolo, prodotto principalmente nel Sud dell’Asia è introdotto di contrabbando attraverso il Golfo di Guinea da reti criminali organizzate transnazionali, verso aree del Sahel parzialmente controllate da gruppi armati e organizzazioni terroristiche.

Alla fine di settembre 2017, oltre tre milioni di compresse sono state sequestrate in Niger, erano imballate in scatole con il logo delle Nazioni Unite e venivano trasportate su un pick-up che si dirigeva dalla Nigeria al Mali settentrionale. Il problema è ormai evidente, le piccole pasticche dall’aria innocente stanno lasciando un segno, non solo sulle labbra e sulle lingue colorate di blu di chi ne abusa, ma nel cuore stesso di questi paesi dove vengono prese per avere il coraggio di entrare in gruppi estremisti, come solo per riuscire a trascorrere la giornata senza pensare. Statistiche sulle morti ancora non ce ne sono ma presto anche i numeri ufficiali imporranno ai governi di agire seriamente per affrontare il problema. 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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