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Quelle porte che il Sinodo lascia aperte

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Il nodo dei divorziati risposati(©LaPresse) Il nodo dei divorziati risposati.

Andrea Tornielli –
Città del Vaticano –

La maggioranza dei padri che partecipano al Sinodo sulla famiglia condividono l’impostazione dell’esortazione «Evangelii gaudium» di Papa Francesco. E condividono anche l’approccio della misericordia e dell’accompagnamento per le famiglie in difficoltà e «irregolari», invitando a continuare studiare la possibilità di riammettere, in determinati casi e a certe condizioni, i divorziati risposati ai sacramenti.

 

È quanto emerge dalla lettura delle dieci sintesi che riportano fedelmente il dibattito avvenuto nei circoli minori del Sinodo divisi per lingue. Non sono da attendersi soluzioni rapide, clamorose aperture, né tantomeno cambi dottrinali. Tutti hanno chiaramente affermato di non voler mettere in discussione l’indissolubilità del matrimonio. Ma, al di là di una minoranza che si è fatta molto sentire (quella che, servendosi di alcune sponde mediatiche è all’origine delle fantasie sul Sinodo «pilotato» o «censurato»), sembra proprio esserci da parte di moltissimi padri sinodali, pastori a contatto in tutto il mondo con la realtà concreta delle famiglie e dei loro drammi, la volontà di mantenere aperta una porta su questo tema.

 

Si sono espressi chiaramente per il sì a mantenere aperta la questione i tre circoli di lingua italiana, un circolo di lingua inglese, un circolo di lingua spagnola, mentre uno dei circoli di lingua francese ha riportato le due diverse posizioni. Altri due circoli, di lingua inglese e di lingua spagnola, non hanno citato il tema, non chiudendo dunque a possibili approfondimenti. A esprimersi in modo esplicito contro l’ipotesi aperturista sui divorziati risposati, sono stati un circolo inglese (quello che aveva per relatore il cardinale americano  Raymond Leo Burke, notoriamente contrario) e un circolo spagnolo.

 

«Rispetto alla riammissione ai sacramenti della penitenza e dell’eucaristia, i padri del circolo (Italicus A), pur sensibili alla problematica, propongono che l’argomento sia ristudiato alla luce del n. 84 della Familiaris Consortio al fine di precisare eventuali condizioni diverse dalla disciplina attuale».

 

Anche Circolo Italicus B sull’argomento ha chiesto di procedere senza fretta, con «un necessario approfondimento in grado di coinvolgere esperti della materia», anche per quanto riguarda le proposte di «percorsi penitenziali» e per una «corretta disamina della prassi propria delle Chiese ortodosse». Lo stesso circolo ha ribadito la necessità di evidenziare che «siamo sempre dinanzi a uno sviluppo progressivo della dottrina» e che questo «è garanzia per la pastorale, perché rimane dinamica e non cede alla tentazione di iniziative che, per dirla con Papa Francesco, esprimono un’accidia pastorale».

 

Della necessità di un «linguaggio nuovo e incoraggiante» parla il Circolo Italicus C, che scrive: «Rispetto alle situazioni oggettive di peccato, gli stessi padri, senza venir meno l’annuncio della verità, muovono dalla convinzione che il Vangelo della misericordia sia una parte imprescindibile integrante della verità stessa e, di conseguenza, non possa essere ridotto all’osservanza di un mero atteggiamento pastorale sulle persone». Sull’accesso dei divorziati risposati ai sacramenti «il circolo ha votato una proposta, approvata per maggioranza dei voti, che apre tale possibilità in condizioni precise ed in momenti definiti della vita ecclesiale e familiare, valorizzando il significato dell’eucaristia come sacramento per la crescita della vita cristiana, tenendo ferma la dottrina sull’indissolubilità matrimoniale».

 

Il Circolo anglicus A si è espresso in modo contrario alla riammissione ai sacramenti, ma ha convenuto sulla necessità di un approccio più positivo, accogliente e coinvolgente di queste persone circa la loro «unione con Cristo attraverso altri mezzi».

 

Il Circolo anglicus B ha affermato che non si tratta di «produrre nuovi documenti o di ripetere semplicemente l’insegnamento di Gesù, ma di cercare e trovare linguaggio che possa aiutare gli uomini e le donne, e specialmente i giovani del nostro tempo ad aprire i loro cuori e le loro menti al Vangelo della famiglia». E dopo aver chiaramente riaffermato la dottrina dell’indissolubilità, «raccomanda l’esame di possibili percorsi penitenziali e di discernimento, attraverso i quali, in particolari circostanze, una persona divorziata e risposata possa partecipare ai sacramenti».

 

Il Circolo anglicus C scrive che il documento finale del Sinodo «deve esprimere positivamente l’amore della Chiesa per tutte le persone», un amore che «accoglie i peccatori». Mentre il Circolo ibericus B scrive che i «pastori e gli esperti di teologia e di diritto dovranno giungere a proposte più chiare sul tema di un’eventuale ammissione dei divorziati risposati alla comunione eucaristica».

 

Il Circolo gallicus A ritiene di «non cambiare la dottrina della Chiesa sull’indissolubilità del matrimonio e sulla non ammissione dei divorziati risposati ai sacramenti», ma di «applicare questa dottrina della Chiesa alle situazioni diverse e dolorose della nostra epoca con una rinnovato atteggiamento di compassione e di misericordia verso le persone». Il Circolo gallicus B, infine, riferisce della posizione di alcuni dei suoi padri in favore del mantenimento della disciplina attuale, e di quella di altri che propongono invece di adottare «un’altra disciplina, ma a delle condizioni ben precise».

Fonte

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