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Quello di Yulia Skripal alle autorità russe è in realtà un messaggio in codice?

Grazie ma non abbiamo bisogno del vostro aiuto: la figlia dell’ex spia russa Sergei Skripal ha scritto in una lettera che vuole tornare a casa, ma tra le righe potrebbe esserci un messaggio rivolto direttamente alle autorità russe. Yulia, 33 anni, era stata vittima il 4 marzo di un avvelenamento da gas nervino, utilizzato contro lei e il padre. L’episodio si è verificato a Salisbury, Regno Unito, dove l’ex agente dell’Fsb – i Servizi federali per la sicurezza della Federazione russa – viveva da quando era stato decommissionato con l’accusa di aver collaborato con i rivali britannici.

“Il fatto che sia stato utilizzato un agente nervino per fare questo è scioccante”, ha dichiarato Yulia Skripal in una lettera scritta a mano e pubblicata da Reuters. “La mia vita è stata messa sottosopra”. La ragazza è stata dimessa dall’ospedale di Salisbury cinque settimane fa, per poi essere alloggiata in un luogo segreto nel quale gode della protezione del Governo britannico. “Mentre cerco di venire a patti con i devastanti cambiamenti che mi hanno colpito sia fisicamente che emotivamente, faccio un passo alla volta e cerco di prendermi cura di mio padre fino a quando non sarà completamente guarito”, si legge nella lettera. “A lungo termine spero di tornare a casa nel mio paese”.

“Sono grata per le offerte di assistenza da parte dell’Ambasciata Russa. Ma al momento non desidero avvalermi dei loro servizi”, scrive Yulia Skripal. Ma quella che sembra essere una frase di circostanza, in realtà potrebbe rivelare un messaggio preciso alle autorità a Mosca. “Questa lettera sembra un avviso, ma anche un messaggio di riappacificazione”, ha spiegato ad Agi Paolo Salvatori, ex-spia dell’Agenzia informazioni e sicurezza esterna italiana, nonché autore del libro Spie? L’Intelligence nel sistema di sicurezza internazionale. “Tanto di questo mondo si riduce a una rappresentazione, così l’episodio di Salisbury potrebbe essere un avviso da parte della Russia ai servizi britannici, che sembrerebbero molto attivi intorno a Mosca. Nel nostro campo quello che è successo in Inghilterra è un chiaro esempio di ‘spy warfare’ [guerra di spionaggio, ndr] – continua Salvatori -, e anche se può sembrare una vicenda intricata, emerge l’intenzione di mandare un messaggio: ‘Possiamo agire ovunque, non avvicinatevi troppo’”.

Il gas utilizzato per compiere l’attentato potrebbe essere il Novichok, agente chimico storicamente prodotto dalla Russia. Nononstante Mosca abbia respinto le accuse, sostenendo la tesi secondo la quale le analisi effettuate sarebbero state manomesse, Washington ha espulso sessanta diplomatici russi. Pochi giorni prima Londra aveva fatto lo stesso espellendone ventitré. In risposta all’azione diplomatica intrapresa dai due Paesi, la Russia ha espulso un numero equivalente di rappresentanti americani e britannici. 

Articolo originale Agi Agenzia Italia

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