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Chiamiamolo Monti vendotutto

Critiche laiche

Circa 370 miliardi di euro di immobili. Nonostante le privatizzazioni degli anni 90, il patrimonio dello Stato è un serbatoio cui attingere per ridurre il debito pubblico.


martedì 7 agosto 2012 01:18


Chiamiamolo Monti vendotutto

Il governo più delegittimato della storia repubblicana ha annunciato un piano di dismissioni per fare cassa.
Ovviamente lo fa con il solito linguaggio incomprensibile ai più; infatti da Berlino, alla consegna del Responsible Leadership Award, Mario Monti dichiara: «Abbiamo predisposto veicoli, fondi mobiliari e immobiliari, attraverso i quali convogliare in vista di cessioni, attività del settore pubblico, prevalentemente a livello regionale e comunale». Siccome non ci ha capito niente nessuno, SuperMario precisa meglio: «Non solo non escludiamo la cessione di quote dell'attivo del settore pubblico, ma la stiamo preparando e presto seguiranno degli atti concreti».

Insomma, si sta preparando la cessione di quei servizi pubblici locali e municipalizzate che hanno sul mercato valutazioni piuttosto vantaggiose. Il trionfo di decenni di cultura e pratica della privatizzazione selvaggia di tutto ciò che è patrimonio comune, nell'ottica di svendere la parte buona della società e passarla nelle mani dei soliti speculatori.
Nel frattempo molti piccoli comuni, strangolati dai tagli, vendono il loro patrimonio immobiliare. È il caso di Basiglio (Milano), che inizia vendendo gli alloggi comunali destinati alle famiglie in difficoltà e preannuncia che sono a rischio trasporto pubblico, mensa scolastica, asilo nido, assistenza ai disabili e fondi per i servizi sociali. Ecco dove colpisce la Spending Review.
Vendere i gioielli di famiglia quando si hanno dei debiti poteva andare bene per la mia povera nonna, non per un governo di tecnici dal quale ci si aspetta una soluzione più articolata di un "vendo tutto".

Lorenzo Lugli, LucidaMente

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