Ergastolani, il diritto alla continuità dei percorsi rieducativi
Critiche laiche
In barba ai percorsi rieducativi iniziati e ora interrotti, a Spoleto è stata trasferita la sezione ergastolani. Un appello dell'associazione che da anni li segue.
lunedì 6 agosto 2012 00:08

Venendo a conoscenza dell'improvviso trasferimento della sezione AS1 degli
ergastolani di Spoleto, la Comunità Papa Giovanni XXIII, fondata da Don Oreste
Benzi, esprime il proprio disappunto per tali spostamenti.
La nostra Comunità incontrava settimanalmente questi detenuti da più anni, per
un sostegno sia personale che nella lotta collettiva contro la pena dell'ergastolo.
Questi trasferimenti tradiscono la funzione rieducativa della pena, stabilita
dall'art. 27 della Costituzione, e appaiono come un segno del carattere punitivo-vendicativo della pena in Italia, perché provocano interruzioni forzate dei percorsi
rieducativi iniziati e delle relazioni familiari createsi negli anni.
Esprimiamo solidarietà alle persone detenute e alle loro famiglie che hanno subito
questi trasferimenti, auspichiamo che tale interventi non vengano più applicati e
crediamo invece che sia necessario riformare il sistema penitenziario per mettere
al centro la persona e l'azione di recupero per il suo reinserimento nella società.
«L'uomo non è il suo errore», come diceva Don Oreste Benzi: la società civile ed
ecclesiale ha il dovere di fare tutto il possibile per realizzare il recupero della
persona che ha sbagliato, perché solo così possiamo creare una società nuova che
crede nell'uomo.
Giovanni Paolo Ramonda, Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII
Original Article >> http://cronachelaiche.globalist.it/Detail_News_Display?ID=31793&typeb=0
| < Prec. | Succ. > |
|---|




